Cronaca 28 Gen 2018 10:13

ECCO ROSAE DI MARINA PALUSCI, IL VINO DI SETTE UVE

ECCO ROSAE DI MARINA PALUSCI, IL VINO DI SETTE UVE

PIANELLA – “Presto usciremo con il vino di sette uve diverse allevate a tendone, frutto di un’unica vendemmia. Tutto insieme, Montepulciano, lambrusco salamino, moscato rosa, trebbiano, malvasia abruzzese e pecorino. Come usava fare il contadino di una volta, idea di mio nonno Emauretto. Il colore è rosato, il sapore ricorda la rosa, lo abbiamo chiamato Rosae”. Saggezza dei padri, nuova consapevolezza di ritorno.

Se è importante progettare gli oli secondo l’utilizzo a cui sono destinati “con cura sartoriale, seguendo il cartamodello”, quello del vino è un mondo parallelo che appartiene ai sogni e alle favole, conviene Max D’Addario dell’azienda Marina Palusci di Pianella (Pescara). Che così svela la più recente, ma ugualmente totalizzante, passione per la vinificazione. Metodo naturale, va da sé. Fermentazione spontanea da lieviti indigeni, espressione del territorio da cui hanno origine.

Le parole chiave sono: tipicità e bevibilità. C’è la linea Senza Niente (no solfiti aggiunti, solo naturali) da vigneti giovani che mette d’accordo tutti, giovani consumatori e bevitori. Tre referenze di base, pecorino, cerasuolo e montepulciano. La linea Plenus è frutto della vigna vecchia, in totale autogestione del mosto. Quattro referenze bio, tra cui spicca il Pecorino Plenus, “primo pecorino del centro Italia dai sentori agrumati”. Suggestiva la narrazione in etichetta: raccolto con vendemmia notturna a fine agosto.

Quanto alla Passerina o “trebbiano scenciato” (“Scenciate” nel senso di spargolo, restio all’allegagione) come l’indimenticato nonno amava chiamare quell’uva della famiglia dei trebbiani, una riscoperta. Merito della sua rusticità, longevità nell’affinamento, ricchezza di antiossidanti. Su cui Max ha voluto scommettere imbottigliandola col tappo a vite “che ne rende più sicura e ottimale la conservazione”.

I vini Plenus sono composti solo da uva del vigneto Pependone selezionata a mano, a fermentazione spontanea con lieviti indigeni. Made in Pianella, insomma. “Vini contadini, bevibili e riconoscibili. Tutto il resto sono solo bevande”. Jolanda Ferrara


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