PARLA NICODEMI: “SPERO SIA MANDATO RICONCILIAZIONE, IL MINISTERO FACCIA PRESTO A CHIARIRE DUBBI”


ORTONA – “Se sento addosso il peso della responsabilità? Per quanto sono pesante, i pesi non li sento!”, risponde ridendo Alessandro Nicodemi, da ieri sera presidente del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo. Lo aspettano sfide importanti, a partire da quella di ricucire un mondo lacerato da mesi di divisioni che hanno ritardato il rinnovo della compagine sociale di uno dei Consorzi più grandi d’Italia, anche per questo il suo mandato è iniziato con la richiesta al Ministero dell’Agricoltura di fare presto a verificare i due esposti che sono stati presentati nelle scorse settimane.

“All’orizzonte abbiamo nubi cariche di pioggia”, ammette parlando con Virtù Quotidiane, ma “spero sia il mandato della riconciliazione consortile, sono fermamente convinto che il confronto sia necessario anche se non si dovrebbero mai superare certi limiti”.

“Lavorare sub iudice non è il massimo”, rileva, “non aspettiamo certo l’esito delle verifiche ministeriali per iniziare a lavorare, ma di certo appena dovremo assumere impegni finanziari dovremmo guardarci bene negli occhi”.

La richiesta al Ministero, in realtà, Nicodemi l’ha fatta prima ancora di essere eletto presidente, venerdì scorso, e da Roma hanno risposto con una pec in cui si chiede di produrre tutta una serie di documentazione. “La procedura è lecita e legittima, anche da parte di chi ha presentato l’esposto naturalmente, però vorrei che si chiudesse nel più breve tempo possibile – ripete – perché nel caso ci fossero irregolarità le saneremo, qualora invece ci fossero ostacoli che invalidano il processo elettorale allora paradossalmente sarebbe meglio iniziare da capo un nuovo iter”.

“Abbiamo 45 giorni di tempo per produrre la documentazione che ci viene chiesta, ma faremo molto prima in modo da chiudere questa tristissima pagina”, aggiunge, facendo notare come il Ministero non abbia inviato ispettori ma abbia chiesto direttamente al Consorzio di consegnare le carte.

“Mi fa piacere aver rotto un equilibrio abbastanza forte”, dice poi a proposito della nuova stagione che si apre con la sua presidenza, la prima che non è appannaggio del mondo cooperativo e dei due colossi, Codice Citra e Cantina Tollo, che in virtù del sistema di voto ponderale hanno fino ad oggi espresso il presidente.

Sul futuro, Nicodemi ha le idee chiare e si dice pronto a ricucire gli strappi degli ultimi mesi: “Fino ad oggi il Consorzio ha avuto una gestione quasi familiare, con due soli dipendenti, ma l’ultimo bilancio è di quasi 9 milioni di euro e una struttura del genere non può più reggere. Il vecchio Cda ha triplicato il bilancio, grazie al maggior numero di contributi che è riuscito a ottenere”.

Sul tavolo, tra le altre cose, “l’adesione al quinto bando per i contratti di filiera del Pnrr per ricerca e sviluppo, investimenti e promozione, la prosecuzione della promozione in ambito internazionale, l’applicazione dell’articolo 39 della legge 238 (blockage, ndr), i nuovi disciplinari da limare e attuare. La Regione anche dovrà aiutarci, deve creare tutti i codici per tutte le nuove denominazioni”.

“Mi è dispiaciuta molto l’uscita di alcuni soci dal Consorzio”, ammette poi Nicodemi, “credo siano scelte frutto di un malinteso perché sul blockage la proposta del Consorzio e la delibera che la Regione farà è chiara e netta sul biologico, che non sarà mai compreso in questa misura”.

Non mancano, infine, elogi al predecessore Valentino Di Campli, di cui è stato vice: “Ha insistito sull’importanza dei programmi che avrebbero dovuto prevalere sui nomi – rileva il nuovo presidente – è stato lungimirante nella volontà di imporre una continuità nelle attività consortili su dei binari ben chiari. La ricucitura dell’ultimo mese e mezzo, a quel punto, è stata quasi consequenziale”.

Insomma, dalla prima riunione del nuovo Cda, ieri a Ortona (Chieti), in “un clima molto disteso e positivo, orientato al futuro”, per Nicodemi è emersa “la volontà condivisa di ricompattare un mondo troppo importante per l’economia abruzzese. Del passato non ne parleremo più, perché stiamo toccando la pagina più triste della viticoltura regionale”.

E promette: “Cercherò di condividere le scelte il più possibile anche riunendo maggiormente l’assemblea, che rappresenta l’occasione di maggior contatto tra il cda e tutti i soci”. (m.sig.)

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