CETA: CONFAGRICOLTURA, “STOP DEMAGOGIA, BUSINESS SOLO VENDENDO ALL’ESTERO”


L’AQUILA – “Ancora demagogia e mistificazione della realtà ingannevolmente architettata dai nostri competitor. L’accordo Ceta di libero scambio tra l’Europa e il Canada rappresenta invece un’opportunità straordinaria”.

Lo sostiene Concezio Gasbarro, presidente di Confagricoltura Abruzzo, che ricorda come l’apertura di nuovi mercati rappresenta una priorità imprescindibile per l’agroalimentare italiano.

“È impensabile difendere la nostra agricoltura arroccandoci nei confini nazionali o europei, con posizioni di chiusura o di protezionismo – dice – Le nostre aziende fanno reddito anche e soprattutto quando riescono a commercializzare le proprie eccellenze in paesi con grande potere di acquisto. In questo caso poi non vi è stato alcun cedimento da parte dell’Unione Europea sulle regole di sicurezza alimentare, e nessuna modifica è intervenuta sulla disciplina delle importazioni anzi sono state elevate le reciprocità dei controlli a rispetto degli standard qualitativi e non vi è alcun motivo di dubitare dei nostri organi istituzionali incaricati”.

“Suscitare paure e promettere l’irrealizzabile alimentando polemiche inutili appare solo un messaggio emozionale – prosegue Gasbarro – In Italia come nella nostra regione la carenza strutturale del sistema della filiera del grano non fornisce alcuna garanzia di adeguata fornitura alle aziende produttrici di pasta, né in termini qualitativi né quantitativi”.

“Su ogni 100 kg di grano raccolto poco più del 30% è di qualità mentre il resto è di qualità media o scadente, e le performance positive di quest’anno si scontrano con quelle negative dell’anno precedente. La sfida dei mercati mondiali non può essere giocata dai pastai in tale contesto”.

“La strada che propone la Confagricoltura – spiega Gasbarro – è nell’interprofessione e nei contratti di filiera attraverso cui possano essere valorizzate al meglio le nostre materie prime e sostenute le imprese, anche quelle medio – piccole, nel rispondere alla crescita della domanda di prodotto in grado di supportare il made in Italy. Una strada non semplice che prevede dover riconfigurare le strategie di politica agricola nella direzione di uno sforzo comune tra industria della pasta, obbligata a trovare maggiore efficienza al suo interno, di concerto con gli agricoltori obbligati a poter programmare meglio le produzioni investendo su standard qualitativi e offrendo garanzie di approvvigionamento”.

“Sul tavolo delle intese: accordi pluriennali, ricerca, selezione, trasformazione, cooperazione. In particolare nella formazione dei prezzi andrà costruito un nuovo sistema di riferimento almeno annuale che superi anche le attuali anacronistiche e indifferenziate metodologie di stoccaggio con confronti dinamici di mutuo vantaggio, attraverso un modello di relazioni tra produzione, trasformazione e commercializzazione”.

“Questa la vera sfida e quando saremo più efficienti allora gli accordi faranno meno paura, noi siamo per i fatti e lasciamo agli altri il facile populismo”, conclude Gasbarro.

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