TRA STRUTTURE CHIUSE E CAMBI DI GESTIONE: COSA STA ACCADENDO ALLE GROTTE DI STIFFE

foto Upix Fotografia Ipogea

SAN DEMETRIO NE’ VESTINI – In queste settimane sono tanti i turisti che visitano le Grotte di Stiffe. Ma quest’anno la stagione in questo luogo suggestivo della valle del Medio Aterno, a pochi chilometri da L’Aquila, è particolare.

Le persone che camminano nel percorso delle grotte carsiche, aperto agli inizi degli anni Novanta nel territorio comunale di San Demetrio ne’ Vestini (L’Aquila), non possono infatti usufruire dei servizi accessori offerti negli anni passati. Il bar, le toilettes, il parco giochi per bambini e la casa-museo Aquilandia non sono accessibili.

Quanto accade oggi è il risultato di un anno e mezzo di polemiche tra Comune di San Demetrio e Progetto Stiffe Spa, una società di capitali mista pubblico-privato, dove lo stesso Comune aquilano ha la maggioranza delle quote, fondata nel 1996 proprio con lo scopo di gestire le grotte.

Andiamo con ordine. Nella primavera del 2018, a scadenza della convenzione ventennale che assegnava la gestione dell’ingresso alle grotte alla Progetto Stiffe, il Comune di San Demetrio ha deciso di avocare a sé la biglietteria, togliendo di fatto l’unico sostanzioso introito all’azienda che gestiva il circuito turistico di Stiffe (qui un approfondimento che Primadanoi dedicò al tema).

Nei venti anni di gestione, Progetto Stiffe aveva fatto decollare le cavità, con un flusso che prima del terremoto del 2009 arrivava a circa 70 mila visitatori l’anno, e che negli ultimi anni si era ripreso – dopo la chiusura forzata dal sisma – fino a circa 45 mila visitatori l’anno. Uno dei rari buoni esempi di gestione del turismo nell’aquilano.

Dopo la scadenza della convenzione, poco più di un anno fa, e la conseguente fine dell’era di Progetto Stiffe, il Comune ha poi assegnato la gestione della biglietteria delle grotte a diversi soggetti che finora hanno vinto i bandi provvisori emessi, tra i quali il Gruppo Speleologico Aquilano e la cooperativa Studio 85, che oggi gestisce la biglietteria.

L’edificio di legno che ospita il bar e i servizi – la cosiddetta Casa Livigno, donata dal comune lombardo dopo il terremoto del 2009 – il parco giochi e Aquilandia (un museo che riproduce i monumenti dell’Aquila e del suo comprensorio in miniatura) sono però di proprietà della Progetto Stiffe Spa, che tuttavia non potendo più contare sugli incassi della biglietteria non è riuscita a sostenere economicamente l’apertura delle strutture accessorie alle grotte stesse. Per questo sono stati licenziati i tre dipendenti e sono stati chiusi il bar e Aquilandia, con il risultato che appare davanti agli occhi dei turisti in questi giorni.

“Con un investimento di circa 700 milioni di lire, 23 anni fa, tra i primi in Italia costituimmo una società di capitali con investimenti dei cittadini e dell’amministrazione – afferma a Virtù Quotidiane Ezio Leonardis, tra i fondatori della Spa, e da meno di un anno nuovamente presidente, dopo la prematura morte dell’ex numero uno di Progetto Stiffe, Gaetano Serafino – negli ultimi mesi sono stato chiamato a mediare tra le posizioni della società e quella del Comune, con qualche imbarazzo, perché il Comune è il maggiore azionista della società stessa. Ce l’ho messa tutta per creare un clima favorevole, ma ad ora la situazione è questa”.

Il motivo per cui rimangono chiuse le strutture di Stiffe va ricercato nella proprietà delle stesse: Casa Livigno, infatti, è di proprietà del Comune, ma il terreno su cui poggia è di Progetto Stiffe. Per questo è in corso una trattativa per la vendita del terreno, per il quale la società chiede circa 700 mila euro. Il Comune, da par suo, sta aspettando una valutazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Secondo l’amministrazione guidata dal sindaco Silvano Cappelli, le grotte in mano all’ente – che assegna di volta in volta la gestione della biglietteria e delle visite – stanno iniziando a dare buoni risultati, con un numero di visitatori ad oggi in trend con gli anni passati, e guadagni per il Comune stimati in circa 120 mila euro l’anno, una cifra più che doppia rispetto ai 50 mila che l’ente riceveva ogni anno da Progetto Stiffe, secondo l’accordo attivo nell’ultimo ventennio.

“Ci dispiace che chi si propone di costruire uno sviluppo turistico delle Grotte di Stiffe non riesca ad aprire le strutture – evidenzia Cappelli a questo giornale – abbiamo un contenzioso per la Casa Livigno, ma vogliamo perfezionare la vendita, che spero sarà conclusa entro l’autunno. Una volta acquisiti tutti gli edifici intorno alle Grotte, provvederemo ad emanare avvisi pubblici anche per la gestione delle strutture oggi chiuse”.

La rivendicazione della gestione “in house” da parte dell’amministrazione comunale rientrerebbe in un “progetto di sviluppo turistico” (così come era stato annunciato un anno e mezzo fa), proposto a Cappelli e al suo vice Antonio Di Bartolomeo – che tutti in paese danno come candidato certo alle elezioni comunali della prossima primavera – da parte della società di comunicazione Best Management Solutions del romano Andrea Ruggeri, la stessa azienda che ha già realizzato il sito web visitsandemetrio.it e che cura da tempo la comunicazione degli impianti sciistici Ovindoli-Monte Magnola.

Oggi, a più di un anno di distanza dall’annuncio del “progetto di sviluppo turistico”, quali sono i risultati raggiunti? E quali sono, in fondo, gli indicatori per valutare una crescita reale quantitativa e qualitativa del turismo, e quindi dell’economia, a San Demetrio?

Domande che vanno oltre la diatriba sulle strutture oggi chiuse alle Grotte di Stiffe, ma che terranno certamente banco anche in vista delle elezioni comunali del 2020, dalle quali uscirà il sindaco che guiderà il paese dopo due mandati di Cappelli.