AFFIDAMENTO DEI PASCOLI E MAFIE, IL GOVERNO INTERVIENE SULLA LEGGE DELLA REGIONE ABRUZZO


L’AQUILA – Una norma controversa, a tal punto da obbligare all’intervento del Governo e da sollevare un polverone in Regione, spaccando persino l’opposizione.

Si può riassumere così la discussione su un articolo riguardante l’affidamento dei terreni di pascolo in Abruzzo, contenuto nella legge regionale numero 9 dello scorso 6 aprile, contenente le misure a sostegno di economia e lavoro connesse all’emergenza Covid.

La questione tocca i pascoli abruzzesi, l’affidamento dei terreni, le potenziali entrate per i piccoli comuni delle aree interne e, non ultimo, la mafia dei pascoli, tema sollevato da Virtù Quotidiane ormai tre anni fa e col tempo finito sui tavoli di alcune redazioni di media nazionali e di istituzioni locali.

Tentiamo di spiegare con la massima semplicità possibile cosa sta succedendo nella Regione Abruzzo.

All’articolo 9 della legge regionale viene stabilito, in sostanza, che le terre a uso civico debbano essere conferite prioritariamente a persone o società residenti nel comune (o nei comuni confinanti) in cui i terreni si trovano.

Una volta soddisfatto questo bisogno, se ci saranno terreni di pascolo eccedenti verranno assegnati senza gara ai residenti dei comuni della provincia e della regione. Se a quel punto ci saranno terreni ancora non assegnati, i Comuni – o le amministrazioni separate degli usi civici, come nel caso dei territori più estesi come L’Aquila – potranno indire una gara pubblica nazionale per l’assegnazione dei terreni.

La legge è voluta dalla Lega e dal suo assessore all’agricoltura, Emanuele Imprudente, in continuità con lo slogan “prima i pastori abruzzesi”. La priorità dell’affidamento ai pastori locali viene giustificata anche nella volontà di arginare il fenomeno della mafia dei pascoli, che vede società (principalmente del nord Italia) intestare i terreni a società di comodo o prestanome, o affittarli a costi proibitivi ai pastori locali, non allo scopo del pascolo, bensì con l’obiettivo di dimostrare sulla carta l’allevamento e intascare gli ingenti finanziamenti europei per l’agricoltura, attraverso le agenzie ministeriali.

Si tratta di un giro di centinaia di milioni di euro l’anno, come è emerso anche nel gennaio scorso, grazie a una vasta operazione antimafia contro i clan dei Nebrodi nel messinese.

Per questi motivi le disposizioni sull’agricoltura decise dal governo regionale di Marco Marsilio sono piaciute per una volta anche all’opposizione. Il Partito democratico, per esempio, ha dimostrato apprezzamento per la norma attraverso la sua responsabile regionale antimafia, Teresa Nannarone.

Il consigliere regionale di opposizione Americo Di Benedetto, invece, è di tutt’altra opinione. Per questo ha recentemente presentato un emendamento alla norma dove, in poche parole, da un lato si conferma la volontà di dare priorità ai residenti del Comune di cui fanno parte i terreni oggetto dell’affidamento.

Dall’altro non si apre all’assegnazione diretta ai residenti dei pastori della provincia o del resto dell’Abruzzo, ma si propone che l’affidamento sia oggetto di gara pubblica “in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto tra il prezzo offerto e le misure proposte per lo sviluppo locale, la gestione ecocompatibile del territori montano, la salvaguardia, la valorizzazione dell’ambiente e il benessere degli animali”.

I cambiamenti più importanti sono tutti contenuti nelle proposte di modifica alle lettere D e E dell’articolo 9 della legge di aprile.

“Quella norma all’interno della manovra regionale Covid è stata inserita nottetempo, senza alcun parere di legittimità – afferma Di Benedetto al taccuino di Vq – ho la sensazione che sia stata fatta con la consapevolezza che sarebbe stata osservata dal Governo, perché è chiaro che violi la riforma sugli usi civici, i principi del demanio collettivo e quelli sulla concorrenza dell’Unione Europea”.

Per il consigliere bisognerebbe amministrare con il “principio di governo”, e non con il “principio di consenso”, che userebbe la Lega proponendo norme “demagogiche” che già sa che verranno bocciate per incompatibilità con altre norme.

“Gli usi civici sono destinati a chi quel territorio lo vive, perciò nell’emendamento ho mantenuto l’affidamento al comune di residenza e ai comuni limitrofi. Non si possono affidare direttamente terreni collettivi a chi con quel territorio non c’entra nulla, sia abruzzese o di fuori regione. La mafia si combatte con i controlli e con il supporto agli allevatori veri, affinché possano essere aiutati nelle pratiche per i finanziamenti europei, gli stessi di cui usufruiscono solo le società del nord, comprese quelle di comodo”, afferma laconico.

La sua proposta per il ritorno immediato ai bandi pubblici nazionali per l’affidamento dei terreni di pascolo è stata sostenuta, attraverso una lettera congiunta resa pubblica ieri, da ben 22 sindaci dei maggiori Comuni del comprensorio aquilano, della Valle Subequana e della Valle Peligna – da Castelvecchio Subequo a Campotosto, passando per Rocca di Mezzo e Barisciano – oltre che da cinque presidenti delle maggiori amministrazioni degli usi civici dell’Aquila.

Per i sindaci la legge regionale non arginerebbe affatto il fenomeno della mafia dei pascoli, perché l’obbligo di concedere senza gara d’appalto i terreni ai residenti della regione – una volta esaurite le richieste dei residenti di comune e provincia – non fermerà gli speculatori, l’utilizzo di società di comodo e prestanome, con l’unico effetto di “impoverire i bilanci dei Comuni”, che riceverebbero un danno dalla mancata gara d’appalto.

In altre parole, l’affidamento diretto a una persona o società proveniente da un territorio seppur abruzzese, ma comunque estraneo a quello del terreno oggetto dell’assegnazione, non arginerebbe il fenomeno di società di comodo e dei prestanomi, i metodi con cui le società del nord Italia, che nulla hanno a che fare con l’allevamento, si accaparrano ai limiti della legge i terreni collettivi con il fine di incassare i finanziamenti europei.

La questione è meno tecnica e più politica di quel che sembra, tanto che, a quanto si apprende, stamane il Ministero dell’agricoltura avrebbe depositato in Regione un documento in cui si chiede all’ente di cambiare sostanzialmente la norma, in quanto sarebbe incostituzionale.

Un avvertimento alla giunta Marsilio, prima dell’eventuale impugnazione della legge, giunto probabilmente anche su sollecitazione degli allevatori pugliesi, che nei giorni scorsi si erano detti scettici.

La vicenda è importante per le comunità, perché riguarda il futuro del pascolo in regione, delle casse nei piccoli comuni e delle penetrazioni della criminalità organizzata nei territori dell’Abruzzo montano.

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