Cronaca 05 Gen 2018 18:33

CARBONE E MARSHMALLOWS MA LA PIADINA ROMAGNOLA VINCE SU TUTTO ALLA FIERA DELL’EPIFANIA

CARBONE E MARSHMALLOWS MA LA PIADINA ROMAGNOLA VINCE SU TUTTO ALLA FIERA DELL’EPIFANIA

L’AQUILA – “Sempre le solite cose…”. Il refrain è lo stesso da decenni a questa parte. Quasi una formula di saluto da utilizzare, indistintamente e senza soluzione di continuità, quando ci si incontra tra le bancarelle della fiera dell’Epifania all’Aquila.

Eppure una t-shirt tricolore con scritto “Benito santo subito” – con tanto di cartello “Sempre sia lodato” pinzato a parte – non si era mai vista, almeno da queste parti. Una scena inedita, fortunatamente inedita ci sarebbe da aggiungere (Costituzione alla mano), arricchita dalla presenza involontaria di una gru sullo sfondo, proprio nella prospettiva della t-shirt in questione, come per rievocare suggestioni di fine aprile 1945. Ma questa è un’altra storia.

I sapori, quelli sì, sono pressoché gli stessi: carbone finto e marshmallows, per accompagnare il vin brulé (due euro a bicchiere il prezzo medio), hamburger o salsiccia no-stop perché “alla Befana, se non odori un po’ di cipolla non sei nessuno”.

Ma la vera sfida di quest’anno si è giocata tra la piadina romagnola e i polli nostrani, schierati da una serie di bancarelle di ambulanti, tra cui gli inossidabili Nardecchia, arrivati in centro dopo aver lasciato sguarnita per un giorno la postazione in piazza d’Armi.

“Le cose stanno andando bene oggi”, commenta Massimiliano, mentre cerca di gestire la coda estemporanea che si è andata formando davanti al suo camion-rosticceria parcheggiato a ridosso dei Quattro Cantoni.

Qualche metro più avanti c’è lo stand di musica e gadget di Alberto Capretti (Fiva Confcommercio) anche lui soddisfatto della logistica dell’edizione 2017: “Avevamo presentato un progetto preliminare che prevedeva l’inclusione dei vari stand degli ambulanti di piazza d’Armi, poi il Comune ha proposto uno schema più ridotto, fino a quando si sono convinti a fare retromarcia e oggi siamo tutti qui soddisfatti a lavorare”.

Il resto lo ha fatto la bella giornata, che ha trascinato in centro moltissime persone, forse anche oltre le 30mila annunciate alla vigilia.

“È bellissimo vedere il centro storico così affollato in questo tradizionale giorno di festa”, ha detto il sindaco Pierluigi Biondi. “Un dato significativo è l’arrivo di moltissimi visitatori da tutta la regione. Un successo che ribadisce l’importanza e il significato di questa manifestazione”.

Alla fine, sono state 330 le bancarelle che hanno animato la settantesima edizione della Fiera. Anche quest’anno, tra i primi ambulanti ad aprire bottega, Susanna Sostegno da quel di Lamporecchio (Pistoia), con un intero stand di dolciumi. Sempre di origini toscane, l’ambulante che ha portato all’Aquila decine e decine di baccalà norvegesi.

In ogni caso, a scandire il passo, rivenditori di caldarroste (sacchetti da 5-8 o 10 euro) e bancarelle di crepes (3 euro in media dolce o salata).

“Sono contento per la giornata è noi siamo al lavoro dall’alba per gestire tutta questa gente”, ha commentato sorridendo Luca Ciuffetelli del bar del Corso. “Certo, se avessi avuto contezza delle temperature, più che preparare cioccolata calda, avrei preparato litri di mojito”.

Piadine e panini, anche quest’anno hanno mantenuto la quotazione media dei 5 euro, nei vari stand da piazza Duomo, a piazza San Bernardino e via Castello. Mentre lungo il corso, si sono viste varie bancarelle di prodotti tipici (insaccati, salumi e formaggi) tra la Piana di Navelli e Montereale.

Ottimi affari anche per i locali che si sono adeguati al “menù” della tradizione.

Il Public Enemy ad esempio ha proposto un aperitivo con miniburger e “qualche drinketto per accompagnare l’attesa”, mentre per cena ha rilanciato il menù “Al Capone”: hamburger di manzo, mozzarella di bufala, rucola pomodori e maionese al basilico.


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