IANDI GASTROBAR, NEL CUORE DI BERLINO UN ANGOLO D’ABRUZZO E DELL’APPENNINO CENTRALE


BERLINO – A Berlino, tra i due quartieri più ribelli e multietnici della città, Kreuzberg e Neukolln, zona chiamata anche Kreuzkolln, si trova il gastrobar italiano dal nome Iandi, nato dal gioco di parole I&I, un concetto spirituale della cultura Rastafariana, “io ho felicità se l’hai anche tu, noi, tutti, siamo Uno”.

Il concept del gastrobar nasce dalla crisi economica del 2008 e cerca di portare la cucina di livello al grande pubblico nella formula di un semplice bar e con costi contenuti.

Con questa filosofia i due gestori – Martin Spahiu, italoalbanese cresciuto a L’Aquila dove è diventato una specie di icona nel settore del beverage, adesso al quinto anno a Berlino, e Nicola Laezza napoletano di Afragola con un passato da architetto impegnato nella progettazione industriale che ormai da sette anni vive in Germania, dove ha lavorato nella gestione di attività commerciali – cominciano la loro avventura.

I due trentenni si incontrano per caso in terra tedesca lavorando nel mondo della ristorazione, trend che vede sempre più ragazzi italiani migrare all’estero in cerca di nuove possibilità.

Presto tra i due nasce un’amicizia fraterna e decidono di collaborare insieme per rianimare un locale in grossa crisi esistenziale ed economica. L’idea è quella di organizzare aperitivi all’italiana e jam-session jazz frequentate da musicisti provenienti da tutte le parti del mondo che compongono l’attuale scena underground Berlinese.

La mossa ha successo e il posto comincia a far parlar di se. Con il tempo le cose si fanno più serie e i due decidono di costituire una società, rilevano e ristrutturano il locale, che fino a prima era adibito solo alla vendita di vini, nell’attuale Iandi Gastrobar.

“Non è stato molto facile intraprendere questa strada che richiede tanto lavoro ed è ricca di ostacoli burocratici che però alla fine in Germania si superano”, racconta Nicola a Virtù Quotidiane.

Le regole sono complicate ma sembrano alla portata di chi ha voglia di realizzare i propri sogni. Dalla dedizione per la territorialità, concetto nato alla fine degli anni ’80 con l’acuirsi delle crisi ambientali e socio-economiche dovute alla globalizzazione, i due gestori si cimentano nella ricerca di prodotti del territorio inteso nella sua dimensione storica come luogo di incontro tra componenti naturali e umane.

Così nasce la prima collaborazione dello Iandi – tramite le brigate di solidarietà – con il progetto “filiera-antisismica” che favorisce, nelle zone di Amatrice, colpite duramente dai terremoti del centro Italia DEL 2016 e 2017, i piccoli produttori di cibi e bevande, che vengono messi in contatto con vari clienti, al fine di non far morire le economie locali.

Vista l’eccezionalità dei prodotti, la cucina si orienta verso i piatti di montagna dell’Appennino centrale a base di legumi, farro, orzo, piselli, lupini e lenticchie che in quelle zone hanno sempre costituito un alimento quotidiano e ricco di proteine.

I legumi provengono da coltivazioni in zone irrigue di alta montagna, dove trovano un habitat ideale fatto di terreni poveri, inverni lunghi e rigidi e di primavere brevi.

Inoltre, grazie all’eterogeneità dell’Abruzzo, che offre oltre all’alta montagna, collina e mare, è possibile degustare gli stessi prodotti coltivati in zone molto diverse, arricchendo le varietà che in base al luogo di origine custodiscono sapori, colori e forme peculiari.

Zuppe, insalate, taglieri ed aperitivi vengono sapientemente abbinati alla selezione di vini che hanno fatto la storia dell’enologia Italiana come il Lacryma Christi del Vesuvio Doc e altri vini naturali laziali e abruzzesi.

Presenti anche selezioni di birre artigianali provenienti da tutta Europa. Anche i cocktail vengono realizzati con superalcolici prodotti dalle piccole distillerie berlinesi e tra le bottiglie di amari ne spunta piacevolmente una di genziana.

A scaldare l’atmosfera, soprattutto nel periodo invernale, vengono organizzati eventi musicali, teatrali ed esposizioni artistiche. Interessante notare il ruolo della gastronomia abruzzese e dell’Appennino centrale, poco conosciuta al grande pubblico, ritagliarsi un piccolo angolo nell’est Europa offrendo l’occasione di farsi conoscere.

Per questo lo Iandi è stato scelto dall’associazione “Trueitalian” che premia i migliori locali italiani, nella prossima fiera del 23 e 24 giugno a Berlino.

I prodotti difficilmente industrializzabili e provenienti da piccole realtà mirano a contribuire, per quanto possibile, al mantenimento delle colture di montagna e sostengono i produttori che come una volta custodiscono quegli antichi sapori e mestieri.

”A volte si verifica qualche imperfezione”, ammette Nicola.

“Capita che qualche confezione, realizzata in Italia artigianalmente, durante il viaggio si rompa e nella scatola si mescolano i diversi legumi, non c’è problema, ne cucineremo delle virtù”, dice Martin, strizzando l’occhio. Valerio Epifano

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