“Custodiamo in bottiglia la Murgia selvaggia e odorosa”. A Gravina padre e figlio lavorano botaniche primaverili dal gusto unico
GRAVINA IN PUGLIA – “Per tutto il periodo balsamico fino a giugno, prima che la nostra Murgia diventi una savana tropicale io e mio padre raccogliamo personalmente le erbe aromatiche e officinali. L’anima selvatica delle garighe di Gravina è racchiusa nei nostri liquori”.
Ignazio Lafronza, tecnologo alimentare, dal padre Michele ha ereditato la passione per le camminate tra i profumi primaverili dell’Alta Murgia geoparco Unesco e il desiderio di distillarli artigianalmente.
È nata così 22 anni fa la piccola liquoreria Amari & Rosolia nel cuore di Gravina, gemma dell’entroterra barese nel Parco nazionale Alta Murgia e Capitale regionale della Cultura 2027, unica tra le realtà pugliesi candidate al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028.
Un modo virtuoso per far conoscere un territorio autentico e custodire la sua anima antica e selvaggia. “Ci abbiamo creduto fin dall’inizio quando abbiamo dato vita alla nostra attività in coincidenza con la nascita del Parco, un legame per noi indissolubile” affermano.
Tutto è partito dal lungo lavoro di Michele. Ricerca e catalogazione della flora spontanea che caratterizza l’ecosistema incontaminato del parco rurale più grande d’Italia. E prove su prove a ogni – annuale – raccolta. Tempi lenti, sperimentazioni, produzioni naturalmente limitate, ricette secretate. E bottiglie numerate a mano oggi tra gli ambasciatori enogastronomici più pregiati di un lembo di Puglia spettacolare dalla storia millenaria scolpita nella roccia e ricchissima biodiversità da scoprire.
“Da cinquant’anni camminiamo sulle praterie in Alta Murgia lasciandoci inebriare dalle erbe selvatiche odorose” hanno raccontato padre e figlio presentando l’intera linea con l’originale amaro Gariga di Murgia (marchio registrato e brevettato), alla Fiera del Levante/Levante Prof.
“Ben 43 botaniche macerate fresche concorrono all’equilibrio aromatico e terapeutico del nostro elisir digestivo” dicono, “l’abbiamo chiamato Gariga in omaggio a un territorio affascinante”.
“Sì” ammettono, “rispetto a vent’anni fa con il caldo estremo è diventato più difficoltoso trovare le piante, di conseguenza ci spostiamo nell’areale e riusciamo ancora a garantire la produzione”.
A rendere immediatamente riconoscibile il sapiente elisir è il timo serpillo murgiano, ù srpùd com’è chiamato localmente, pianta che cresce rigogliosa nelle pseudo-steppe murgiane (garighe), conosciuta per il suo profumo intenso e per le sue proprietà. Dà la nota balsamica l’acino pugliese, autoctona dal profumo mentolato, “un’erba che si adatta agli ambienti più aridi e sterili, affiorando tra le spaccature delle rocce” spiega Ignazio . Tra digestive e amaricanti spicca l’amarissima centaurea minore (parente stretta della genziana) dai bellissimi fiori rosa, poi la cicoria selvatica, i cardi, il carciofo selvatico, il tarassaco. Nel bouquet sono presenti anche santoreggia, mentastri, finocchietto selvatico, il resto della ricetta è “segreto di famiglia”.
“Partiamo dall’infusione in alcol a freddo delle botaniche raccolte in giornata” fanno sapere i Lafronza, “il nostro segreto è nel perfetto equilibrio tra amaricanti e odoros. Moderiamo il grado alcolico (28°) in modo da avere un prodotto gradevole, il colore naturalmente ambrato è dovuto alle essenze presenti, banditi ogni genere di additivo, estratti o aromi. Solo in questo modo possiamo vantare l’unicità di un prodotto esclusivo”.
“Solo usando erbe officinali selvatiche si può ottenere un amaro dalle proprietà realmente digestive” concludono i due produttori gravinesi. “Perciò abbiamo scelto di lasciare crescere in modo spontaneo l’erba dell’oliveto di famiglia, l’orto di nonna Rosa. Tagliamo l’erba solo d’estate quando diventa secca, così facendo in pochi anni sono tornate a crescere le erbe spontanee della nostra macchia mediterranea”.
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