USI CIVICI, L’ACQUA DEL GRAN SASSO È UN BENE COLLETTIVO?


L’AQUILA – Essendoci spesso occupati dei beni di uso civico e della loro gestione, raccontando alcune bellezze gestite proprio dalle Amministrazioni separate, come nel caso di Arischia e Preturo (L’Aquila), e in alcuni casi anche la competizione per il rinnovo dei componenti delle Asbuc, ospitiamo l’intervento di Alfonso De Amicis, storico ambientalista dell’Aquila.

Nella sua Tempera, infatti, si vota per eleggere i consiglieri dell’Amministrazione separata dei beni di uso civico domenica prossima, 1 dicembre.

“Forse sarebbe il caso, prima di qualche considerazione sulla questione degli Usi Civici di interrogarsi sullo stato di salute della democrazia. Che cosa vuol dire essere democratici? Dove e in che forma agisce la democrazia oggi? Quale è il suo stato di salute? Sebbene la parola compaia in ogni discorso sul mondo attuale, il concetto-cardine di ‘rappresentanza’ la identifica o in realtà la tradisce? Perché queste domande? E cosa hanno a che fare con la presunta competizione elettorale di domenica 1 dicembre? Ebbene”, afferma De Amicis in una nota, “nel guardare le liste gli interrogativi sorgono di gettito. Una lista di quattro candidati e l’altra di uno, ecco l’arcano, si fa per dire”.

“Una garanzia per essere tutti eletti a dispetto del concetto di rappresentanza e a dispetto della logica della trasparenza, ed una furbata per evitare trappole di carattere amministrativo. Pare tutto concepito dentro un percorso da bar o suggerito in qualche segreteria non di partito, in quanto essi non esistono più, piuttosto da qualche uomo politico”.

“Potrebbe ritornare utile per qualche elezione in un prossimo futuro. Qui sorgono spontanee alcune domande: come ci si può lamentare della ‘politica’ in generale se poi si perseguono metodi identici? Gli antichi greci l’avrebbero chiamata demagogia e in seconda battuta mi viene da domandare se si è a conoscenza della complessità della materia”, ragiona De Amicis.

“Essa – continua – ha una vastità che spazia dagli aspetti giuridici a complessità storiche. Non solo storia del posto, ma Catasti Napoleonici, Onciari, fondi degli Atti Demaniali Fondi delle Perizie, Corte d’Appello. Ma cosa fare dell’enorme territorio e della sua vastità?”.

“L’uso civico di Tempera nella promiscuità con Aragno arriva fin dentro il Parco nazionale del Gran Sasso. Ma c’è un contenuto che non è mai stato affrontato e che andrebbe preso di petto dal punto di vista storico e giuridico e cioè se quella enorme massa d’acqua che sgorga dalle viscere del Gran Sasso sia, come ha sempre sostenuto il compianto professor Alessandro Clementi di uso civico o meno”.

“Conseguentemente a questa visione di bene comune”, aggiunge Alfonso De Amicis, “bisognerebbe abbandonare quelle vecchie politiche che hanno portato ad una mercificazione, e devastazione del territorio in cambio di qualche euro. L’esempio più clamoroso è la cava di inerti proprio sopra l’impluvio del fiume. Oggi la stessa è chiusa per mancati adempimenti monetari nei confronti dell’Asbuc di Tempera e probabilmente avendo chiusa l’attività non si recupereranno né i soldi dovuti e tanto meno, cosa più importante il recupero dello scempio ambientale”.

“Alla faccia di qualche personaggio in cerca di autore che pensava di scambiare ambiente e lavoro”.

“Occorrerebbe cambiare rotta – dice senza mezzi termini De Amicis – . In tal senso richiederebbe come minimo senso della misura, tutt’altro che protervia e arroganza. Sono persuaso che prima o poi la storia presenti il conto. Avendo lavorato per quasi 40 anni su questi temi e soprattutto gli ultimi passati anche nella ricerca e studi di tutti gli Usi Civici Regionali in uno spirito unitario avrei potuto mettere a disposizione quanto appreso in questo tempo di studi”.

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