LA CULTURA PER VINCERE LA CRISI OCCUPAZIONALE, A CHIETI CONVEGNO NAZIONALE SIMBDEA


CHIETI – Il convegno nazionale della società italiana di Museografia e dei beni demoetnoantropologici (Simbdea) farà tappa a Chieti. Appuntamento nel campus universitario di Chieti Scalo, nell’auditorium del rettorato – aula 1 del Polo didattico – dalle 9 alle 13 del 22 e 23 novembre.

Nel nuovo millennio, la crisi economica e il crollo degli investimenti pubblici hanno rischiato di snaturare la missione dei musei etnografici, molto diffusi nel territorio italiano e ora affidati alla resilienza di pochi gruppi di volontari.

Mobilità, eterogeneità socio-culturale e densità abitativa segnano sempre più anche contesti tradizionalmente considerati folk societies: un dato particolarmente significativo per un paese a urbanizzazione diffusa come l’Italia, composto per lo più da città e paesi di piccole e medie dimensioni.

La retorica della globalizzazione sottolinea l’accresciuta, quanto asimmetrica tendenza alla de-territorializzazione e l’importanza assunta dalla compressione spazio-temporale.

Al tempo stesso, le realtà urbane continuano a rivestire un ruolo significativo per processi di ri-territorializzazione fortemente disomogenei, sia dal punto di vista materiale che socioculturale.

In Italia, malgrado la ratifica (avvenuta nel 2007) della Convenzione internazionale per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, le amministrazioni locali e centrali stentano a riconoscere le funzioni del sapere demoetnoantropologico nei processi di mediazione interculturale e di sviluppo sostenibile.

L’intento principale di questo Convegno è stimolare un dibattito sui fondamenti teorici e metodologici di un’antropologia del patrimonio demoetnoantropologico e dei musei che sia capace di confrontarsi in modo maturo con le sfide della sostenibilità e il rispetto dei diritti umani, ma anche quello di dare voce a pratiche museali virtuose che si connettono ai processi di patrimonializzazione messi in atto dalla società civile e dalle comunità locali.

La qualità di una democrazia si riconosce nelle sue capacità a confrontarsi con il governo del territorio tenendo conto dei bisogni dei suoi abitanti, di chi lo vive, lo usa o lo attraversa per attività produttive, di svago, di socializzazione e lavoro.

Per rispondere a queste sfide, il convegno incoraggia il dialogo tra antropologi e altri ricercatori impegnati nel cantiere del patrimonio culturale: sociologi, geografi, politologi, semiologi, economisti, architetti, storici dell’arte. Favorendo connessioni tra le evoluzioni delle politiche patrimoniali e i musei etnografici, è possibile costruire un campo di ricerca e azione in cui i saperi e le pratiche antropologiche possono trovare una loro collocazione ed efficacia nello spazio pubblico. (fed.cif.)