DALLA CAMPANIA A CAPESTRANO PER PROGETTARE UNA RETE DI TURISMO SOSTENIBILE IN STILE “REWILDING”


CAPESTRANO – Come era nella storia sotto il Regno delle due Sicilie, anche oggi l’Abruzzo e la Campania continuano ad essere regioni accomunate da legami profondi e non solo per la strada più lunga del Regno di Napoli, l’attuale statale 17, fatta costruire da Federico II per collegare il contado dell’Aquila con quello di Napoli.

Sulle orme delle origini familiari e attratti da un territorio denso di storia e bellezze naturalistiche come quello della valle del Tirino, due giovani professionisti di origini campane, marito e moglie animati dalle stesse passioni, hanno deciso di costruire il loro progetto di vita in terra abruzzese, a Capestrano (L’Aquila), nel paese di Capodacqua, dove sorge l’omonimo lago considerato l’Atlantide d’Abruzzo.

Sono Valerio Reale, 30 anni, di Caserta ma nato a Napoli da padre aquilano, e Serena Tornusciolo, campana anche lei, di Benevento, 32 anni, entrambi laureati all’Università di Scienze Gastronomiche del Pollenzo (Bra), un percorso di studi che armonizza le scienze umanistiche e sociali con le pratiche gastronomiche, tra cucina, panificazione e orticoltura, con lo sguardo rivolto verso la sostenibilità sociale e ambientale, la nutrizione, il benessere e il piacere consapevole.

Una storia d’amore e professionale che nasce nelle aule universitarie e si consolida all’estero dove sia Valerio che Serena trascorrono quattro anni di esperienza nel campo dell’accoglienza, del turismo e dell’agricoltura. Valerio in Inghilterra ha lavorato per un’azienda agrituristica con allevamento di carni biologiche, Serena invece, in Francia, sul lago di Ginevra, per una impresa familiare dedita alla pesca e alla ristorazione, per poi raggiungere il compagno nel Regno Unito.

L’Abruzzo e L’Aquila in particolare, per Valerio, sono i luoghi dell’infanzia, dei ricordi di bambino, della nonna di Sulmona, delle vacanze estive con la famiglia, anche se “a Capestrano siamo arrivati per caso, tramite un’agenzia di Caramanico Terme, quando avevamo già scelto l’Abruzzo per dare forma al nostro progetto di vita” racconta Valerio a Virtù Quotidiane.

“A stupirci in un primo colpo d’occhio è stata la meravigliosa Valle del Tirino, cui è seguito un percorso di inserimento graduale con la comunità di Capestrano – ricorda – , abbiamo conosciuto il sindaco, i titolari di strutture ricettive, come Simonetta Caruso proprietaria della Casa Fisolare e Alfonso D’Alfonso dell’agriturismo Terra di Solina, persone – solo per citarne alcune – con le quali sin da subito abbiamo ritrovato gli stessi valori, quelli della ristorazione di qualità e dell’agricoltura naturale”.

Un’accoglienza calorosa che ha rafforzato ulteriormente la scelta comune di vivere a Capestrano dove la coppia è arrivata nemmeno due mesi prima dell’emergenza da coronavirus.

“Un senso di comunità molto forte corollato anche da diverse similitudini gastronomiche, forse perché anche il vecchio Sannio, l’attuale Benevento che è il paese di mia moglie, arrivava una volta ai confini dell’Aquila. Le chiacchiere, il dolce tipico del Carnevale ne sono un esempio”.

Valerio lavora attualmente per Rewilding Apennines, un’organizzazione che si adopera per la salvaguardia dell’Appennino Centrale e per l’orso marsicano. In particolare, “abbiamo creato un fondo per sostenere le Bear Smart Communities di Abruzzo e Molise e siamo contenti di venire in contatto con tutte quelle realtà vicine alla filosofia ‘rewilding’”.

“Stiamo cercando di instaurare rapporti con agricoltori e allevatori per ripensare le filiere alimentari nelle aree interne. Una cosa molto facile sulla carta che però necessità di pazienza e virtù! Inoltre, stiamo lavorando ad un primo seminario di rewilding economy per dare l’opportunità a giovani imprenditori di investire nei territori dell’Appennino centrale, attraverso fondi europei”.

Nella valle del Tirino, invece, “stiamo cercando di avviare una riflessione con tutti coloro che si immaginano un futuro fatto di comunità – dice – vogliamo invitare giovani che hanno le nostre stesse passioni a tornare ad abitare questi posti, soprattutto in questo momento dove le città si mostrano in tutta la loro insostenibilità”.

“Stiamo inoltre vagliando la possibilità di creare dal basso una comunità slow food per la tutela del paesaggio, così come un movimento sul vino naturale grazie al lavoro che D’Alfonso porta avanti da quattro anni sui vitigni autoctoni di questo territorio”.

Il sogno rimane quello di intrecciare legami con tutte quelle esperienze virtuose che caratterizzano le aree interne della regione creando così una piattaforma che possa dare la possibilità di visitare l’Abruzzo attraverso un’ottica vicina ai valori cui credono fermamente Valerio e Serena, così tanto da scegliere il Tirino quale culla dei loro progetti.

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