OPERATORI TURISTICI DELL’ALTOPIANO DELLE ROCCHE A CONTE: PACE FISCALE O MORIREMO


ROCCA DI CAMBIO – “Non sappiamo di che morte dobbiamo morire in questa che si prospetta ancora come una situazione di grande incertezza e di estrema difficoltà dal punto di vista economico e questa lettera non è altro che una richiesta di aiuto”.

Così in una nota (pubblicata integralmente sotto) “civile e garbata” come loro stessi la definiscono, oltre 50 operatori turistici dell’Altopiano delle Rocche, ristoratori ed esercenti, ma anche artigiani e commercianti, gestori di macellerie, edicole e farmacia, si rivolgono al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Ci dia una mano ad alleggerire la nostra angoscia e le nostre preoccupazioni, proponendo una ‘pace fiscale’, non un rinvio delle tante tasse che aumenterebbe ancor più il nostro fardello di debiti”, fanno osservare gli operatori turistici, “e ci supporti con contributi a fondo perduto, calcolati facendo riferimento al fatturato di un trimestre e non al mese di aprile”.

Nella lunga missiva, indirizzata anche, tra gli altri, al prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco, al presidente della Regione Marco Marsilio e alla direzione Inps dell’Aquila, gli operatori ricordano come “lo Stato ci ha fatto chiudere per tre mesi (marzo-aprile-maggio 2020) e come ci è venuto incontro? Con il decreto liquidità prestandoci 25 mila euro da restituire a rate, e quindi, facendoci indebitare ancora di più e con un contributo a fondo perduto che rasenta la miseria”, rilevano gli imprenditori. “Per i nostri dipendenti, messi in cassa integrazione in deroga, ha elargito somme che definire da fame è poco. Ed il bonus per le partite Iva? Erano stati promessi e propagandati 600 euro per i mesi di marzo ed aprile e, forse, 1.000 per il mese di maggio ma, quest’ultimi, non si sa dove siano andati a finire. E poi quali agevolazioni fiscali se tutto è stato rinviato di qualche mese raddoppiando le nostre difficoltà di pagamento? Solo qualche contentino!”.

“Ci sentiamo abbandonati da tutti senza che qualcuno ci dia una mano per alleggerire o, quantomeno, rendere meno pesanti i problemi che ci assillano”, dicono ancora.

LA LETTERA A CONTE

On.le Presidente,

noi operatori economici dell’Altipiano delle Rocche ci rivolgiamo a Lei e a tutte le Istituzioni che ci leggono per conoscenza, perché in questo momento critico per tutti ma di assoluta disperazione per noi operatori del settore turismo che esercitano la loro attività in piccole realtà dell’Abruzzo montano con enormi sacrifici e tantissime difficoltà, ci sentiamo abbandonati da tutti senza che qualcuno ci dia una mano per alleggerire o, quantomeno, rendere meno pesanti i problemi che ci assillano.

Abbiamo deciso di scriverLe perché noi montanari, per nostro carattere, ripudiando le manifestazioni di piazza, scegliamo sempre la via del confronto diretto esponendo i nostri problemi e le nostre perplessità in modo molto civile e garbato per avere risposte certe e concrete. Non vogliamo, quindi, mettere in atto dimostrazioni di forza deleterie per la nostra immagine e di assoluta difficoltà per il Governo che Lei presiede in questo momento in cui la salute delle popolazioni e l’economia dell’intero Paese sono messe a durissima prova da questa maledetta pandemia.

Lo Stato, per ridurre le occasioni di contagio da Covid-19, ha pensato bene di far chiudere molte attività, ritenendole le più pericolose, sottovalutando però, secondo il nostro modesto parere, l’enorme danno che avrebbe causato a tutti noi del comparto turistico. Ci ha fatto chiudere per tre mesi (marzo-aprile-maggio 2020) e come ci è venuto incontro? Con il “decreto liquidità” ”prestandoci” 25 mila euro da restituire a rate, e quindi, facendoci indebitare ancora di più e con un contributo a fondo perduto che rasenta la miseria. Per i nostri dipendenti, messi in cassa integrazione in deroga, ha elargito somme che definire da fame è poco. Ed il bonus per le partite Iva? Erano stati promessi e propagandati 600 € per i mesi di marzo ed aprile e, forse, 1000 per il mese di maggio ma , quest’ultimi, non si sa dove siano andati a finire. E poi quali agevolazioni fiscali se tutto è stato rinviato di qualche mese raddoppiando le nostre difficoltà di pagamento? Solo qualche contentino!

A giugno, luglio ed agosto abbiamo dovuto pagare ciò che avremmo dovuto pagare nei tre mesi precedenti ma con quali soldi se non avevamo incassato un solo euro? Abbiamo dovuto mettere mano ai pochi risparmi che ognuno di noi era riuscito a mettere da parte con enormi sacrifici e privazioni.

Ora siamo nella stessa situazione! Anzi peggio!

La nostra Regione, l’Abruzzo, da “gialla” (con questa colorazione i ristoranti ed i bar avevano la possibilità di lavorare mezza giornata), per l’aumentato contagio, è passata a Regione “arancione” (chiusura parziale/totale) e, successivamente Regione “rossa” (chiusura totale). In questi ultimi giorni, in questo balletto di colori, siamo ritornati ad essere “Regione Arancione/Rossa” con tutti i vincoli che essa ancora comporta e così, anche se torneremo ad essere “Regione Gialla” dovremo rispettare obbligatoriamente il “Decreto Natale” che, come Lei ben sa, prevede il blocco della mobilità tra Regione e Regione e la chiusura, ad oggi ancora non decisa, di alcune attività nei giorni prefestivi e festivi e quindi, nel periodo natalizio, ci si prospettano giorni di assoluto riposo sperando in un successivo alleggerimento delle restrizioni e non in una chiusura totale dovuta al non rispetto delle regole e alla irresponsabilità di tanta gente, come avvenuto in alcune città italiane, comportamenti che hanno condizionato in modo fortemente negativo l’andamento epidemiologico.

Tutto ciò che sopra abbiamo esposto è avvenuto nel periodo Novembre/Dicembre che, per quanto riguarda le scadenze fiscali, è da sempre ritenuto il peggior periodo dell’anno: Contributi vari, Iva, rata per tasse 2019, acconti tasse, rate rottamazione, Tari, Imu ed altre spese fisse che vanno dal consumo di acqua, al consumo di energia elettrica, al consumo di metano, assicurazioni etc. ed infine ci sono i fornitori, anche loro in difficoltà, che pretendono i pagamenti. Ed i dipendenti? Li abbiamo rimessi in cassa integrazione ma è sicuro che avranno qualcosa? Come campano pure loro?

Relativamente ai pagamenti dei consumi, soprattutto per l’Energia elettrica, ci preme farLe presente e sollecitare tutti gli Enti in indirizzo, ognuno per le proprie competenze, di intervenire perché siano aboliti quei balzelli che rappresentano dei veri furti legalizzati ( vedasi gli oneri di sistema). Tanto per fare un piccolo esempio su una bolletta mensile di un qualsiasi gestore, e suppergiù sono tutti uguali, su un importo totale di 428.00 euro, 146.00 sono per il reale consumo, 53.00 per il trasporto e per la gestione del contatore, e ben 129.00 euro per i fantomatici oneri di sistema. Ma cosa sono? Ma Le pare giusto?

E Le pare giusto che per far funzionare e riscaldare le nostre attività non abbiamo alcuna facilitazione per il consumo di metano? Qui siamo a 1.400 metri di altitudine e, purtroppo, dobbiamo tenere accesi i riscaldamenti dalla metà di settembre alla metà di maggio e, molte volte, anche oltre.

E non finisce qui! La decretata chiusura delle stazioni invernali fino al 6 gennaio 2021 aumenta esponenzialmente la nostra angoscia. Le nostre attività vanno avanti, con le difficoltà che tutti possono immaginare, con il turismo estivo (dai primi giorni del mese di agosto all’ultima settimana dello stesso mese) e, soprattutto, con il turismo invernale (dal 27 dicembre fino alla fine di marzo, neve permettendo). Nel nostro territorio insiste la stazione sciistica di Campo Felice, tra le più importanti del Centro Sud e riconosciuto traino dell’economia di un vasto comprensorio in quanto meta di migliaia di appassionati della neve che vengono in gran parte dalla Capitale. Il provvedimento di cui sopra, soprattutto nel periodo natalizio, che rappresenta il 50% in termini di incassi dell’intera stagione invernale, costituisce una vera mazzata con ripercussioni negative su tutto il sistema sciistico ma anche della ricettività e della ristorazione e su tutto ciò che ruota intorno agli impianti di risalita (Maestri di sci, nolo sci, negozi di souvenirs, operai addetti alle varie mansioni nelle stazioni sciistiche, negozi di articoli sportivi, agenzie immobiliari e quant’altro).

A ciò si deve aggiungere il mancato ritorno dei nostri compaesani che, per motivi di lavoro, risiedono altrove ed il mancato arrivo dei proprietari di seconde case, che da noi sono tantissime, i quali hanno la loro residenza nel Lazio, nella Campania e nelle Puglie e, da ultimo, ma non per importanza, non dobbiamo dimenticare che il nostro territorio subisce tuttora le conseguenze negative del disastroso terremoto aquilano del 2009.

A questo punto, dopo averLe fatto un quadro, speriamo esauriente, della nostra realtà e delle nostre enormi difficoltà, Le facciamo notare che non sappiamo di che morte dobbiamo morire in questa che si prospetta ancora come una situazione di grande incertezza e di estrema difficoltà dal punto di vista economico e questa lettera non è altro che una richiesta di aiuto. Ci dia una mano ad alleggerire la nostra angoscia e le nostre preoccupazioni, proponendo una “pace fiscale”, non un rinvio delle tante tasse che aumenterebbe ancor più il nostro fardello di debiti e ci supporti con contributi a fondo perduto, calcolati facendo riferimento al fatturato di un trimestre e non al mese di aprile che, per le nostre attività , da noi, è normalmente di scarsissimo movimento, contributi che ci terrebbero ancora in vita senza farci sprofondare nel definitivo baratro con tutte le nostre famiglie.

Grati per quanto potrà e vorrà fare La salutiamo cordialmente.

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