BUSSI: TOTO RIPROPONE IL CEMENTIFICIO
MA IL COMUNE SI OPPONE ALLA CAVA


BUSSI SUL TIRINO – Un cementificio con annesso sito estrattivo e impianto di lavorazione degli inerti nel sito d’interesse nazionale di Bussi sul Tirino (Pescara).

Torna a proporlo la Toto Holding e il Comune si dice in parte favorevole, pur alzando un muro di fronte all’ipotesi di realizzare la cava.

La società che fa capo all’imprenditore abruzzese Carlo Toto, che ha più volte manifestato il proprio interesse a investire sull’area, in una nota inviata all’amministrazione guidata da Salvatore Lagatta, chiede di “poter organizzare un primo incontro” con il Comune, la Regione Abruzzo e eventuali ulteriori soggetti “al fine di poter approfondire tutti insieme se vi siano le condizioni e l’interesse per addivenire alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa finalizzato ad un successivo accordo di programma”.

“Un emissario di Toto ha parlato con me, sono stati fatti diversi incontri e mi ha presentato un progetto che avevano già presentato in passato”, spiega Lagatta, che fa notare come sia “paradossale” che “mentre parlavo con lui” Toto presentava due ricorsi al Tar del Lazio per chiedere l’annullamento della gara per la bonifica delle aree inquinate Solvay, il primo già respinto.

Il sindaco, che esorta l’imprenditore ha dare segnali “partendo dagli investimenti fattibili”, si dice pronto ad accogliere il cementificio ma determinato ad opporsi alla cava, sulla quale “c’è un parere della commissione Via della Regione che dice che non si può realizzare”.

“Non si può fare perché al di sotto c’è una riserva di acqua importante, secondo uno studio è addirittura la più grande riserva d’Europa – aggiunge il sindaco – Sarebbe opportuno iniziare a fare investimenti partendo dai conci (Toto ha proposto anche la realizzazione di uno stabilimento per la fabbricazione di grandi manufatti prefabbricati in cemento armato, ndr), dalla manutenzione dei carri ferroviari”.

“Dopodiché puoi proporre anche il cementificio – dice Lagatta – ma avendo in mente che non puoi fare la cava non so fino a che punto possa essere conveniente realizzare un cementificio”.

Il timore è anche quello che dietro al cementificio possa nascondersi un inceneritore, come avviene altrove.

C’è poi da trovare una soluzione per ottenere la superficie necessaria, visto che i 9 ettari oggetto della bonifica a cui punta Toto non sarebbero sufficienti ad ospitare un impianto per la produzione del cemento.

“Si dovrebbe individuare un altro terreno – spiega Lagatta – Todisco potrebbe mettere a disposizione parte della sua area, visto che ne sta occupando meno di quella che ha acquisito, ma è un discorso che Toto deve intraprendere con Todisco”.

Ancora al palo, intanto, la gara per la bonifica, bandita dal commissario Adriano Goio nel dicembre 2015 e non ancora espletata. Nonostante i solleciti ufficiali del Ministero dell’Ambiente, infatti, ancora non si riunisce la commissione aggiudicatrice che deve stabilire a chi affidare i lavori da circa 50 milioni di euro tra i cinque raggruppamenti di imprese che hanno partecipato.

“Temo che quei cinquanta milioni scompaiano, e che invece che per la bonifica servano per pagare i danni di eventuali ricorsi”, ripete Lagatta, da sempre preoccupato del futuro del risanamento ambientale e della reindustrializzazione. (m.sig.)

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