Cronaca 04 Feb 2026 07:47

Il vino abruzzese a due velocità, associazioni (e cantine sociali) chiedono rese sempre più alte per le uve da tavola

Il vino abruzzese a due velocità, associazioni (e cantine sociali) chiedono rese sempre più alte per le uve da tavola

PESCARA – Innalzare le rese a 400 quintali per ettaro per i vini da tavola. È questa la richiesta, quasi unanime, avanzata alla Regione Abruzzo dalle associazioni di categoria, durante l’ultima riunione del Tavolo Verde.

La richiesta è arrivata soprattutto dal mondo delle cantine sociali che vedono tra i loro conferitori anche agricoltori di fuori regione, che possono conferire le uve raccolte secondo i quantitativi stabiliti dalle loro Regioni.

Oggi il limite per l’Abruzzo è stabilito in 300 quintali, mentre fino a qualche anno fa, la regione, in virtù di quantitativi particolarmente elevati godeva di una deroga, insieme ad altre, che portava i limiti ai 400 quintali. Se però oggi l’Abruzzo è tornato ai 300 normativi, altri territori continuano a conferire secondo deroga. Da qui la richiesta di innalzare i limiti.

La prima associazione a chiederlo è stata Coldiretti che ha evidenziato “la necessità, soprattutto in annate fortemente produttive come quella del 2025, di riportare all’attenzione del Ministero delle politiche agricole la richiesta della deroga a 400 quintali per ettaro, pur nella consapevolezza delle difficoltà normative, produttive e delle scelte operate dalla Regione Abruzzo negli anni precedenti. La richiesta nasce dall’esigenza di superare la disparità di trattamento che i viticoltori abruzzesi hanno dovuto affrontare durante la vendemmia 2025 rispetto ai produttori delle regioni limitrofe. Questi ultimi, pur conferendo alle strutture presenti sul territorio abruzzese, hanno potuto usufruire della deroga, possibilità che invece non è stata concessa ai produttori abruzzesi”.

“Chiediamo alla Regione di farsi promotrice presso il Ministero delle Politiche Agricole e in sede di Conferenza Stato-Regioni di una riflessione a livello nazionale sul tema del tetto alle rese”, sottolinea Marino Pilati direttore Coldiretti Abruzzo, “lo scopo è una rivalutazione delle limitazioni oggi imposte al territorio regionale, al fine di garantire equità di trattamento, sostenibilità economica e tutela del comparto vitivinicolo abruzzese”

Stessa lunghezza d’onda per la Cia Chieti-Pescara, con il presidente Domenico Bomba, che dichiara “con fermezza il proprio sostegno alle 25 cantine sociali e, più in generale, a tutti i produttori vitivinicoli che hanno avanzato la richiesta di maggiore flessibilità nella determinazione delle rese uve. La proposta di elevare la resa massima a 400 quintali per ettaro per i vini generici, inclusi varietali e da tavola, rappresenta una misura necessaria per garantire la competitività delle nostre imprese, la sostenibilità economica delle aziende agricole e la tutela del lavoro dei viticoltori, anche alla luce delle difficoltà che il settore ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Riteniamo fondamentale che la Regione provveda con tempestività a trasmettere l’istanza al Ministero, affinché questa possa essere esaminata e valutata nel più breve tempo possibile”.

Frena invece Confagricoltura Abruzzo che invitando ad una uniformità a livello nazionale, ritiene adeguati i valori massimi dei “300 quintali per ettaro con una tolleranza del +20% da applicare esclusivamente nelle annate di iperproduzione involontaria dovute a fattori non gestibili dal produttore, come avvenuto nella campagna agraria 2024/2025. Continuare a intervenire spostando l’asticella a seconda delle convenienze del momento significa rinviare il problema, non affrontarlo”, evidenzia Mauro Lovato, vicepresidente.

“Confagricoltura Abruzzo non è disponibile ad avallare soluzioni di corto respiro, utili solo a tamponare l’emergenza senza governare il sistema. Le deroghe applicate a macchia di leopardo non tutelano i produttori: alterano il mercato. Se un viticoltore ottiene condizioni economiche diverse solo perché opera in una regione invece che in un’altra, non siamo di fronte a flessibilità normativa ma a una distorsione evidente della concorrenza”, prosegue Lovato. “Il principio da salvaguardare è quello della pari dignità economica degli agricoltori. In un sistema produttivo nazionale non possono esistere regole differenziate che generano vantaggi o svantaggi competitivi legati esclusivamente al territorio”.

“La legge è nazionale e deve produrre effetti uguali per tutti” sottolinea Mauro Lovato. “In caso contrario si alimentano confusione normativa, giacenze crescenti e una progressiva svalutazione del prodotto, come i dati di mercato stanno già dimostrando”.

Ha preferito non esprimere alcuna posizione il Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo, che, come ha evidenziato il presidente Alessandro Nicodemi durante il Tavolo verde, non ha la titolarità nella gestione delle uve da tavola, ma solo per le Doc e le Docg. In questo caso si viaggia su tutti altri numeri e quantitativi.

Anche per la vendemmia 2025, proprio su impulso del Consorzio, la Regione a luglio scorso ha deliberato la riduzione temporanea del prodotto di annata da immettere sul mercato.

Nello specifico si possono rivendicare fino a 110 quintali per ettaro di uva a Montepulciano d’Abruzzo Doc, anziché 150 previsti da disciplinare, pari a 77hll/ha di vino; mentre 40 quintali rimangono in cantina bloccati.

Il vino sottoposto a bloccaggio non potrà essere certificato né venduto fino al 30 settembre 2027. Si tratta, tecnicamente, dell’attivazione dell’articolo 39 – commi 2 e 4 – della legge 238 del 2016, una misura per la gestione delle produzioni finalizzata a superare gli squilibri congiunturali di mercato e affrontare nel migliore dei modi la prossima vendemmia.

Uno strumento che serve a ridurre l’immissione sul mercato di quantitativi troppo alti, lavorando quindi sul valore del vino stesso.


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