Cronaca 08 Lug 2026 16:16

Dall’estrazione a ultrasuoni alla tavola, come French Mush sta portando la scienza dei funghi medicinali nella nostra routine quotidiana

Dall’estrazione a ultrasuoni alla tavola, come French Mush sta portando la scienza dei funghi medicinali nella nostra routine quotidiana
Antoine Alibert e Audrey Smolak

PARIGI – Nel regno dei miceti, dove la gastronomia celebra da secoli porcini e finferli, sta emergendo un nuovo ramo. Si chiamano funghi adattogeni e, secondo gli esperti, rappresentano la frontiera più avanzata del benessere integrato alla routine alimentare quotidiana.

A guidare questa rivoluzione in Europa è French Mush, un brand nato in Francia nel 2023 che, in meno di tre anni, è riuscito a trasformare millenni di tradizione erboristica in una scienza dell’estrazione ad altissima precisione.

Mattia Landro e Antoine Alibert

Nel mondo esistono milioni di specie fungine, ma solo dodici di queste possiedono proprietà medicinali e adattogene.

“È il club più esclusivo della natura”, spiega a Virtù Quotidiane Antoine Alibert, co-fondatore di French Mush ed esperto micologo. Nomi come Chaga, Lion’s Mane (Hericium), Cordyceps e Reishi stanno diventando familiari non solo nelle farmacie, ma anche nelle dispense di chi cerca nella nutrizione un alleato per la memoria, l’energia e la gestione dello stress.

L’intuizione del team — composto oltre che da Alibert, dall’imprenditrice Audrey Smolak e dal visionario Mattia Landro, che ha curato l’approdo del brand in Italia — è stata semplice quanto ambiziosa: riportare in Occidente una cultura della longevità radicata in Cina e nel Nord Europa, ma quasi dimenticata dalle nostre latitudini.

“French Mush nasce con uno scopo molto specifico: portare alle persone i benefici reali dei funghi medicinali, quelli validati da decenni di ricerca scientifica, non quelli di un’etichetta o di un claim pubblicitario”.

Uno dei punti di rottura di French Mush con il mercato globale riguarda la provenienza. Mentre il 99% dei funghi medicinali è prodotto in Cina, spesso con rischi di contraffazione, il brand francese ha costruito una filiera interamente europea che coinvolge Francia, Finlandia e Spagna.

“Produrre in Europa significa avere costi più alti, filiere più complesse, margini più stretti. Lo sappiamo. Ma significa anche funghi coltivati senza pesticidi, senza metalli pesanti, in ambienti controllati e certificati biologici. E se la nostra ragione di esistere è supportare il benessere delle persone, non avrebbe alcun senso immettere sul mercato un prodotto che non rispetta quegli standard”.

L’Italia ha una cultura micologica gastronomica fortissima, ma quella medicinale è quasi assente. “Il pregiudizio più difficile da scardinare non è lo scetticismo. Quello lo accettiamo, anzi lo rispettiamo. È qualcosa di più sottile: la certezza di sapere già di cosa si tratta”.

“Il punto è che stiamo parlando di centinaia di studi pubblicati su riviste scientifiche internazionali e non di tradizione popolare. Il nostro lavoro, in fondo, non è convincere nessuno: è tradurre quella ricerca in un linguaggio accessibile e portarla dove le persone possono incontrarla”.

“Capita spesso, alle fiere, che qualcuno si avvicini con un sorriso un po’ ironico e ci chieda: ma questi funghi fanno vedere i colori? È quasi diventato un rituale. Sorridiamo anche noi, ma da una semplice battuta nasce sempre una conversazione vera, perché dietro al tentativo di far sorridere esiste sempre una curiosità e un fascino per questo mondo”.

Tra le lavorazioni di questi prodotti spicca l’estrazione a ultrasuoni che garantisce una biodisponibilità al 92%. “I metodi di estrazione tradizionali — l’infusione in acqua calda, che è il più diffuso, o l’estrazione in alcol per i prodotti più evoluti — hanno un limite strutturale: le molecole più preziose dei funghi medicinali, quelle su cui si concentra la ricerca scientifica, sono termolabili. Il calore e l’alcol le danneggiano, spesso le distruggono. Quello che rimane nel prodotto finale è una frazione di ciò che il fungo aveva da offrire”. L’estrazione a ultrasuoni agisce meccanicamente, senza calore, preservando intatti i principi attivi.

“I dodici funghi adattogeni su cui lavoriamo rappresentano un patrimonio straordinario e la nostra priorità è valorizzarlo fino in fondo, senza compromessi. Nei nostri prodotti non troverete altri ingredienti o eccipienti: solo il fungo. Niente di più, perché niente di più serve”.

“Detto questo, l’esplorazione fa parte del nostro DNA. Stiamo lavorando per individuare fonti di approvvigionamento europee, biologiche e affidabili per varietà ancora poco conosciute al grande pubblico, alcune delle quali mostrano risultati molto interessanti in aree specifiche come il supporto metabolico o il benessere femminile. L’obiettivo concreto è portare sul mercato almeno quattro nuove opzioni ogni anno”.

Nella gamma di prodotti spuntano i Boost per entrare nei rituali quotidiani delle persone. “I nostri Boost — il Cacao e il Caffè — sono nati da una domanda semplice: come possiamo far sì che le persone non si debbano ricordare di assumere un integratore, ma che possano semplicemente godere di una buona routine quotidiana/mattiniera?”

“La capsula funziona, ed è il formato più preciso per chi vuole un approccio consapevole e dosato. Ma crediamo che il futuro della micoterapia stia nell’integrazione invisibile nella quotidianità: nella tazza del mattino, nel momento di pausa, nei gesti che già esistono e che non chiediamo alle persone di cambiare”.

L’alimentazione funzionale è la direzione in cui si sta muovendo tutta l’industria alimentare, non più solo è una nicchia. E i funghi medicinali, per il loro profilo nutrizionale, per la versatilità, per la solidità della ricerca scientifica alle spalle, sono tra i candidati più credibili a diventare un ingrediente base di questa transizione.

Il fungo, in natura, è l’ingranaggio che tiene insieme l’intero ciclo biologico. Decompone, nutre, restituisce. “Le nostre serre, collegandoci alla metafora, sfruttano il calore generato dalla crescita dei funghi stessi per ridurre il fabbisogno energetico: un sistema ad impatto zero che non abbiamo dovuto inventare, abbiamo semplicemente imparato ad ascoltare quello che il fungo già fa”.

Il futuro è chiaro e ben definito per la squadra di French Mush: “Tra cinque anni vogliamo essere il punto di riferimento europeo per la micoterapia di qualità. Non il più grande in termini di volumi, ma il più credibile,  quello a cui le persone,i professionisti della salute e i ricercatori guardano quando vogliono capire dove sta andando questo settore”.

“La ricerca scientifica è per noi una bussola. Vogliamo supportarla, finanziarla dove possibile, raccontarla — ma il nostro posto non è in laboratorio. È nelle case delle persone. Nell’abitudine mattutina, nella routine di chi ha scoperto che stare bene non richiede necessariamente una prescrizione”.

“Il traguardo che ci interessa davvero è culturale: che i funghi medicinali smettano di essere una nicchia e diventino una scelta consapevole per milioni di persone”.

Il legame tra funghi e salute non è una moda passeggera. Basti pensare che la penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1928, deriva proprio dal fungo Penicillium notatum. Oggi, French Mush riprende quel filo interrotto, unendo la sapienza del XVIII secolo, quando la Francia divenne pioniera nella coltivazione strutturata dei miceti, con le esigenze dell’uomo contemporaneo.


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