LE BALCONATE DEL CAMICIA, LA MONTAGNA INCOMPLETA CHE GUARDA IL MARE


L’AQUILA – Sicuramente una delle vette più suggestive della catena del Gran Sasso, con le sue balconate il Camicia offre un’escursione panoramica, consente di osservare esemplari rari di flora e fauna e fornisce il brivido finale.

Nell’escursione organizzata il 9 luglio 2017 dall’accompagnatore di media montagna Ferdinando Lattanzi, partendo da Fonte Vetica, località situata al bordo dell’altopiano di Campo Imperatore, il cammino è proseguito in direzione del versante Sud del Camicia che consente un’ascesa relativamente dolce al contrario della parete nord che viene considerata una delle più impervie dal punto di vista alpinistico.

Il primo panorama importante che offre il percorso, dopo scarsi 400 metri di dislivello, è quello della Sella di Fonte Fredda, situata a 2.000 metri, da cui si vedono Farindola, il Lago di Penne e in fondo la costa adriatica.

Sono molto vicini il Monte Siella, da cui si è staccata la valanga che ha provocato il disastro dell’Hotel Rigopiano e il Monte Coppe dove nel 1892 fu ucciso l’ultimo camoscio del Gran Sasso, reintrodotto cento anni dopo.

Ai vostri piedi, macchie di stelle alpine e altre innumerevoli specie di fiori selvatici che colorano zone già erbose o che crescono ostinatamente tra le rocce.

L’ascesa prosegue quindi lungo il versante est del Tremoggia, si giunge alla vetta, a 2.331 metri, e si procede lungo la cresta che collega il Tremoggia al Camicia. Nella stagione estiva questo percorso lungo le creste, dotato di una buona ventilazione, è decisamente il più abbordabile ma resta molto impegnativo e sconsigliabile a chi non sia sufficientemente allenato.

Dopo circa tre ore di cammino si giunge alle balconate del Camicia, suggestive perché rompono l’immagine classica della montagna curva o al massimo appuntita da qualunque versante la si guardi. E le balconate sono i margini di questa montagna incompleta, convessa dal lato nord che offre un affaccio mozzafiato per il panorama e per la vista della parete stessa, rocciosa, ripida e alta 1.400 metri.

Un altro centinaio di metri di dislivello e, stando ai racconti di chi ha proseguito, un percorso non così aspro come sembra, si giunge alla vetta, prospettiva privilegiata per ammirare il Monte Prena e Corno Grande.

Si scende e la montagna è un via vai di escursionisti: a un tratto tutti fermi con smartphone e macchine fotografiche puntate, appare in alto, direzione balconate, un branco di circa 6 camosci, la specie animale che sembra abbia dato origine al nome del Camicia.

Si percorre stavolta il versante ovest del Tremoggia, il vallone del Vradda e, con un sentiero più ripido di quello dell’andata, punteggiato da qualche salto e inasprito da una importante presenza di sassi, si guadagna l’arrivo. Ilaria Di Marco

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