ALLARME PROCESSIONARIA NEI PARCHI, “ENTI INADEMPIENTI SU DISINFESTAZIONE”
L’AQUILA – Con i primi tepori primaverili ritorna l’allarme processionaria nelle aree verdi pubbliche. Un’emergenza sottovalutata per la quale già lo scorso anno, all’Aquila, un bambino che stava giocando al parco del Castello era finito al pronto soccorso con una grave reazione urticante.
I peli velenosi dell’insetto allo stato larvale sono infatti pericolosi sia per gli animali, cani e gatti, che per gli esseri umani, in particolare i bambini con la cute più sensibile di un adulto.
I primi avvistamenti di stagione, rimbalzati in rete sulle pagine social dei più informati sul tema, riguardano la pineta del parco del forte spagnolo ma anche altre aree verdi pubbliche molto frequentate.
Si tratta infatti di un insetto appartenente alla famiglia dei lepidotteri che, prima di trasformarsi in innocua farfalla notturna, nidifica proprio sui pini e qualche quercia. Dal bozzolo, ricoperto di una sostanza bianca ovattata, simile ad una ragnatela, con le prime giornate di caldo, escono fuori le larve, piccoli bruchi pelosi che cammino appunto in processione.
Non tutti sanno che c’è una legge per cui è in vigore un obbligo di bonifica. La disinfestazione contro la processionaria nelle aree verdi pubbliche è obbligatoria in Italia da quasi vent’anni con decreto ministeriale del 17 aprile 1998 (Gazzetta ufficiale 1 giugno 1998, n. 125).
“Gli accertamenti fitosanitari per individuare le zone a rischio – si legge all’articolo 2 del decreto – devono essere effettuati annualmente dai servizi fitosanitari regionali nel territorio di competenza, avvalendosi della collaborazione del Corpo forestale dello Stato”. E poi ancora, all’art.3, che “il servizio fitosanitario regionale, qualora ne venga a conoscenza, comunica la presenza del fitofago al sindaco e stabilisce le modalità di lotta più opportune. Gli eventuali interventi di profilassi disposti dall’autorità sanitaria competente dovranno essere effettuati secondo le modalità concordate caso per caso con il servizio fitosanitario nazionale”.
Inoltre, in caso di avvistamento bisognerebbe allertare il Comune di riferimento ma a L’Aquila, una città che della prevenzione dovrebbe fare il suo manifesto, il problema sembra evidentemente sottovalutato.
“La larva della processionaria con i suoi peli sottili può provocare reazioni allergiche banali, limitandosi ad una manifestazione di tipo eritematoso o irritativo, comunque molto fastidiosa e con effetti che possono durare a lungo – spiega a Virtù Quotidiane il dermatologo Giancarlo Torlone – ma anche reazioni di tipo orticarioide o allergico molto gravi, come lo shock anafilattico,addirittura letali. Sono chiaramente diverse da persona a persona le risposte al contatto, alcuni individui sono più predisposti di altri. C’è una liberazione di istamina che può essere più o meno intensa a seconda dei casi”.
“Le reazioni poi dipendono dalla zona interessata, dal contatto più o meno prolungato con la sostanza, dalla quantità dei sottilissimi filamenti a contatto con la pelle. Il contatto con occhi e mucose, ad esempio, può essere più pericoloso”.
“La cosa migliore da fare in seguito al contatto – aggiunge Torlone – è lavare abbondantemente la parte interessata per rimuovere questi minuscoli aculei che rimangono attaccati alla pelle. A livello farmacologico sono necessari cortisonici e antistaminici per via generale nei soggetti allergici ma anche per una terapia localizzata le pomate devono essere al cortisone”.
In base alla legge in vigore il medico dermatologo analizza diverse possibilità di intervento indicando la migliore nella “lotta biologica, definita così anche a livello ministeriale, ovvero l’aggressione alla processionaria da parte di altri organismi che ne debellano la nidificazione”.
“Un’intervento che gli enti competenti dovrebbero affidare alle aziende specializzate nel settore – spiega Torlone – Un’azione massiva di antiparassitari in zone frequentate da bambini non è salutare, bisognerebbe rimuovere fisicamente i nidi ma anche questa operazione, non facile, andrebbe eseguita in modo professionale, e non improvvisato, al riparo dalle possibili conseguenze pericolose che la raccolta potrebbe causare”.
“È un insetto altamente nocivo sia per gli animali che per le persone – spiega a questo giornale la veterinaria Cristiana Graziani – Per gli animali il rischio è maggiore soprattutto per i cani che hanno l’abitudine di annusare a terra. I bruchi si addensano in un gomitolo rilasciando una sostanza che prima determina il rigonfiamento del muso e della lingua e poi degenera in necrosi. La necrosi causa il collasso del sistema vascolare della lingua dell’animale provocandone anche la morte”.
“Non è semplice per il proprietario di un cane accorgersi subito dell’avvelenamento – precisa la Graziani – L’atteggiamento comportamentale del cane appare inizialmente irrequieto e quando subentra la patologia i sintomi sono simili a quelli di un avvelenamento vero e proprio, bava alla bocca e conati di vomito. Per tamponare gli effetti del veleno, nell’ambito di un immediato soccorso in attesa dell’intervento del veterinario, può essere utile bagnare la necrosi con acqua e bicarbonato, utilizzando guanti in lattice, e posizionare il cane a testa in giù”.
“Come accade in molte altre città – aggiunge polemica la veterinaria – gli enti competenti dovrebbe passare in ricognizione almeno le aree verdi pubbliche con una equipe di esperti del settore ambientale per la disinfestazione preventiva a tutela delle persone e degli animali. Si parla sempre di prevenzione ma di fatto non si fa nemmeno per un fenomeno prevedibile come quello della processionaria che è risaputo si riproduce tra aprile e giugno e poi tra settembre e novembre. Le leggi vanno applicate”.
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