INCENDI: ISPRA CHIEDE ALL’ABRUZZO DI RINVIARE LA CACCIA, INSORGE IL COSPA


L’AQUILA – “L’Ispra costruisce ponti dove non passa l’acqua. È il caso proprio di dirlo, sulla lettera inviata alla Regione Abruzzo per il posticipo dell’apertura della stagione venatoria 2017/18”.

Lo afferma in una nota Dino Rossi, del comitato spontaneo degli allevatori abruzzesi Cospa.

“Per quanto riguarda l’Abruzzo, non esiste un vero e proprio problema idrico, in quanto tutti gli specchi d’acqua ricadono all’interno delle aree protette che superano di gran lunga il 70% del territorio nazionale, la restante parte, per fortuna ancora coltivata, è interessata dai consorzi di bonifica, quindi la concentrazione di animali sui corsi d’acqua non esiste, come ci vuol far credere l’Ispra”.

“A questo punto non esiste nemmeno lo stress per gli ungulati (cinghiali compresi). Per quanto riguarda l’impoverimento quantitativo dell’offerta trofica, su questo c’è molto da dire che il dott. Piero Genovesi (responsabile servizio faunistico Ispra, ndr) ignora o fa finta, in quanto i nostri boschi a causa della legge 394/91 sono abbandonati, tanto da far cambiare l’abitudine agli orsi facendoli diventare simili alla volpe”.

“La colpa di questa devastazione – prosegue Rossi – è tutta delle aree protette, visto che le valanghe non sono state pulite e i boschi sono pieni di ramaglie, ottimo combustibile in questo periodo della stagione”.

“Allora prima di sparare addosso a contadini, allevatori e cacciatori, fate una mea culpa voi dell’Ispra e tutte le associazioni ambientaliste. Spesso, come testimoniano i video, gli orsi girano per i paesi e a volte con conseguenze gravi per gli allevamenti e per le persone, grazie ad un habitat diventato ostile sia per la presenza massiccia del lupo che del cinghiale e soprattutto perché il territorio delle aree protette non offre cibo a sufficienza a causa dell’abbandono”, aggiunge l’allevatore del Cospa.

“Non si può pensare di salvaguardare l’ambiente da dietro una scrivania. Un fattore importante da considerare è che gli ungulati ed in particolare i cinghiali con gli incendi si concentreranno nelle aree non lambite dal fuoco e determineranno la distruzione dei campi coltivati, con l’aggravante che la sovrappopolazione in un territorio può scatenare un fenomeno epidemiologico da compromettere sia la fauna che gli allevamenti zootecnici”.

“L’abbandono da parte di contadini, allevatori, boscaioli e carbonai che tenevano i nostri boschi come giardini pieni di frutti succosi, in quanto non venivano assaliti da piante ed erbe infestanti, ha reso i boschi impenetrabili, i sentieri non esistono più, ma nemmeno chi tutela il territorio ha pensato di ripulirli e magari di fare delle strade tagliafuoco utili anche per le operazioni di soccorso”.

“Stranamente, nella lettera si leggono delle contraddizioni sulla caccia agli acquatici, la riduzione delle arre umide: se c’è la riduzione delle aree umide di conseguenza non ci sono nemmeno gli acquatici! Se questa lettera è solo per mettersi in evidenza, forse lo possiamo pure capire, ma se questo deve compromettere la stagione venatoria dando modo di continuare il proliferare degli ungulati che attualmente stanno distruggendo i raccolti compromessi dalla grande nevicata di quest’inverno e le gelate primaverili, allora la cosa è diversa, vuol dire che anche l’Ispra è contro l’agricoltura e gli allevamenti ormai in via di estinzione proprio come l’orso”, chiosa Rossi.

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