Zero uve zero guadagni. Il dramma dei viticoltori abruzzesi a causa della peronospora
ARI – Zero conferimenti uguale zero guadagni. E se non si ha a disposizione un gruzzolo da parte, diventa impossibile andare avanti. Almeno fino a che non dovessero arrivare ristori concreti e rapidi. È pieno di preoccupazione e angoscia il futuro per piccoli produttori vinicoli abruzzesi, soprattutto quelli che conferiscono le proprie uve alle cantine sociali e quest’anno non avranno nulla da vendergli.
Questo è il risultato di un’annata terribile, la 2023, caratterizzata dall’aggressività della peronospora (fungo che colpisce la vite) e da un clima completamente stravolto, fatto di siccità e pesanti alluvioni.
Dentro con tutte le scarpe in questa situazione c’è Alessio Soldato, 37enne di Vacri (Chieti), conferitore di uve per la cantina sociale di Ari (Chieti), e piccolo produttore con Podere Del Soldato.
“Quello con cui abbiamo a che fare è un problema che ha colpito tutte le colline teatine che hanno perso fino al 95 per cento di produzione nelle cantine sociali e in quelle private”, spiega a Virtù Quotidiane. “Nei nostri terreni, che sono così belli a livello paesaggistico, con alluvioni e calamità naturali è impossibile svolgere l’attività agricola. I mezzi che usiamo sono da frutteto e non mezzi da arature potenti, grandi e stabili. Inoltre le nostre aziende sono frammentate: viviamo in zone dove è difficile muoversi. Tanti per fare i trattamenti hanno rischiato la propria incolumità, rimanendo impantanati coi trattori o vedendo i mezzi scivolare”.
I 10 ettari di Soldato si trovano in una zona collinare “con pendenze fino al 30 per cento”. Insomma salvare le uve dalla peronospora e dalle alluvioni è stato impossibile. Con nessuna uva raccolta, non è stato possibile conferire e quindi i guadagni sono stati azzerati: “Non abbiamo guadagnato nulla”, dice senza mezzi termini.
Ma per Alessio non è arrivato neanche nessun ristoro. “La Regione ha aperto un piccolo bando che ha coperto fino a 360 domande per un prestito da 10 mila euro, da restituire. Io ho un’azienda da 10 ettari, che presuppone un investimento annuale da 30 mila euro. Con 10 mila euro ci pago appena il gasolio e forse qualche fitofarmaco. Per andare avanti ho dovuto attingere ai miei risparmi, ma ci sono tanti, soprattutto anziani che non hanno un ricambio generazionale che stanno mollando”.
Per Soldato, che insieme ad altri 3 viticoltori ha fondato l’associazione Gva, Giovani viticoltori abruzzesi, la situazione è pure appesantita dalla svalutazione dell’uva abruzzese sui mercati: “Il ritorno di investimento per un viticoltore è basso”, spiega, “perché l’Abruzzo ha un primato negativo con le uve dal minor valore sul mercato nazionale. Questo va avanti da 10 anni. In più il tessuto è anziano ed arretrato sulle tecnologie di gestione. Stiamo subendo una catastrofe sociale”.
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