PASQUALE DE CAROLIS, LO “SCULTORE DEGLI UCCELLI” E DEGLI “AUDACI VOLI DELLA FORMA”


SAN DEMETRIO NE’ VESTINI – Pasquale De Carolis, 92 anni portati benissimo, ha ancora gli occhi lucidi di candido stupore quando parla dei tramonti, quelli che lui, “scultore degli uccelli”, ammira dalla veranda della sua bottega artigiana, in un panorama che dilata lo sguardo sulla valle dei Vestini, dal comune di San Demetrio fino alla cupola della Basilica di San Bernardino dell’Aquila.

La sua ispirazione più fulgida è rappresentata dagli “audaci voli della forma”, il volo è quello delle sue opere di argilla che tendono verso l’alto, in forme dolci e sinuose, morbide e ondulate, che richiamano il movimento di stoffe mosse dal vento, eteree quanto iconiche.

Sculture che rappresentano la sua innata vocazione, quella che nutre da quando era bambino: “Disegnavo gli alberi e le foglie che si muovevano, disegnavo gli uccelli” racconta a Virtù Quotidiane nel giorno del solstizio d’estate, aprendo calorosamente la sua casa bottega artigiana.

Originario di Bisenti (Teramo), il signor Pasquale, dopo la caduta del fascismo nel 1944, appena adolescente, decide di frequentare l’Istituto d’arte per la ceramica di Castelli, il piccolo e incantevole centro della provincia di Teramo divenuto celebre in Italia e nel mondo per le ceramiche di pregio confezionate e decorate sin dagli inizi del Cinquecento.

Castelli non è che l’inizio di una carriera artistica che porterà De Carolis dapprima sulla cattedra di disegno della “fabbrica di ceramiche di San Bernardino” e poi alla docenza presso l’Istituto d’Arte dell’Aquila durata una vita. Sarà invece l’amore a condurlo nel borgo di San Demetrio, la terra di sua moglie che oggi non c’è più. È qui, nello scrigno delle sue creature, che Pasquale continua incessantemente a scolpire le forme dei voli e a nutrire la sua anima sognatrice con l’entusiasmo di sempre.

“Dare all’inerte la possibilità di fughe lontane”, ha scritto di lui il critico d’arte Antonio Gasbarrini nella prefazione di un volume edito nel 2006, in occasione di una mostra personale di scultura allestita presso il salone espositivo della sede centrale dell’allora Carispaq.

“Si spiega così la ricerca di De Carolis – scrive Gasbarrini – rivolta ad imprimere scatto ad un gesso potenzialmente amorfo e statico a causa del suo biancore, del suo non essere in contrapposizione con una luce ed uno spazio in cui spegnersi e morire. Questo gesso sa invece recepire movimento, leggerezza e libertà, ora tenendosi verso l’alto fino a spezzarsi, ora sprigionando energia quasi fosse animato da una molla”.

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