SLOW FOOD COFFEE COALITION, PASSA DA SPOLTORE LA FILIERA PER UN CAFFÈ BUONO E GIUSTO


SPOLTORE – Da un lato riconoscere il lavoro dei coltivatori, dall’altro far sì che i consumatori facciano scelte consapevoli. In mezzo una filiera trasparente, interamente tracciabile, grazie alla blockchain che consente di registrare in modo affidabile ogni step nella produzione e quindi permette a chiunque di verificare le informazioni sulla materia prima e sulle trasformazioni subite dal prodotto in ogni fase della lavorazione, dalla coltivazione fino all’arrivo a tavola. È questa l’ambiziosa mission di Slow Food Coffee Coalition, una rete inclusiva che unisce i protagonisti della filiera del caffè, dagli agricoltori ai consumatori, che collaborano verso un obiettivo comune: un caffè buono, pulito e giusto per tutti.

Attraverso la Slow Food Coffee Coalition, sono nate 29 nuove Comunità Slow Food legate alla produzione del caffè in 9 paesi del mondo (Cuba, Filippine, Honduras, India, Malawi, Messico, Perù, Timor Est e Uganda). In otto di queste nuove Comunità Slow Food è stato avviato un percorso di certificazione, Participatory Guarantee System (PGS, in italiano Sistema di Garanzia Partecipativa), basato sulla fiducia e la collaborazione tra diversi stakeholder e che non ha costi aggiuntivi per i produttori.

Ha contribuito a tracciare la filiera del caffè di Slow Food, Trusty, società di Spoltore (Pescara) che attraverso la blockchain permette di registrare tutte le informazioni lungo le filiere agroalimentari.

“È un progetto pilota per mostrare anche ai consumatori quali sono tutti i passaggi che ha dovuto affrontare il caffè prima di essere distribuito”, entrano nel dettaglio Alessandro Chelli, amministratore di Trusty e Mattia Chelli, account manager. “Abbiamo conosciuto gli 8 torrefattori che fanno parte della rete, e discusso con loro delle informazioni da inserire nella piattaforma, su quando, quanto e dove hanno raccolto il caffè, per poi metterle a disposizione con un qr code del cliente finale. Queste indicazioni possono rivelarsi utili anche nella fase di trasporto e distribuzione e di ingresso nel mercato europeo”.

“Siamo stati i primi a collaborare con Slow Food Coffee Coalition in un progetto dove abbiamo tracciato i caffè che arrivano da tre nazioni: India, Honduras e Perù”, spiega Michael Di Genova, marketing strategist per Trusty.

I risultati del progetto sono stati presentati a Torino in occasione di Terra Madre. L’intento è creare nuove connessioni e migliorare la relazione tra agricoltori e consumatori, per dare ai primi maggiore visibilità e promuovere l’identità e la conoscenza del caffè.

Chiunque voglia entrare a far parte di questa rete si trova a sottoscrivere un manifesto che impegna, ciascuno per il suo, ad assolvere compiti precisi: gli agricoltori a mettere in atto tutte le buone pratiche utili ad accrescere la qualità del caffè e a preservare l’ambiente; i trader a pagare un prezzo giusto, riconoscendo la qualità del caffè; i torrefattori affinché valorizzino il lavoro dell’agricoltore, indicando sempre l’origine del caffè in etichetta; e ancora i baristi per accrescere la consapevolezza del consumatore; fino a quest’ultimo per impegnarsi a sapere di più sul mondo del caffè e i suoi mestieri.

“Se le informazioni sono trasparenti può migliorare la qualità economica di chi lavora nella filiera, questo perché i distributori cominciano a scegliere i prodotti fatti in un certo modo e il cliente finale ha una maggiore consapevolezza”, continua Di Genova.

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