GIÙ IL SIPARIO SU SPUMANTITALIA, ZANFI: SUGLI AUTOCTONI SIAMO ALL’INIZIO, MA GRANDI POTENZIALITÀ


GARDA – “La certezza è che è un altro bel successo, di partecipazione e di condivisione. Masterclass con degustazioni guidate di altissimo livello, anche per i prodotti proposti, abbiamo assaggiato vini con oltre i 15 anni di maturazione sui lieviti! E poi quasi trenta enologi che hanno partecipato. Tutto questo mi fa ben sperare per la quinta edizione, che vedremo se faremo a Garda o, come nell’idea iniziale di essere itineranti, ci farà trovare da qualche altro posto il prossimo anno”.

Andrea Zanfi traccia un bilancio positivo di Spumantitalia, kermesse tutta dedicata alle bollicine made in Italy, di cui Virtù Quotidiane è media partner, organizzata da Bubble’s Italia e che si è chiusa oggi a Garda (Verona) dopo tre giorni – più l’anteprima di venerdì – con 12 masterclass, 5 talk show gratuiti e mega banco d’assaggio da 600 metri quadrati sul lungolago Regina Adelaide.

Sei Consorzi vitivinicoli (Consorzio per la tutela Asti Docg, Consorzio Prosecco Superiore di Conegliano-Valdobbiadene Docg, Consorzio Garda Doc, Consorzio tutela vini D’Acqui Docg Brachetto D’Acqui, Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, Sannio Consorzio tutela vini) e 43 aziende partecipanti, con il patrocinio del Comune di Garda, Associazione Albergatori del Lago di Garda e Assoenologi.

“La spumantizzazione italiana sta crescendo, in modo quasi preoccupante”, avvisa Zanfi, “un leitmotiv ricorso durante i talk show è stato proprio quello della necessità di darsi una regola, iniziare a riflettere su questo processo di crescita smisurato proprio per capire che non si può spumantizzare tutto. Bisogna creare una personalità e un’identità italiana ben distinta”.

Sulla possibilità di spumantizzare i vitigni autoctoni, di cui ha parlato a Virtù Quotidiane anche l’enologo Vittorio Festa, Zanfi ritiene ci sia “una grande potenzialità per gli autoctoni ma come per tutti i processi ha bisogno di essere evolutivo e conforme alle capacità tecniche e scientifiche che possiedono le aziende, la capacità degli enologi di interpretare gli autoctoni. Siamo all’inizio, quindi ci vorranno anni prima che il miglioramento sostanziale possa essere misurabile”.

“Oggi assistiamo a delle grandi espressioni ma siamo ancora all’inizio, questo però fa ben sperare perché le basi ci sono tutte. Ben vengano i vitigni internazionali, ma abbiamo visto come i prodotti spumantistici realizzati con gli autoctoni raggiungono dei livelli assolutamente interessanti”, conclude.

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