ORSO MARSICANO A RISCHIO, ASSOCIAZIONI SUL PIEDE DI GUERRA


ROMA – “Siamo davvero sconcertati dal mancato intervento, prima del governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti poi del Governo, per eliminare questa assurda norma che, per favorire un manipolo di cacciatori, mette in pericolo l’Orso marsicano, specie protetta da leggi nazionali e internazionali perché tassello prezioso per la Biodiversità e la tutela degli ecosistemi”.

A dirlo sono le associazioni Wwf, Enpa, Lac, Lav, Lega nazionale difesa del cane, Lipu, Salviamo l’Orso e Orso and friends (a cui si sono aggiunte Società Italiana per la Storia della Fauna e Altura) che avevano chiesto al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e al ministro dell’Ambiente Sergio Costa di impugnare dinanzi alla Corte costituzionale l’art. 9 della legge della Regione Lazio 27 febbraio 2020, n. 1 nella parte in cui aumenta la densità venatoria nell’area contigua del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dando la possibilità di accesso e attività anche ai cacciatori non residenti.

“Avevamo ricevuto rassicurazioni sia dal Ministero dell’Ambiente sia dalla Regione Lazio che avrebbero modificato la norma”, continuano le associazioni, “ma ad oggi ciò non ci risulta accaduto e nel frattempo il Governo non ha impugnato la norma. Ad oggi non ci risulta che la Regione Lazio abbia modificato la norma, e nel frattempo il Governo non la ha impugnata. Se non cambieranno le cose, saremo costretti a ricorrere nuovamente ai giudici alla prima occasione di provvedimento amministrativo che applichi la norma prevista dall’art. 9, cosa che si sarebbe potuta evitare se le istituzioni regionali e nazionali avessero accolto la richiesta legittima e sensata delle Associazioni. Ricordiamo al Governo regionale e nazionale che il giudice amministrativo si è già pronunciato sulla illegittimità di un provvedimento regionale che puntava ugualmente ad aumentare il numero dei cacciatori nell’area contigua. E lo ha fatto con motivazioni chiarissime: ‘considerato altresì, sul piano della comparazione tra gli opposti interessi in gioco, che l’interesse pubblico, consistente nella speciale esigenza di proteggere l’habitat di una specie protetta, come l’orso bruno marsicano, in zone limitrofe al Parco nazionale di Abruzzo, deve ritenersi senza dubbio prevalente sulla pretesa regionale di garantire più spazi e più occasioni di prelievo alla comunità di cacciatori nell’esercizio dell’attività venatoria’”.

“La norma della Regione Lazio – continuano – non è altro che un illegittimo espediente per aggirare l’ostacolo del divieto posto dalla legge nazionale sul consentire un ingresso senza controllo ai cacciatori nelle aree contigue ai parchi nazionali e dell’obbligo di protezione di una specie preziosa e rarissima come l’Orso bruno marsicano. Stiamo valutando con i nostri avvocati ogni possibile forma di ricorso e denuncia, compresa quella alla magistratura contabile”.

“La norma regionale è incostituzionale perché contrasta con una norma nazionale ed è scientificamente inaccettabile perché determina forti danni per una specie importantissima e in via di estinzione come l’Orso bruno marsicano di cui sopravvivono solo poco più di 50 individui nel territorio del Parco e in quelli contigui”.

“L’art, 9 della legge n. 1/2020 è in evidentissimo contrasto con la norma nazionale che stabilisce in maniera inequivocabile che ‘all’interno delle aree contigue le regioni possono disciplinare l’esercizio della caccia… soltanto nella forma della caccia controllata, riservata ai soli residenti dei comuni dell’area naturale protetta e dell’area contigua…’ (art. 32, comma 3, Legge n. 394/1991, legge quadro sulle aree naturali protette). È altrettanto evidente l’insensatezza della norma regionale riguardo alle evidenze scientifiche: la sua applicazione potrebbe portare al raddoppio del numero di cacciatori che si aggirerebbero con le doppiette cariche di piombo nei posti dove vive l’orso marsicano”.

“Avevamo ricevuto rassicurazioni dal Ministero dell’Ambiente che la Regione Lazio avrebbe modificato la norma, ma ad oggi ciò non ci risulta accaduto e nel frattempo il Governo non ha impugnato la norma”.

“Ad oggi”, proseguono le associazioni, “non ci risulta che la Regione Lazio abbia modificato la norma, e nel frattempo il Governo non la ha impugnata. Se non cambieranno le cose, saremo costretti a ricorrere nuovamente ai giudici alla prima occasione di provvedimento amministrativo che applichi la norma prevista dall’art. 9, cosa che si sarebbe potuta evitare se le istituzioni regionali e nazionali avessero accolto la richiesta legittima e sensata delle associazioni”.

“Ricordiamo al Governo regionale e nazionale che il giudice amministrativo si è già pronunciato sulla illegittimità di un provvedimento regionale che puntava ugualmente ad aumentare il numero dei cacciatori nell’area contigua. E lo ha fatto con motivazioni chiarissime: ‘considerato altresì, sul piano della comparazione tra gli opposti interessi in gioco, che l’interesse pubblico, consistente nella speciale esigenza di proteggere l’habitat di una specie protetta, come l’orso bruno marsicano, in zone limitrofe al Parco nazionale di Abruzzo, deve ritenersi senza dubbio prevalente sulla pretesa regionale di garantire più spazi e più occasioni di prelievo alla comunità di cacciatori nell’esercizio dell’attività venatoria (…) (Decreto monocratico presidente Consiglio di Stato del 22.11.2018)’. Concetti già espressi nel 2012 dal Tribunale amministrativo del Lazio (Sentenza n. 8640/2012) che accoglieva il ricorso delle Associazioni ambientaliste , ribadendo il divieto di caccia nelle aree contigue alle aree protette da parte di soggetti non residenti, confermando che l’area contigua è di fatto istituita”.

“La norma della Regione Lazio non è altro che un illegittimo espediente per aggirare l’ostacolo del divieto posto dalla legge nazionale sul consentire un ingresso senza controllo ai cacciatori nelle aree contigue ai parchi nazionali e dell’obbligo di protezione di una specie preziosa e rarissima come l’Orso bruno marsicano. Stiamo valutando con i nostri avvocati ogni possibile forma di ricorso e denuncia, compresa quella alla magistratura contabile”. (fed.cif.)

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