BLU: STORIA, IDENTITÀ E TRADIZIONI AL TEMPO DEI SOCIAL


SULMONA – Si tratta di un fenomeno irreversibile, dicono gli esperti, che riguarda numerose aree del nostro paese e che non smette di allarmare: di spopolamento ormai si dibatte alacremente tra convegni, incontri e tavole rotonde, ma anche nelle piazze e nei bar, tra gente comune.

L’Abruzzo, regione massicciamente interessata dal fenomeno, non sembra farsi mancare nulla, né in termini di discussione né in quelli di emigrazione (sic!) e, specialmente in alcune aree della regione, le conseguenze di questo disagio sono sotto gli occhi di tutti e dunque impossibili da non notare.

La Valle Peligna, insieme anche alle valli limitrofe Subequana e del Sagittario, è certamente uno dei territori più colpiti da questo “esodo”, e la bella Sulmona (L’Aquila) distesa ai piedi del Morrone ma sempre più vuota, ne è forse l’immagine più emblematica.

Da sempre centro di riferimento per il territorio circostante, negli ultimi anni il capoluogo peligno non riesce più a nascondere le sue fragilità e così, spinte dal desiderio di reagire o di resistere, sono nate da diversi cittadini idee e realtà associative che tentano di trasformare il problema in una qualche possibilità di rinascita, o quantomeno, di riflessione.

“Blu nasce un po’ per caso ma non inconsapevolmente – raccontano Melissa Bozzolini e Serena Larosa, sulmonesi e ideatrici del progetto – quel che possiamo dire con certezza è che il nome scelto è un omaggio alla luce bluastra che investe le nostre montagne quando il sole è nascosto dietro di loro. Curiose e affascinate dai dettagli, ci siamo ritrovate due anni fa a chiacchierare sul senso di abbandono che si percepiva camminando lungo Corso Ovidio a Sulmona. Troppi erano i negozi sfitti e troppe le vetrine lasciate all’incuria del tempo così, quasi per gioco, abbiamo ipotizzato di dare un volto a ogni vetrina e far sì che ognuna potesse raccontare un mito delle Metamorfosi di Ovidio”.

“‘Artemecum’, questo è il nome che abbiamo assegnato alla nostra idea. Un neologismo non casuale ispirato alla formula ‘Vademecum’ e volto a sottolineare come l’arte possa offrire soluzioni ai problemi, l’arte come aiuto e speranza per il futuro. Questo progetto, diventato poi realtà grazie alla collaborazione dei cittadini, è stato l’inizio della nostra avventura. Ora siamo attive soprattutto sulle piattaforme social, lasciando ogni tanto delle pillole di informazioni e curiosità dedicate al nostro territorio, ma abbiamo anche in cantiere progetti che ci consentiranno presto di avere un contatto reale con le persone”.

Trovare Blu e seguire le sue attività è molto semplice: basta andare su Facebook o su Instagram e cercare il profilo social. Leggere gli aneddoti storici che di tanto in tanto Melissa e Serena mettono in rete è interessante, non solo per gli abitanti della zona.

“Blu non è solo una pagina Facebook o un profilo Instagram – precisano Melissa e Serena – anche se certamente in questo momento i social costituiscono il canale che più utilizziamo per comunicare e condividere i nostri contenuti e pensieri. I post di Blu raccontano la nostra storia, non solo quella che viviamo ma quella che appartiene al passato, un passato che è dentro di noi in quanto cittadini peligni. Nulla è casuale né a Sulmona né ovunque. Nomi delle strade, affreschi, urbanistica; tutto ha un perché, anche il nostro modo di essere così ‘cococciari’, come amano definirci i nostri vicini ‘di casa’. Raccontiamo anche antiche tradizioni, riportiamo a galla vicende passate, ricordiamo personaggi importanti per la città e per il territorio”.

“È importante scoprirci, conoscerci perché senza conoscenza non può esistere un amore incondizionato, non può esistere il rispetto. E Sulmona ha tanto bisogno di riscoprirsi. Per questo ad esempio abbiamo promosso una rubrica dedicata al dialetto, anche la nostra lingua è importante, tanto quanto l’italiano. Se continuiamo a perdere la nostra identità e continuiamo a disinteressarci di essa, cosa resterà di noi? Cosa resterà di Sulmona? Noi non siamo solo la città del confetto, nulla togliendo ai confetti, ma siamo molto di più, l’abbiamo solo dimenticato”.

Blu vuol farsi piattaforma di condivisione e diffusione culturale, per sulmonesi e non, che conoscono poco il loro passato o che, più semplicemente, non si sono mai domandati il perché di un certo nome o di una certa tradizione.

“Tutto ciò che è scritto sui nostri post – spiegano le ragazze – ha una fonte storica e documentabile, anche le storie più bizzarre e stravaganti. A Sulmona, fortunatamente, ci sono due posti unici che sarebbe bene tornare a frequentare: l’Archivio di Stato, che si trova in Viale Sant’Antonio accanto alla chiesa, e la Biblioteca Diocesana, all’interno del cortile della chiesa di Santa Chiara. È grazie a questi templi del sapere, e soprattutto alla professionalità e gentilezza del personale, che noi scopriamo volumi, libri e raccolte dedicate a Sulmona e, in generale, all’Abruzzo. Abbiamo la fortuna di avere un eccezionale direttore dell’Archivio di Stato, Roberto Carrozzo, un professionista, disponibile e, soprattutto, innamorato del suo lavoro, senza di lui molti dei nostri contenuti non sarebbero possibili”.

“Queste sono le realtà che la città dovrebbe valorizzare, far conoscere e soprattutto sostenere. A Sulmona vivono circa 20 mila persone, non c’è una biblioteca vera e propria e c’è solo una ‘vera’ libreria. Questi sono dati allarmanti che devono far riflettere e anche far intervenire”.

Se insomma si desidera che Sulmona e i suoi cittadini possano riiniziare a guardare al futuro in un’ottica meno pessimistica, secondo Melissa e Serena una delle strade più necessarie da seguire è quella culturale, legata alla riscoperta delle radici identitarie del luogo.

“Soltanto con la consapevolezza di ciò che si è, con la conoscenza dunque, si può davvero produrre cambiamento – affermano Melissa e Serena – forse, secondo noi, ancora più impellente della risoluzione della crisi economica è il bisogno di spogliarsi del meccanismo clientelare che costituisce la nostra suburra. Se non ci decidiamo, una volta per tutte, a superarlo allora sarà sempre più difficile vivere bene nei nostri territori. A nulla serviranno investimenti se questi escluderanno sempre e comunque qualcuno perché troppo scomodo, perché non dell’orientamento politico ‘giusto’ e perché non è amico di. Le persone saranno sempre scontente e il petulante malcontento, che ci caratterizza da anni, continuerà a ‘regnare’ sovrano”.

Possibilità di crescita, di cambiamento migliorativo, a patto che ci si liberi dagli errori soliti, tutti abbastanza simili e ricorrenti nel contesto della “provincia”. Non bastano gli eventi, le manifestazioni che sono comunque importanti: bisogna mutare prospettiva, accettare altri punti di vista anche quelli inediti, senza cercare di trovare soluzioni mettendo in atto sempre le solite strategie.

“È un peccato che i nostri territori siano così abbandonati – concludono Melissa e Serena – perché qui si vive così bene. Non sempre è possibile accorgersene, specie se si resta sempre inchiodati a questo posto, ma basta trascorrere fuori qualche anno e tornare, allora gli occhi ti si illuminano. La qualità della vita che offre la Valle Peligna potrebbero invidiarcela un po’ ovunque. Certo, c’è anche chi fa lavori che qui non potrebbe svolgere e abita altrove, ma basterebbe perlomeno offrire loro un motivo per tornare di tanto in tanto, non esclusivamente connesso ad esigenze familiari, insomma sarebbe già un grande traguardo. Coloro che vivono qui hanno fortune che spesso non sanno di avere. Poter tornare a casa a pausa pranzo, uscire in bicicletta per fare commissioni, poter fare la spesa al mercato e, ancora andare in montagna invece di rinchiudersi in un centro commerciale o dentro casa, poter sfruttare a pieno il proprio tempo Questi sono grandi se non enormi e rari vantaggi che dovremmo imparare ad apprezzare di più”.

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