VIAGGIO NELL’OASI DI FONTECCHIO, LUOGO MAGICO TUTTO DA SCOPRIRE E CORNICE PER MATRIMONI NON CONVENZIONALI
FONTECCHIO – A pochi chilometri da L’Aquila, nello splendido borgo di Fontecchio e nel cuore pulsante del Parco naturale Regionale Sirente-Velino, sorge un luogo incantato che si apre agli occhi del visitatore un po’ per caso: è l’Oasi di Fontecchio, un’area protetta, una riserva naturalistica, rifugio per animali selvatici feriti, un luogo dove grandi e piccoli possono perdersi e ritrovarsi in ogni stagione, tra le foglie colorate dell’autunno, sotto ad un cielo azzurro tra la neve d’inverno, tra i profumi dei fiori in primavera e tra le querce l’estate.
Ad aver voluto a ogni costo questo piccolo spettacolo della natura è stato Jean Luc Furore, italo- lussemburghese, personalità attenta ed esperta che ha fatto della sua immensa passione per la natura una missione di vita.
Jean Luc è un “buono”. Una di quelle persone piene di idee, aspettative e sogni. Uno di questi si è trasformato in un progetto scaturito proprio nella realizzazione e gestione dell’Oasi di Fontecchio, che Jean Luc vive giornalmente insieme alla sua fedele e fidata compagna di avventure, Cloe, labrador color panna, bellissima e giocherellona, che intrattiene gli ospiti dispensando coccole.
Fino agli anni ‘90 l’Oasi non esisteva, era un bosco baronale abbandonato. Diventa la “casa” di Jean Luc nel 1996 quando, armato di amore e pazienza, passione e dedizione, inizia a presentare i primi progetti all’Ente Parco, nel 2005 arrivano i primi esemplari di animali selvatici nei recinti, quelli a rischio, recuperati e curati dal Centro di recupero della Fauna selvatica di Pescara e non più reinseribili in natura o in attesa di essere liberati.
Nel 2008 viene inaugurato il Centro visite allestito dall’Ente Parco con cui Jean Luc era in convenzione. Poi, nel 2009, il sisma blocca ogni iniziativa fin quando il Comune di Fontecchio decide di riscattare dall’Ente Parco la struttura e mettere a bando la sua gestione. Da quel momento, grazie all’opera di Jean Luc e nonostante i lacci burocratici e le difficoltà economiche, l’Oasi inizia ad attirare turisti, curiosi e amanti della natura.
Essendo stata un parco baronale, l’Oasi è circondata per un lungo tratto da mura di recinzione mentre il suo terreno scende dolcemente fino alla ex conceria medievale. L’area in cui sorge l’Oasi, ha alle sue spalle una storia millenaria e le molteplici forme che ha preso durante i secoli sono indissolubilmente legate all’acqua.
L’acqua è, infatti, il simbolo distintivo non solo dell’Oasi stessa, ma dell’intero borgo di Fontecchio, il cui nome tradisce le sue origini. Ma anche la scelta del termine “Oasi” non sembra casuale: da un lato, infatti, non tutti possono vantare, all’interno del centro storico di un borgo, una zona ad altissimo valore storico e ambientale che “sgorga” proprio come un’oasi nel deserto.
Per lo più, sempre a ricordare l’importanza dell’acqua, l’Oasi è la zona in cui fermarsi e “dissetarsi”, riprendere fiato dopo un lungo cammino. Intorno all’acqua si è sviluppato un vero e proprio percorso che ha inizio dalla Piazza centrale di Fontecchio dalla quale si dipana un complesso e articolato sistema di cisterne per la sua raccolta: la piazza era, infatti, un terrapieno e il muro circolare che cinge la particolarissima fontana era una diga artificiale.
Prima ancora della conceria, la zona era adibita a orti in cui l’acqua si raccoglieva allo stesso modo. All’interno di quella che diventerà poi la conceria, il sistema di cisterne sfruttava il medesimo meccanismo: l’acqua veniva raccolta al loro interno grazie al filtraggio. Il percorso prosegue poi fino al fiume e al ponte romano.
Proseguendo nel cammino, tanti sono i muretti a secco recuperati da Jean Luc durante gli anni, la cui arte è stata iscritta dall’Unesco nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità. Questa attenta opera di archeologia industriale ha permesso di ritrovare e mantenere intatte testimonianze di un passato lontanissimo, oggi visibili grazie a Jean Luc che le ha restituite alla memoria mentre ripuliva e sistemava il bosco.
Scendendo ancora un po’ si arriva al vecchio essiccatoio medievale: una grande stanza dalle alte pareti, completamente ristrutturata in pietra e legno, in cui un percorso fotografico e didascalico guida i visitatori tra le bellezze storiche, culturali e naturalistiche del parco Sirente-Velino. Nella sala oggi è possibile sposarsi con rito civile e proprio qui Jean Luc tiene i suoi laboratori, se le condizioni metereologiche fuori sono inclementi.
Il recupero e il riuso dei materiali, la creazione di mangiatoie per uccelli, “Dal seme alla farina”, realizzare tavolozze con i colori delle foglie in autunno, il trekking someggiato alla scoperta delle “tracce” che gli animali selvatici lasciano nel bosco, sono solo alcune delle attività che i più piccoli possono sperimentare all’interno dell’Oasi.
Nella stanza della conceria si aprono tre enormi finestroni che, all’epoca, servivano per far penetrare l’aria ai fini dell’essiccazione delle pelli. Oggi, da quelle tre finestre si apre una vista spettacolare sulla Valle dell’Aterno. E mentre i grandi respirano la natura e “ricaricano le batterie” nell’area dedicata ai picnic, i bambini dai 3 anni in su imparano in piena sicurezza il rispetto per la fauna e la flora selvatici.
Educazione ai valori ambientali e attenzione verso la natura e chi la abita sono, infatti, due delle attività che stanno più a cuore a Jean Luc. In qualità di Centro di recupero della fauna selvatica, in questo periodo l’Oasi ospita alcuni inquilini davvero sorprendenti, recuperati e curati presso il Centro recupero Fauna selvatica del Corpo Forestale dello Stato di Pescara: un allocco e due poiane, sei tartarughe (in letargo essendo inverno), una lepre e due caprioli, Nelson e Laila, mascottes dell’Oasi.
Il palco di Nelson sta crescendo ma lui resta ancora un cucciolo mentre i suoi profondi occhi neri parlano e raccontano a chi lo sa ascoltare di una ritrovata pace nella sua nuova casa. A breve l’Oasi potrebbe ospitare anche altri animali selvatici: i cinghiali.
All’interno dell’Oasi tutto ha una vita propria: non solo la fauna tipica, ma anche la vegetazione e la flora diventano motivo di curiosità e spunto per imparare nuove consapevolezze. Luogo incantato in cui convolare a nozze, l’Oasi di Fontecchio è dotata anche di una piccola foresteria completamente ristrutturata da Jean Luc e arredata con i canoni del riuso dei materiali in cui poter passare la notte e cucinare.
Come in un cerchio naturale, l’Oasi si trova anche lungo il percorso del “Cammino del Perdono” e lungo quella che era l’antica strada che da Sulmona, conduceva ad Aquila. Al suo interno scopriamo, infine, una piccola cappella, scavata nella roccia, la “Chiesetta del Rio”, che si riempie di fedeli e visitatori soprattutto durante la Domenica delle Palme.
Le difficoltà sono tante – ammette Jean Luc – a partire dalla scarsità di fondi e dalla mancanza di una vera e propria rete sul territorio che possa portare sempre più persone a contatto diretto con la natura, soprattutto coloro che vivono nelle vicinanze dall’Oasi, nella provincia aquilana.
Per fortuna l’Oasi resiste, grazie a tanti appassionati viaggiatori e anche a una neo nata campagna di raccolta fondi a suo sostegno che prevede la possibilità di prenotare on-line biglietti o abbonamenti per gli ingressi nella magnifica riserva naturalistica per il 2019. Le attività sperimentate a contatto diretto con la natura permettono la conoscenza del territorio, lo sviluppo della consapevolezza che quanto ci circonda è fragile e può essere irreparabilmente danneggiato da comportamenti che giornalmente, e spesso inconsapevolmente, tutti noi mettiamo in atto.
Avvicinarsi dolcemente alle leggi che regolano la natura vuol dire rispettarne gli equilibri, preservarli e renderli fruibili alle generazioni future senza ipoteche. L’Oasi di Fontecchio è una miniatura del Parco Sirente-Velino e, insieme all’instancabile opera di Jean Luc Furore, rappresenta un baluardo di quanto di più vero e bello l’Abruzzo sa offrire e che, proprio come la natura, va scoperta, vissuta con rispetto, protetta e valorizzata. Luisa Di Fabio
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