Enogastronomia 14 Gen 2026 08:47

Ciambella di San Biagio, con Dolci Aveja la storia si rinnova anche con la versione senza lattosio

Ciambella di San Biagio, con Dolci Aveja la storia si rinnova anche con la versione senza lattosio

L’AQUILA – Può una ricetta di famiglia mantenersi salda alle tradizioni, raccontare la storia di un paese divenuto città e al tempo stesso rinnovarsi e andare incontro a gusti e abitudini attuali?

La risposta è assolutamente sì, quando si parla di Dolci Aveja, l’azienda della famiglia Calvisi che all’Aquila produce dolci, liquori, cioccolato, torroni e caffè da cinquant’anni e quando si parla della ciambella di San Biagio.

Come tutti gli anni, archiviate le feste di Natale, inizia la produzione del dolce che “storia, leggenda o semplici aneddoti”, racconta Maria Teresa Calvisi, “riportano al terremoto del 2 febbraio 1703. Negli anni seguenti, gli aquilani sopravvissuti dedicarono per devozione questa ciambella a San Biagio che si celebra il 3 febbraio”.

La ricetta di un tempo era quella di un dolce semplicissimo, “fatto di pasta di pane con anice o con cannella. La versione originale non era ghiotta, mentre negli anni siamo arrivati ad una ricetta molto ricca, valorizzata dalla granella di zucchero e dalla ciliegia candita”.

Dolci Aveja, che con la sua attività ha scelto di scrivere una storia dolce della città dell’Aquila, partendo proprio dalle tradizioni e dai simboli del capoluogo abruzzese, non poteva non fare la sua versione della ciambella, rigorosamente senza ciliegia “che è troppo ricca di coloranti e conservanti e non si sposa con la scelta etica e di rispetto dei principi della salute di tutti”, continua la produttrice “che abbiamo fatto anni fa eliminando aromi, coloranti, margarine”.

La base per la ciambella di Dolci Aveja è la ricetta della mamma di Maria Teresa, Luisa.

“Io sono l’ultima di cinque figlie. La nostra era una famiglia numerosa e ogni anno, una settimana prima di San Biagio, mia mamma”, ricorda, “faceva una ciambella enorme, usando un testo di ferro battuto di almeno 60 centimetri di diametro. Poi la portava a cuocere al forno del paese e la fornaia doveva inclinarla per farla entrare nella bocca del forno. Quindi il 2 febbraio la portava in chiesa per farla benedire e la mangiavamo a pranzo il 3 febbraio tutti insieme”.

Oggi la produzione delle ciambelle inizia dal 7 gennaio, “così che fino al 2-3 febbraio tutti gli aquilani abbiano il tempo di acquistare e gustare questo dolce semplice e versatile da mangiare a colazione, ma anche a fine pasto o merenda”.

Le varianti sono diverse. C’è quella semplice, poi con l’uvetta “che io preferisco perché rilasciando umidità ammorbidisce l’impasto”, confessa Maria Teresa, “e al cioccolato. Poi c’è la mignon per chi non vuole ingrassare o segue una dieta, e preferisce mangiarne poca o per i single che ormai sono tanti”.

Da quest’anno è ufficialmente entrata in produzione la versione senza latte, lattosio e derivati, “perché le intolleranze oggi sono aumentate a dismisura e le richieste pure. La variante è semplice e si vende solo nel negozio in viale Corrado IV, dove noi tutti possiamo spiegarne al meglio le qualità, le proprietà e le caratteristiche”.

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