PRETURO E I QUINZI, UN LEGAME ANTICO CHE LASCIA TRACCE STRAORDINARIE


L’AQUILA – È un legame che affonda le sue radici nei secoli passati quello tra i Quinzi e Preturo, borgo alle porte della città dell’Aquila che la famiglia patrizia elesse a propria residenza extraurbana.

Il paese conserva un certo ossequio verso quelli che sono tuttora dei simboli per la comunità locale, come il Fontanile, appena restituito ad antico splendore dopo un sapiente intervento di restauro e valorizzazione, su iniziativa dell’ex Asbuc, oggi Aduc (Amministrazione del dominio collettivo dei beni di uso civico), e lo stesso Palazzo Quinzi, al centro della frazione di Cese, purtroppo in pessime condizioni ma appartenente a una serie di eredi privati.

“Il paese nasce dal ritiro delle acque del lago che invadeva tutta la piana aquilana dopo l’ultima glaciazione, le stesse nel quale affogò il famoso mammut, ritrovato poco distante, in quello che oggi è comune di Scoppito”, racconta Francesco Ranieri, storico locale.

“La famiglia Quinzi fece le sue fortune con Baldassarre Quinzi, a Venezia, e iniziò un’ascesa finché Alessandro Quinzi non divenne camerlengo dell’Aquila”, continua Ranieri, “e aveva una dipendenza enorme che comprendeva tutta la piana di Amiternum”.

L’antico Fontanile, racconta lo storico, era il lavatoio della famiglia patrizia, “dove la servitù lavava i panni”.

E il suo recupero, spiega la professoressa Valentina Di Nardo, “è il frutto di un percorso partecipativo, attraverso un concorso di idee e il coinvolgimento della popolazione nella scelta del progetto”.

Per il presidente dell’Aduc, Antonio Nardantonio, è importante salvaguardare il territorio ed è anche per questo che l’Amministrazione ha assegnato a dei giovani agricoltori alcuni appezzamenti di terreno di uso civico.