PESCA CHE PASSIONE: SU ATERNO DA TUTTO ABRUZZO, “PESCI BUONI MA CATCH & RELEASE”


L’AQUILA – Sono circa tremila in tutto l’Abruzzo e in molto prediligono il tratto aquilano del fiume Aterno. Sono i pescatori amatoriali che nel fine settimana riempiono le sponde del corso d’acqua, ma anche torrenti e laghetti.

“Dire che i fiumi sono puliti sarebbe come dire che Gesù è morto di freddo, però molti tratti non sono in cattive condizioni e il pescato può essere tranquillamente mangiato, anche se preferiamo il catch and release, cioè ributtare i pesci pescati in acqua”, dice Giovanni Righetti dell’Associazione dilettantistica pesca sportiva Coppito (L’Aquila), che con i circa 60 soci è una delle più grandi del comprensorio.

“Tra agonisti e appassionati siamo una delle province con più pescatori del centro-sud Italia. Certo, è una passione che può diventare costosa. È vero che se lo fai a livello amatoriale per una canna da pesca possono bastare cento euro – spiega – ma se inizi a fare le gare una canna da 10-13 metri può costare dai 700 ai 1.500 euro”.

L’Adps Coppito è al cento per cento al maschile, ma la pesca in generale, racconta Giovanni, “purtroppo non attrae le donne, al nord un po’ di più ma al centro-sud quasi nessuna”. In compenso, “ci sono molti bambini che si stanno avvicinando al mondo della pesca, anche grazie ai genitori”.

Trota fario, barbo e cavedano sono le tipologie di pesce che si trovano nei corsi d’acqua dell’entroterra abruzzese.

“Il più delle volte li rigettiamo nel fiume, in modo da divertirci pur salvaguardando la fauna ittica, visto che purtroppo non c’è molta attenzione al ripopolamento – spiega Giovanni – Partecipiamo a tutti i campionati nazionali italiani e regionali, quest’anno abbiamo vinto sia il titolo di campione provinciale trota lago che trota torrente”.

“Noi abbiamo bonificato completamente il tratto del fiume Aterno che attraversa Coppito. Abbiamo ripulito la vegetazione e tolto anche la sporcizia dentro l’acqua”, racconta, spiegando come “il pesce è buono e si può mangiare, anche se è meglio stare attenti ai punti dove pescarlo per ridurre i rischi, visto che alcuni tratti sono inquinati. Noi generalmente regaliamo il pescato alle associazioni benefiche, anche perché durante le gare i quantitativi sono grandi. L’ultima volta abbiamo lo abbiamo dato alla comunità XXIV Luglio e sono stati molto contenti”.

Nessun episodio di pesca di frodo, fortunatamente, nell’Aquilano, a differenza di quanto recentemente scoperto nei canali del Fucino e nel fiume Sinello.

“Ci sono tecniche vietate, come l’utilizzo delle reti – spiega – Ora si stanno anche predisponendo dei regolamenti a tutela delle nostre acque, anche attraverso progetti di riqualificazione dei fiumi”.

“Per pescare occorre una regolare licenza, che prima rilasciava la Provincia mentre ora lo fa la Regione”, ricorda.

“La pesca è una passione, che spesso sottrae tempo anche alle famiglie. Io ad esempio lavoro a Rimini – dice – e nel fine settimana, quando torno all’Aquila, è grazie alla pazienza della mia fidanzata che posso dedicarmi alla pesca!”. (m.sig.)

 

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