NELLE VISCERE DI VIA DEGLI SCARDASSIERI LE ANTICHE BOTTI DEI FALALANI


L’AQUILA – Attualmente è l’unico “buco” di via degli Scardassieri, dove quasi tutti i palazzi sono in fase di ristrutturazione, ma quel pezzo di storia della città dell’Aquila tornerà a nuova vita nel giro di un paio d’anni.

Dell’edificio che per un secolo ha ospitato la cantina dei Falalani oggi resta solo il sotterraneo, visto che i livelli superiori, parzialmente crollati con il terremoto del 2009, sono stati demoliti.

Condotto da Antonello Bernardi, figlio di Giuseppe, che per decenni ha gestito l’attività assieme ai fratelli Gaetano, Francesco e ConcettaVirtù Quotidiane è sceso nelle viscere della cantina, dove sono ancora custodite alcune delle damigiane e delle grandi botti di legno dalle quali il vino veniva captato direttamente per essere servito, al piano di sopra, fronte strada, dove c’era la mescita. Prima della nuova normativa che vietò tale pratica, costringendo Giuseppe e Gaetano a fare su e giù su quella stretta rampa di scale accanto al bancone – racconta Antonello – per travasare il vino in bottiglie di vetro prima di somministrarlo.

Nei sotterranei c’era la vasca dove si pigiava l’uva e tutti i macchinari necessari, i torchi, la pigiatrice e la spigolatrice. Al piano interrato, oggi, si accede dal cantiere dell’edificio adiacente in cemento armato, all’angolo con via Sallustio, sempre di proprietà dei Bernardi, percorrendo alcune passerelle. L’idea, forse troppo romantica, di alcuni come Antonello Bernardi, è quella di ricostituire la strada delle botteghe che era oltre un secolo fa.

Degli scardassieri, appunto, coloro che scardassano la lana con i pettini di ferro. E i “falalani” erano quelli che la lana la cardavano. La via pullulava di attività di artigiani, calzolai, calderai e carbonai che poi si rifocillavano nella cantina dei Bernardi.

La madre di Antonello, Maria Manieri, oggi 87enne, è l’ultima testimone diretta, in quanto protagonista, della stagione in cui via Sallustio, un po’ come tutta la città, è passata da un’economia agricola alla modernità.

Sono entrambi scomparsi, invece, Giuseppe e Gaetano, il secondo morto sotto le macerie del terremoto il 6 aprile 2009. Figli di Emilio Bernardi ed Emilia Marchetti, i primi a gestire la cantina, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.
Tra i vini serviti, anche quello che la famiglia produceva da una vigna coltivata su alcuni terreni dove oggi sorge il quartiere di Pettino. (m.sig.)

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