Cronaca 21 Dic 2025 07:52

Un assaggio della Via della Seta con Tamar al ristorante georgiano Saba, unico in Abruzzo e tra i pochi in Italia

Un assaggio della Via della Seta con Tamar al ristorante georgiano Saba, unico in Abruzzo e tra i pochi in Italia
Tamar Tchitchiboshvili

SILVI – C’è il mondo e c’è il mondo del vino, la storia da bere, quella georgiana: Sakartvelo, la Georgia nel suo nome originale, il paese che ha inventato il vino più di 8mila anni fa, che spinge per essere riscoperto nella sua mescolanza di tradizioni, storia e spiritualità.

Un intreccio unico, specchio della modernità dei suoi vini d’ambra vinificati in anfore di terracotta interrate – qvevri – tradizione ultra millenaria legata alla terra, patrimonio dell’umanità.

Il nostro viaggio in Georgia alla scoperta della più antica civiltà del vino

A sud del Caucaso sulla riva orientale del Mar Nero, il vino era un alimento che dava energia e perciò prezioso, da nascondere ai nemici, e veniva interrato in anfore a forma conica capaci di assicurare temperatura costante e longevità.

Lo ha raccontato nella sua introduzione Tamar Tchitchiboshvili, ambasciatrice dei vini georgiani in Italia, in una speciale serata voluta da “Luca” Mzetchabuk Michitashvili patron del ristorante georgiano Saba, aperto dallo scorso febbraio a Silvi Marina (Teramo), un pezzo di Georgia unico in Abruzzo e tra i pochi in Italia.

Scandita dalla ricchezza di sapori proposti dal cuoco georgian Davit Urushadze, la serata “Radici del vino” ha posto l’accento su 5 autoctoni prodotti da piccole, e premiate, cantine radicate in microzone, uno spaccato del vocato territorio transcaucasico.

Un assaggio della Via della Seta attraverso una piccola, mirata selezione del patrimonio enologico georgiano – sono oltre cinquecento i vitigni autoctoni iscritti nel registro nazionale – culla di varietà viticole dal profilo unico.

Come l’antico e intenso Saperavi – bacca nera, il primo vino georgiano imbottigliato – e il bianco Rkatsiteli, dalle tonalità ambrate nelle versioni macerate, giallo paglierino brillante nelle versioni moderne, dal corredo aromatico più fresco ma comunque complesso.

A tavola, apertura con caviale siberiano servito con burro e pane scuro in accompagnamento al Rkatsiteli prodotto da cantina Gvinia nella micro regione Meskheti, culla spirituale della Georgia; servito non refrigerato (“la temperatura in anfora è l’ideale”), naso dinamico, elegante e molto piacevole.

I khinkali

Antipasti di verdure e noci (i georgiani ne sono grandi consumatori con significativi riscontri protettivi dal rischio di Alzheimer, ha evidenziato Tamar), sfiziosi Khachapuri (focacce farcite con formaggio) e vino rosso per continuare. Non un rosso qualsiasi ma un “raro” Saperavi 2019, un antenato del Syrah qui vinificato in purezza in una microzona del Kakheti, Qartli, da Villa Mosavali; 14 gradi alcolici, frutti di bosco, visciola e morbidezza in bocca con spiccate potenzialità di invecchiamento, ha sottolineato l’esperta.

A seguire Mtsvane, il bianco aromatico, fresco dalle note acidule con gli iconici khinkali, ravioli fatti a mano ripieni di brodo e carne, specialità della casa rivendicano da Saba.

Per entrare nel vivo delle portate di carne, il rosso Marbano/Saperavi della zona di Bolnisi, in accompagnamento al fegato di pollo stufato nel vino e guarnito con chicchi di melograno, poi mtsvadi (maiale allo spiedo) senza dimenticare le classiche verdure grigliate.

Sorpresa finale con un tradizionale vino dolce fortificato vinificato in Qvevri da cantina Kardanakhi 1888/N3, blend di Mtsvane, Khikhvi, Rkatsiteli proveniente da una microzona della regione Kakheti; 18 gradi alcolici e ricordi di dattero, marmellata albicocca, ciliegia bianca (varietà locale) da accostare al dessert, in questo caso la torta ideale (strati di pandispagna, crema di latte caramellato e noci), senza escludere il plateau di formaggi, o pur sempre ottimo da meditazione.

Cinque espressioni della straordinaria biodiversità viticola georgiana per “un viaggio nella storia da bere” ha detto Tamar calice alla mano, il modo migliore per rappresentare una tradizione che si rinnova e sa evolvere. Nessuna aggiunta di lieviti né solfiti, fermentazione spontanea, vini non filtrati, ha sottolineato l’esperta. Vini gastronomici in ideale accompagnamento ai piatti della tradizione, ma anche da meditazione “perché l’abbinamento ideale non è mai a senso unico ma è quello che soddisfa il palato”.

Georgiana di Tbilisi, capitale del Paese, Tamar, “nata e cresciuta in vigna” nella provincia vinicola per eccellenza – la Kakhetia (che produce tre quarti del vino georgiano) – ha coltivato insieme agli studi di economia la passione per il vino fino a farne la sua professione. Organizza tour e degustazioni mirati e sarà lei a curare la prossima estate l’evento Merano WineFestival Georgia 2026.

“La domanda di vini georgiani nel mercato italiano che ama il vino naturale, è in crescita. Conoscere storia e abbinamenti è utile e in molti casi riserva autentiche scoperte”, rileva Tamar, che con la sua azienda L’Anfora srl seleziona, importa e distribuisce vini georgiani in Italia.

Tra Oriente e Occidente, la Georgia conserva le più antiche testimonianze della civiltà del vino tramandate dall’uomo per generazioni perciò è riconosciuta con diversi siti patrimonio culturale immateriale e storico Unesco.


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