SICCITÀ: L’ALLARME, “SENZA ANIMALI NEI PASCOLI MONTANI A RISCHIO FONDI UE”


L’AQUILA – “Uno degli elementi che richiede l’Unione eropea per erogare i contributi agli allevatori è la permanenza del bestiame nei pascoli per un periodo non inferiore ai 120 giorni. La siccità prematura e prolungata della stagione in corso, potrebbe far decidere le autorità a riportare anticipatamente gli animali nelle stalle, a ciò si aggiungerebbe la scarsa produzione di foraggio a livello nazionale”.

L’allarme arriva da Americo Pezzopane, presidente del comitato allevatori dell’Aquila.

“In queste condizioni critiche, gli allevatori si troverebbero a dover sopportare l’enorme spesa per l’acquisto del foraggio aggravata dalla mancata erogazione del contributo”.

“La soluzione a tale stato di fatto non è assolutamente semplice, gli allevatori si trovano ad affrontare una vera e propria emergenza mai vissuta da questa generazione”.

“Le sorgenti per affioramento, dopo tanta siccità si asciugano in quanto le falde si abbassano
Anche a voler portare l’acqua con le autobotti, sarebbe impresa onerosa e di difficile attuazione per la mancanza di uomini, mezzi e soldi essendo un fenomeno troppo esteso”.

“L’unica via di uscita da questa situazione, che secondo gli studiosi del settore non sarà certamente l’ultima – spiega Pezzopane – è quella che gli allevatori hanno proposto, ossia l’immagazzinamento delle acque piovane attraverso degli invasi come un tempo facevano i nonni, e come fanno i nostri colleghi del nord Italia, che certamente non si scontrano con una burocrazia pesante come la nostra”.

“Il lago di Assergi, a Montecristo ed il lago di Filetto nella Piana di Fugno, hanno dissetato  300 capi grossi ciascuno, oltre alle migliaia di pecore esistenti in entrambe le parti. Oggi chi può si porta l’acqua con la macchina, tenendo presente che gli animali sul territorio sono 1/5 rispetto a quelli esistenti un tempo”.

“Uno dei due laghi è secco a causa della chiusura delle guide che portano l’acqua piovana e l’altro, a causa di divieti da parte del Parco nel ripulirlo come si faceva un tempo, è pieno di erbe acquatiche che ne hanno imputridito l’acqua”.

“Stante così le cose – conclude Pezzopane – sarebbe opportuno affidarsi alle economiche opere funzionanti fatte dagli allevatori e NON ai grandi progetti “mangiasoldi” che deturpano il nostro territorio e non funzionano. Esempio è la spesa di 1 miliardo di lire usate nella località di Roio per realizzare una serie di fontanili che non hanno mai funzionato e che si sono ormai sgretolati, lasciando sul territorio cumuli di macerie che nessuno si prende la briga di smaltire”.

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