IL PASSO LENTO E CORTO PER LE MONTAGNE PIÙ DIFFICILI DI MASSIMILIANO OSSINI


L’AQUILA – A volte si immagina che davanti a una telecamera ci sia un personaggio costruito ad hoc per essere dato in pasto ad un pubblico. Difficile pensarlo ancora quando davanti a te siede Massimiliano Ossini, giovane ma affermato conduttore Rai che inizia a parlare della montagna.

Lo ha fatto ieri sera nella sala convegni dell’Hotel Dimora del Baco, a L’Aquila, in occasione della presentazione del suo libro, Kalipè – Lo spirito della montagna, edito da Rai Libri, davanti a estimatori e appassionati non solo della natura ma anche dell’unica trasmissione televisiva che racconta la montagna e le sue molteplici storie, Linea Bianca.

La sua troupe al completo si trova, infatti, proprio in questi giorni in Abruzzo per girare sul massiccio del Gran Sasso la puntata che andrà in onda su Rai Uno alle 14,10 di sabato 23 marzo.

Presente all’incontro anche Ugo Marinucci della sezione del Cai aquilano che ha ricordato che il club alpino di L’Aquila, nato nel 1873, è uno dei più antichi d’Italia e che, proprio quest’anno, è rientrato nella sua sede storica, in via Sassa, nel centro della città.

Ossini parla della montagna, quella vera, fisica e di quella interiore, che è dentro ognuno di noi, alla quale si è avvicinato fin da piccolo e che ha consapevolizzato grazie a Lino Zani, alpinista esperto che lo accompagna da cinque anni nell’avventura di Linea Bianca.

Entrambe sono racchiuse nella parola Kalipè, uno scrigno linguistico custodito dai popoli dell’Himalaya che vuol dire “passo lento e corto”. Un invito da fare proprio in ogni scalata e in ogni momento della vita. Perché la montagna che Ossini racconta nel suo libro è proprio questo: la metafora dell’esistenza. Più si sale per raggiungere la vetta, più si scende nelle profondità di ciascuno di noi.

Ogni capitolo del libro si apre con una breve citazione, un invito, una preghiera di un personaggio famoso, scrittore o alpinista che sia. Tutto scorre in un inno devoto alla natura, non solo a quella che si tocca con mano, ai fiumi, agli alberi, agli animali, ma soprattutto le pagine, che si leggono prima tutte d’un fiato e poi con calma per assorbirne tutto il significato, si sostanziano in un appello a trovare la propria natura e a seguirla, assecondarla.

Lo stesso Ossini, mentre ci coinvolge nel racconto della sua montagna personale, ha lo sguardo fiero e vivido di chi si è perso nella frenesia della vita moderna per poi ritrovarsi proprio nello spirito della montagna che è puro, vivo, asciutto, essenziale, in una parola vero. E ci trasmette, come un fiume in piena, e in verità un po’ in antitesi rispetto al kalipè, quell’ardore che ha nel cuore chi vuole recuperare il tempo perduto e goderne finalmente, nel pieno della consapevolezza e della verità che solo la montagna sa dare.

“Sì, perché mentre si sale in montagna – racconta Ossini – i tuoi problemi ti opprimono, eppure dopo i primi 20 minuti di cammino, senti le maglie della rete di problemi che hai intorno iniziare ad aprirsi e vedi i tuoi drammi personali con distacco perché sei fisicamente e mentalmente in un’altra prospettiva, tutta nuova. Il tempo non deve essere scandito dai problemi. La natura è un inno alla vita e ci offre la possibilità di vivere seguendo altri ritmi”.

Tutto si capovolge. Quello che sembrava enorme, da lassù appare piccolissimo. Tanti sono gli insegnamenti della montagna che lasciano basiti chi ancora non approccia ad essa per timore o pigrizia. Hic et nunc, qui e adesso, è l’invito che Ossini rivolge a tutti i presenti di vivere l’unica dimensione reale, il presente. Si resta affascinati quando esclama: “Avrò visto le aquile 10 volte, ma quando ne vedo una è come se non l’avessi mai vista prima!”.

E ancora, si resta rapiti quando racconta il suo stupore e il timore nell’ascoltare il rumore del ghiacciaio dell’Adamello, la sua meraviglia nel respirare gli odori del bosco. Ma Ossini si sofferma anche su dati concreti: tutta la bellezza che ci circonda deve essere valorizzata, investendo, creando lavoro e indotto per chi dedica la propria vita alla montagna.

Ecco perché della troupe fanno parte, oltre a Giulia Capocchi, la conduttrice che affianca Ossini e Lino nei loro viaggi, anche il nutrizionista Mario Mariani, l’agronomo Roberto Bruni e il prof. Gianluca Gregori, pro-rettore dell’Università Politecnica delle Marche, esperto di economia dei piccoli centri montani. Tutti loro canalizzano le ragioni per le quali bisogna tornare a vivere la montagna con il rispetto che le è dovuto.

Proprio in questo contesto è stata fatta una parentesi a proposito dell’Appennino centrale, un luogo che per troppo tempo è stato abbandonato. Per approcciare alla montagna ci vuole, infatti, grande preparazione, non solo fisica e tecnica, ma anche grande allenamento interiore. Ossini ricorda come la montagna crei benessere: “È un antibiotico naturale. Se vai in montagna, le difese immunitarie si alzano del 16%”.

Diversi sono stati i momenti di commozione durante la serata. Da Massimiliano Bartolotti, l’imprenditore della Monte Magnola impianti da sci, di Ovindoli, scomparso nel settembre dello scorso anno, di cui sua sorella ha ricordato l’animo appassionato e i tanti viaggi e scalate fatti insieme, fino al ricordo di Lino Zani delle volte in cui ha accompagnato Papa Giovanni XXIII sul Gran Sasso e “in quella chiesetta piccola e mal messa che è diventata poi un santuario dal valore inestimabile e un messaggio dal significato immenso”. Proprio su di lui, nel 2011, Lino ha scritto il libro Era santo, era uomo.

Toccante il momento dedicato al ricordo dei giovani soldati morti sull’Adamello nel 1916, nel clou della prima guerra mondiale, con un filmato d’epoca che ha dato il fianco al ricordo dell’importanza che quelle montagne, le nostre, hanno avuto nella nascita dei valori della patria. La montagna è la vostra maestra di vita, dice la madonna nera sotto la Marmolada.

E infatti Ossini e Zani ci lasciano con un ultimo insegnamento e un ultimo invito. Come ultimo insegnamento da tener ben stretto sul cuore, come a dire che ogni cosa fa parte di un tutto in perenne ricerca di equilibrio, il valore del vento, quello stesso che non ha permesso alla troupe di salire fin su al Corno Grande, non è stato un impedimento come tanti avrebbero potuto pensare. Il vento, per dirlo con le parole di Lino Zani “ci ha accompagnati nella ridiscesa”.

Si sentiva, calmo e placido, il rispetto per un elemento naturale che è padrone delle vette e che non disturba, ma al contrario accompagna. Anzi, non avendo potuto raggiungere la vetta, la troupe di Linea Bianca si è messa ad esplorare e ha scovato la piana di Fugno: intorno, le montagne abruzzesi. Dentro, il silenzio. Là, dove tutti possono arrivare, respirare e ammirare corvi, aquile e cani pastore a casa loro. Come ultimo invito, andare oltre quello che si vede, fermarsi, assaporare il tempo, sentire le proprie emozioni e poi trasmetterle, comunicarle.

Riprendendo una frase di Massimiliano Ossini “questo è vivere, non è sopravvivere”.

Ce ne andiamo dalla presentazione con il cuore leggero e allo stesso in turbinio, rapiti dallo spirito della montagna e desiderosi di comunicare a tutti le emozioni scaturite da questa bella serata, che di certo ha svegliato i nostri animi. Luisa Di Fabio

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