CAMPAGNA OLEARIA 2022, CALO DEL 60 PER CENTO NEL PESCARESE: CHIESTO LO STATO DI CALAMITÀ


PESCARA – Le dop dell’olio Colline pescaresi, Colline teatine e Pretuziano delle Colline teramane, insieme alle principali associazioni di categoria del settore agricolo abruzzese hanno richiesto alla Regione Abruzzo il riconoscimento dello stato di calamità naturale per il comparto dell’olio abruzzese. Il motivo arriva da una drastica riduzione delle produzioni con cui si andrà a concludere la campagna olivicola 2022, specie nel pescarese che vede una diminuzione del 61–65 per cento rispetto allo scorso anno.

La raccolta delle olive è praticamente in dirittura di arrivo e il bilancio tracciato dagli esperti è tutt’altro che roseo. “È un disastro da un punto di vista quantitativo – ammette senza troppi giri di parole Dario Ricci, agronomo della Cooperativa agricola produttori olivicoli (Capo) di Pianella (Pescara), nell’ambito dell’incontro di Farmer Olio promosso da Circle Studio e Camera di Commercio di Chieti Pescara nell’ambito del progetto di valorizzazione dell’olio Evo d’Abruzzo -. Lo scorso anno nella provincia di Pescara abbiamo molito 22mila quintali di olive circa. Quest’anno a fine ottobre arriviamo appena a 5mila”.

L’Abruzzo è la quinta regione tra le più produttive in Italia per olio Evo, con circa 60mila aziende e 530 frantoi sparsi nel territorio e la produzione annuale che ammonta ad oltre 250mila quintali di olio. Di questi quasi il 50 per cento si concentra nella provincia di Chieti, mentre l’altra metà della produzione è ripartita tra i territori di Pescara con un 30 per cento, Teramo (16%) e L’Aquila (4%). La campagna 2020-2021 aveva visto nel pescarese 15.319 tonnellate di olive molite, con una produzione di 2.147 di tonnellate di olio. La resa era stata del 14,02 per cento e la percentuale di olio prodotto sul totale nazionale era pari allo 0,8 per cento. La campagna dello scorso anno, 2021-2022, ha visto numeri in aumento con 20.552 tonnellate di olive molite e 2.738 tonnellate di olio prodotto. La percentuale sul nazionale era salita allo 0,9 per cento, ma la resa era scesa al 13,32 per cento.

Due in particolare, secondo l’esperto, i fattori che hanno prodotto il calo della produzione. “La siccità – afferma – che non è solo di quest’anno, ma la portiamo dietro già dall’anno scorso”. Quando il caldo è eccessivo e la terra è più secca, la pianta non ha tanta disponibilità di acqua e quindi tende a fare meno frutta. “Poi c’è la questione della mosca olearia che negli ultimi giorni ha portato una infestazione del 22-23 per cento”, prosegue Ricci.

Al quadro si aggiunge la naturale riduzione del carico delle piante di olivo, che lo scorso anno era stata ottima e quindi quest’anno la produzione presunta è inferiore rispetto a quella passata. “L’olio di quest’anno è poco – sintetizza Ricci – ma pure in un quadro di qualità ottima che caratterizza sempre l’Evo abruzzese è comunque peggiore dello scorso anno. È un fatto innegabile. Da qui la decisione della richiesta dello stato di calamità”.

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