QUANDO LA RINASCITA PARTE DALLA TERRA: LA STORIA DELLA COOPERATIVA “INSIEME”, DALLA GUERRA AI FRUTTI DI PACE


L’AQUILA – Sappiamo bene come dietro ai prodotti che ogni giorno portiamo sulle nostre tavole si nascondano spesso storie straordinarie, fatte di sacrificio, coraggio e amore per la propria terra. Quella della cooperativa sociale “Insieme” e dei suoi “frutti di pace” è una di queste.

Siamo in Bosnia, nell’area del comune di Bratunac, dove il conflitto al centro della guerra che ha interessato i territori dell’ex Jugoslavia a inizio anni ’90, ha mostrato uno dei suoi lati più feroci. La cittadina di Srebrenica, enclave a maggioranza musulmana in un territorio a prevalenza serbo ortodosso e per questo dichiarata area protetta dall’Onu, venne invasa nel luglio del ’95 dall’esercito serbo bosniaco, artefice di un massacro che costò la vita ad 8.000 persone, la distruzione dell’81% di abitazioni civili ed il trasferimento nei campi profughi di donne e bambini sopravvissuti.

È qui che Rada Zarkovic, Skender Hot e dieci soci, in maggioranza donne, fondano nel 2013 “Insieme”, che attraverso la realizzazione di un’economia rurale sostenibile basata sulla coltivazione di piccoli frutti in fattorie di famiglia unite in cooperativa punta al lavoro agricolo come strumento terapeutico per riportare a casa le persone cacciate dalla guerra e colmare il solco profondo di odio e diffidenza tra chi è rimasto e chi è andato via.

Una storia che il fotografo Mario Boccia, profondamente legato all’Abruzzo, promotore della cooperativa nel mondo, ha per anni raccontato attraverso la lente della sua macchina fotografica. “Non pensavo potesse esistere una realtà del genere”, racconta a Virtù Quotidiane. “Quando fecero la registrazione della cooperativa erano dieci ragazze locali, molte vedove e musulmane. Oggi sono quasi 500 le famiglie coinvolte nella produzione di frutti surgelati, e se si pensa a cosa ha vissuto questa gente con la guerra e tutto ciò che essa ha generato, è un risultato straordinario”.

Per far parte della cooperativa sono richiesti una piccola dimensione dell’azienda, fondata su base familiare, nella quale il titolare lavora direttamente la terra e controlla ogni fase dell’attività produttiva, l’uso di varietà di frutta non modificate geneticamente e, quando possibile, la scelta di varietà di frutta locali e tradizionali, con l’impiego di metodi di coltura, lavorazione, trasformazione e stagionatura rispettosi della salute dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, adottando tecniche di coltivazione eco-sostenibili.

Prima della guerra, Bratunac era una delle zone di maggior raccolta di piccoli frutti, soprattutto lamponi, dell’intera ex-Jugoslavia. Ed è proprio sul ritorno alla lavorazione di questi prodotti tradizionali che il progetto punta per favorire il rientro di profughi e sfollati, dando loro un lavoro che potesse permettergli di sostenersi economicamente e reinserirsi in un tessuto sociale devastato dai lunghi anni di conflitti.

“Agli inizi raccoglievano i prodotti, surgelandoli per poi rivenderli come prodotto grezzo” racconta Mario Boccia. “Questo tuttavia non poteva reggere economicamente, il margine di guadagno era troppo basso. Così sono stati convertiti in marmellate e succhi di frutta, più adatti anche a canali di vendita esterni alla Bosnia”.

Ed è così che dal 2013 i “Frutti di Pace” sono entrati nel grande circuito: Coop Italia, Altromercato e Mio Bio.

“Da lì le cose per la cooperativa sono andate sempre meglio. Il riscontro è stato positivo, soprattutto nelle Coop del Nord Italia: abbiamo organizzato anche mostre fotografiche all’interno dei supermercati per raccontare la ricchezza sociale e culturale che sta dietro ai prodotti, e vedendo che il modello funzionava si è creato l’interesse locale”.

La presidente di “Insieme” Rada Zarkovic con le marmellate di Bratunac in un punto vendita Coop

Il rapporto stretto con le realtà solidali italiane ha giocato un ruolo di grande importanza in tutte le fasi del progetto: “La storia di Insieme ha forti tinte tricolori. L’appoggio delle realtà solidali italiane, soprattutto quella del movimento pacifista italiano, ha avuto un ruolo chiave nella crescita di questa realtà, con un contributo chiave che ha permesso di esportare i prodotti della cooperativa, ma anche di migliorare nella lavorazione sfruttando la competenza di agronomi italiani”.

Oltre alle difficoltà legate all’aspetto lavorativo ed economico, Rada e soci hanno dovuto fare i conti per molto tempo con l’opposizione della popolazione locale, infastidita dalla composizione multietnica della cooperativa.

“La cooperativa metteva insieme famiglie serbe e musulmane, e questo non era visto di buon occhio. Alla lunga i risultati ottenuti negli anni hanno dimostrato alla gente del luogo il valore del progetto: questa gente ha ora un lavoro, una casa, e si è ripresa la dignità e il proprio posto nella società con sudore e sacrificio”.

Ad oggi sono circa 500 le famiglie coinvolte nella lavorazione e produzione dei “frutti di pace”; donne e uomini che unitisi in cooperativa sono usciti dalla precarietà sociale ed economica causata dalla guerra, non più vittime ma soggetti attivi del territorio, liberi dalla paura. Un modello di ricostruzione basato su valori di collaborazione e dialogo, ad opera di una comunità che ha messo da parte odio e diffidenza per trasformare la propria terra da luogo della memoria ad esempio di rinascita.

Una testimonianza che diventa ancor più preziosa nei giorni in cui si commemora l’anniversario del terremoto che il 6 aprile 2009 colpì L’Aquila, distruggendo la città e la vita dei suoi abitanti. Storie diverse ma affini: entrambe legate da un prima e un dopo, da dolore e voglia di riscatto.

Entrambe legate, per motivi diversi, da uno stretto rapporto con la terra, nell’una artefice di distruzione, nell’altra strumento fertile di rinascita.

Storie incrociatesi nel 2015, quando venne presentato nel capoluogo il film Dert (espressione serba che indica il sorriso con il dolore negli occhi) che racconta proprio nascita e crescita della cooperativa bosniaca.

“Fu emozionante e di grande significato presentare la storia di Insieme proprio all’Aquila” ricorda Boccia. “Organizzammo anche una mostra fotografica a San Bernardino, e lì piantammo anche alcuni lamponi, dai quali nasceranno frutti di pace e serenità anche per L’Aquila e i suoi abitanti”.

Mario Boccia e Rada Zarkovic

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