Cronaca 01 Feb 2019 19:19

L’ANELLO DEL MONTE GENTILE, UNA SCOMMESSA IN UN TERRITORIO POCO BATTUTO

L’ANELLO DEL MONTE GENTILE, UNA SCOMMESSA IN UN TERRITORIO POCO BATTUTO

SAN PIO DELLE CAMERE – L’escursione proposta questa settimana è una scommessa. Lo è stata fin dalla preparazione, quando abbiamo faticato a trovare informazioni sul sentiero. Lo è stata la mattina che l’abbiamo compiuta per via della neve.

L’obiettivo è il Monte Gentile, cima di 1.257 metri su cui si adagia San Pio delle Camere (L’Aquila) e il suo celere castello “recinto”. Il percorso è un anello di 9 km, con un dislivello di circa 450 metri, che dal centro del paese riporta esattamente al punto di partenza.

Lasciamo l’auto in via del Protettore, nello slargo intitolato a Vincenzo Paolini, e saliamo per via delle Grazie seguendo i segnali che conducono al castello. Sebbene il sentiero si completamente ghiacciato e un po’ scivoloso, in meno di dieci minuti entriamo nelle mura del forte attraverso lo squarcio che gli inflisse Braccio da Montone nel 1424.

La torre svetta solitaria e austera. Il terreno è sconnesso, roccioso. Archi, finestrelle e fessure, volte a botte e cenni di pavimentazione impreziosiscono la fortezza che deve tutto al suo fascino, non certo alla cura. Ci lasciamo alle spalle la piana di Navelli e svoltiamo a sinistra, verso ovest, in ricerca di una traccia da seguire.

Un po’ per la neve, un po’ perché non segnato, fatichiamo a districarci tra la boscaglia, così decidiamo di andare dritti per dritti fino a incrociare il nostro sentiero: il n°42 che da San Pio porta a Carapelle Calvisio (per evitare questo passaggio, in alternativa consigliamo di partire dall’incrocio tra via del Protettore e via Camerini e imboccare subito il sentiero n°42, visitando magari il castello al ritorno).

Il percorso ora è evidente, risale dritto ai margini del fossato. Incontriamo anche dei segnavia, di tanto in tanto. La salita non è impegnativa. In circa 20 minuti, dopo un paio di tornanti, si spalanca a destra la vista sulla piana. Ancora pochi metri e raggiungiamo un pianoro contrassegnato da tre paletti di legno in successione.

In altura la neve è abbondante. Se c’è un sentiero per raggiungere la cima, è ricoperto. La direzione però è evidente, così voltiamo a sinistra e in breve siamo sulla cresta. Da qui in pochi minuti arriviamo alla croce di vetta, niente più che due bastoni legati a formare una croce.

Il panorama di cui possiamo godere spazia dalla piana di Navelli, dove si distingue Peltiunum, alla catena del Sirente, fino alla Majella, e poi ancora, alle nostre spalle, le terre della Baronia e il Gran Sasso, purtroppo coperto da nubi. Inclusa la sosta al castello, e nonostante la neve e qualche difficoltà per trovare il sentiero, per l’ascesa abbiamo impiegato circa un’ora e mezza.

Per il ritorno, dobbiamo tornare indietro sul sentiero n°42 e continuare verso Carapelle. In pochi minuti, dopo un breve pendio, la traccia diventa una comoda carrareccia. Da qui la passeggiata è estremamente facile malgrado la neve.

Dopo 20 minuti, la strada incrocia via Colle Vernone, la sterrata che collega San Pio a Carapelle aggirando l’omonimo rilievo. Restano da percorrere ancora 4 km e ci impieghiamo meno di un’ora. Prima di tornare al punto di partenza, ormai alle porte di San Pio, spendiamo qualche attimo per dare uno sguardo, senza troppo avventurarci, ai resti della chiesa di Sant’Antonio da Padova dal VXII sec.

I rovi, i danni evidenti, il tetto sfondato, i graffiti non celano del tutto il pregio che questo rudere un tempo un doveva avere.

È quasi l’una. L’anello del Monte Gentile, in tutto, ci ha preso 3 ore piene. Siamo appagati: la scommessa è senza dubbio vinta. Alessandro Chiappanuvoli

LA MAPPA


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