IL BLUFF DEL CAFFÈ DA ASPORTO PER I BAR


L’AQUILA – Uno dei motivi per i quali sin dall’inizio del lockdown, e ancor più con l’avvicinarsi della fase 2, molti gestori di bar si sono detti contrari alla riapertura, considerata antieconomica con le prescrizioni che si paventano per le attività di somministrazione, si cristallizza proprio oggi, quando alcuni di loro hanno rialzato le saracinesche.

Un’ordinanza del presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio del 23 aprile scorso, ha infatti previsto la possibilità di vendere cibo da asporto da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

Lo stesso provvedimento chiarisce però come questo sia possibile previa ordinazione online o telefonica, garantendo che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano per appuntamenti, dilazionati nel tempo.

Va da sé come un caffè o un cappuccino al bar non possano essere contemplati. Anche perché, viene chiarito dalla stessa Regione, è esclusa qualsiasi vendita al momento, diversa dalla prenotazione e dal ritiro per appuntamento.

Non solo, dunque, viene decapitato lo spirito autentico delle attività di somministrazione, quello cioè della convivialità e del soddisfacimento immediato di un bisogno, ma alla “finta” possibilità di riaprire si aggiunge la beffa del divieto assoluto di consumo – benché in contenitori da asporto – sul posto dei prodotti acquistati. Compreso un caffè.

Ma si va oltre, quando si prevede che i bar possono consegnare a domicilio caffè, cappuccini e altri prodotti tipici dei bar. Immaginate in quanti ordineranno per telefono o online un caffè o un cappuccino da farsi consegnare a domicilio: come denunciano da giorni gli operatori del settore, la riapertura sarà un bagno di sangue per migliaia di pubblici esercizi. (red.)

MA DA OGGI L’ASPORTO È CONSENTITO

Visto che ci sono state delle polemiche (anche a causa di un equivoco) va chiarito che da oggi l’asporto per i bar è consentito e che l’ordinanza di Marsilio era valida fino a ieri, mentre da oggi è in vigore il decreto nazionale sulla cosiddetta fase 2.

È dunque possibile vendere qualsiasi prodotto da asporto, a partire da caffè e cappuccini, senza necessariamente preventiva ordinazione online o telefonica. Il principio resta quello di scongiurare assembramenti.

Resta valida la considerazione per la quale questa modalità di riapertura è antieconomica per la stragrande maggioranza degli esercizi.

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