Cronaca 20 Ott 2026 06:59

La mixology riscopre la semplicità e i sapori del territorio: da Trapani il viaggio nella nuova cultura del cocktail

La mixology riscopre la semplicità e i sapori del territorio: da Trapani il viaggio nella nuova cultura del cocktail
Salvatore Costa, Luca Picchi e Francesco Strazzera

TRAPANI – Dall’alchimia medievale ai cocktail contemporanei, passando per la ricerca delle materie prime, l’evoluzione del gusto e l’arte dell’ospitalità. Il mondo della miscelazione ha una storia lunga secoli, fatta di sperimentazioni, intuizioni e contaminazioni culturali.

Raccontarla e avvicinare il pubblico a una maggiore consapevolezza del bere è l’idea da cui nasce “Viaggio di Spirito”, la prima rassegna interamente dedicata alla mixology e alla cultura liquida, che si è svolta recentemente a Trapani.

Un progetto ideato da Francesco Strazzera e Salvatore Costa, che ha riunito bartender, produttori e professionisti del settore tra incontri, masterclass e degustazioni. Al centro, il cocktail inteso non soltanto come prodotto da consumare, ma come espressione di conoscenza, tecnica e creatività. E mentre il settore riscopre la semplicità e le materie prime del territorio, cresce l’interesse per le proposte a bassa o nulla gradazione alcolica.

Francesco Strazzera, partiamo dal nome della rassegna. Che cosa significa fare cultura attraverso la mixology?

Viaggio di Spirito nasce dal desiderio di divulgare l’arte di preparare un cocktail, raccontandone soprattutto la storia. Abbiamo installato lungo le vie del centro storico alcuni totem che ripercorrevano circa mille anni di evoluzione, dall’alchimia e dalle prime pratiche legate all’alcol fino alla miscelazione moderna. Volevamo far comprendere che dietro uno spirit o un cocktail c’è un patrimonio di conoscenze. Inizialmente l’alcol era utilizzato anche per scopi medicinali, poi è diventato materia di ricerca sul gusto. Già nell’Ottocento i bartender studiavano meticolosamente ingredienti ed equilibri. Oggi quest’arte si esprime attraverso tecniche sempre più raffinate, ma anche nella capacità di accogliere il cliente e offrirgli un’esperienza.

Perché avete scelto proprio Trapani?

Perché è la nostra città, il luogo in cui siamo nati e lavoriamo. Ma anche perché crediamo che questo territorio abbia bisogno di una maggiore consapevolezza della cultura del cocktail. Esiste un pubblico sempre più curioso, anche se ancora limitato, e ci sono professionisti che hanno bisogno di nuovi stimoli. A volte i bartender si scoraggiano perché pensano che il loro impegno e la loro ricerca non vengano compresi dai clienti. Volevamo creare un’occasione di confronto e crescita per entrambi.

Qual è stato il risultato più interessante di questa prima edizione?

Le masterclass hanno offerto momenti di formazione importanti, dalla distillazione alla storia dei prodotti, fino alle strategie che stanno dietro alla costruzione di un brand o all’identità di un locale. Ma il risultato più significativo è stata l’unione tra i bartender trapanesi, tutt’altro che scontata. Si sono ritrovati a collaborare, a confrontarsi e a realizzare drink list tematiche, valorizzando i prodotti delle aziende coinvolte. È emersa una voglia condivisa di crescere professionalmente.

Quali sono oggi le tendenze della mixology? Si torna alla semplicità?

Credo proprio di sì. Ma è una semplicità interessante, che lascia spazio alle materie prime e soprattutto agli ingredienti del territorio. Si cerca di valorizzare ciò che un luogo offre, senza necessariamente ricorrere a preparazioni troppo complesse. Ed è proprio qui che entra in gioco l’arte del bartender: trovare la migliore espressione possibile di un ingrediente, rispettandone l’identità. La territorialità sta diventando un elemento sempre più importante della miscelazione contemporanea.

Anche il pubblico sembra orientarsi verso un consumo più consapevole, con una crescente richiesta di cocktail low e no alcohol. Come interpretate questo cambiamento?

Il pubblico sta cambiando e cerca sempre più spesso proposte a bassa gradazione o completamente analcoliche. Non lo considero affatto un problema, anzi. Possiamo continuare a sperimentare, studiare ingredienti e creare esperienze interessanti anche senza alcol. Avremo meno persone ubriache e più clienti desiderosi di scoprire qualcosa di diverso. Sulla sostenibilità, invece, credo serva maggiore concretezza. Essere davvero sostenibili in un bar è molto difficile e bisogna valutare l’impatto complessivo delle scelte. Ridurre gli sprechi e utilizzare materiali biodegradabili sono piccoli passi, ma importanti.

Che cosa resta di Viaggio di Spirito e quali prospettive immaginate per il futuro?

Resta soprattutto una grande voglia di continuare a creare cocktail, confrontarci e dare spazio alle nostre idee. Ci piacerebbe che diventasse un appuntamento annuale, capace di richiamare sempre più professionisti del settore. Sarebbe anche un modo per valorizzare Trapani, una città che rimane nel cuore di chiunque abbia occasione di conoscerla.


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