Cronaca 15 Dic 2025 15:44

Sulle pendici dell’Etna rinasce la Caraffara: la scommessa della Dop “Nocciola dell’Etna”

Gaetano Aprile
Gaetano Aprile

CATANIA – L’associazione Sicilia in guscio, guidata da Gaetano Aprile, punta a recuperare la tradizione e a valorizzare un prodotto d’eccellenza dell’agricoltura etnea.

Tra i filari che da Sant’Alfio salgono verso Linguaglossa, passando per Mascali e Castiglione di Sicilia, e arrivando fino ai piccoli appezzamenti di Milo e Piedimonte Etneo (Catania), si estende oggi un mosaico verde di circa 1.200 ettari coltivati a nocciolo.

È un territorio antico e generoso, che da secoli custodisce la varietà Caraffara, tipica delle pendici del vulcano, oggi affiancata da nuovi impianti di Giffona e Gentile Romana. La produzione media raggiunge i 15 quintali per ettaro, ma la vera sfida non è soltanto produttiva: è culturale, identitaria e qualitativa.

“Noi stiamo recuperando l’antica tradizione – spiega Gaetano Aprile, presidente dell’organizzazione di produttori Sicilia in guscio – impiantando nuovi alberi e meccanizzando la raccolta. Inoltre, puntiamo sul prodotto lavorato, più remunerativo e molto richiesto dal mercato”.

Oggi la nocciola etnea è quasi interamente biologica certificata, con un valore di mercato che si aggira intorno ai 3 euro al chilo per il prodotto in guscio, e che può raggiungere i 18-20 euro al chilo per i semilavorati destinati alla pasticceria e all’industria dolciaria.

Il legame tra l’Etna e la nocciola non è solo economico, ma anche storico e affettivo.

“Chi è cresciuto qui sa bene che, un tempo – racconta Aprile – molti lavoratori venivano come braccianti. Ricordo ancora la vecchia chiesetta di Sant’Alfio: dopo una forte eruzione, la colata di lava si fermò proprio lì, al confine con la chiesa, mentre Mascali fu distrutta e poi ricostruita. Da allora questa zona è considerata miracolosa”.

Un tempo la raccolta si svolgeva interamente a mano. Famiglie intere arrivavano anche da lontano, dormivano nei fabbricati rurali e lavoravano nei noccioleti.

“C’era una signora, novantenne, che ricordava quelle sere di festa e di balli dopo la raccolta. Oggi – aggiunge Aprile – vogliamo far rivivere quello spirito, ma con tecnologie moderne e rispetto per la tradizione”.

Nocciole dell'Etna

Per tutelare e valorizzare questo patrimonio, l’associazione Sicilia in guscio ha promosso la nascita di un comitato promotore per il riconoscimento della Dop “Nocciola dell’Etna”.

L’obiettivo è chiaro: distinguersi dai Nebrodi, dove si lavora all’ottenimento dell’Igp, e affermare una specificità legata al suolo vulcanico e al microclima unico del versante orientale del vulcano.

Noccioleti

“Il nostro contesto è diverso – precisa Aprile – e questo ci permette di avere caratteristiche organolettiche uniche. Se i due territori fossero simili, non potremmo neanche richiedere una Dop autonoma”.

Accanto alla nocciola, alcuni produttori stanno sperimentando anche la coltivazione della mandorla, per diversificare l’offerta e valorizzare ulteriormente l’agroalimentare locale.

La nocciola dell’Etna si distingue non solo per l’origine, ma anche per la qualità.

“C’è una varietà sui Nebrodi che si pela un po’ meglio – spiega Aprile – ma la nostra, anche se la resa è leggermente inferiore (circa il 40% contro il 50%), ha un sapore molto più intenso e una forma più tondeggiante, ideale per la produzione di farine”.

Nocciole dell'Etna -

Le farine di nocciola etnea, molto apprezzate in pasticceria artigianale, si stanno distinguendo per la loro fragranza e persistenza aromatica. Aprile lo rivendica con orgoglio: “Il gusto della nostra nocciola è nettamente superiore a quella del Piemonte, sia per intensità che per profumo”.


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