CALO DI CONSUMI E CALDO MINANO IL SAUTÉ DI COZZE


ROMA – Il calo dei consumi di pesce, la chiusura dei ristoranti per il prolungarsi dell’emergenza sanitaria e le alte temperature primaverili potrebbero mettere a repentaglio quest’anno impepate e sauté di cozze, tra i prodotti più amati degli italiani.

Le produzioni degli allevamenti, infatti, stanno raggiungendo velocemente la taglia commerciale, ma le vendite di pesce stentano a ripartire, essendo un prodotto che si mangia solitamente fuori casa e gli operatori temono il peggio.

E questo praticamente negli impianti di mitilicoltura un po’ di tutta Italia, dall’Emilia Romagna al Veneto, dalla Campania alla Puglia alla Sardegna, ma anche al Lazio. Un male, quello dei consumi ittici rallentati, che tocca anche altre specie di stagione, come le acciughe pescate con le lampare lungo le coste di Liguria, Toscana e Sicilia o le seppie catturate con le nasse.

A soffrire sono proprio le produzioni stagionali tipiche di questo periodo primaverile che quest’anno potrebbero rimanere al palo, come sottolinea la Fedagripesca-Confcooperative all’Ansa.

Un settore forte, quello della mitilicoltura, dove l’Italia produce oltre 63 mila tonnellate di cozze all’anno, coprendo i due terzi della produzione comunitaria. Un comparto che vanta anche la cozza dop veneta di Scardovari.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2022