ANGELO MOSCA, L’ARTE COME ATTENZIONE E CONSAPEVOLEZZA SOCIALE

CASTEL DI IERI – C’è, nell’opera pittorica di Angelo Mosca, una voce sottile, talvolta impercettibile ma costante che sussurra a chiunque vi si imbatta, che le opere d’arte sono una possibilità d’incontro con l’altro, tutte piccole grandi sollecitazioni silenti e persino inconsapevoli, che l’artista mette in atto per stimolare una partecipazione, un’attenzione seppur brevi.

Il sentire che sta all’origine della sua produzione e l’azione che ne consegue, si legano nella sua opera in una maniera simbiotica e significativa e ciò rappresenta una rarità, soprattutto se si osserva il panorama artistico contemporaneo del nostro paese, sempre più frammentato, scollato dalla realtà e disseminato di moltiplicazioni e ramificazioni in materia di linguaggi artistici e quindi di esiti.

Teatino, classe 1961, Angelo Mosca si laurea in Comunicazione con una tesi sociologica e comincia ad esporre tra l’Italia e l’estero, sin dagli anni ’90 anche se non subito i suoi lavori vengono apprezzati, perché giudicati troppo discostanti dalle mode del tempo.

Sempre più consapevole delle sue modalità espressive, ideatore di una pittura trasparente, dai tratti onirici ed evanescenti, convinto sostenitore del dibattito e del dialogo (sempre meno presente) tra mondo artistico e società, a quarant’anni si trasferisce a Londra anche alla ricerca di ambienti che riconoscano il valore della pittura e che siano meno prigionieri di certe istanze. Nella capitale inglese, Mosca resta per quindici anni pur non perdendo mai i contatti con l’Italia, dove spesso trascorre periodi di permanenza, tra Ortona (Chieti) e il territorio teatino e Milano.

Da quasi quattro anni è tornato stabilmente in Italia, e ai suoi luoghi “eletti” ha aggiunto un minuscolo paese dell’entroterra aquilano, Castel di Ieri, dove spesso risiede.

Chieti è la tua città natale, il luogo in cui sei cresciuto. Quanto ha influito sul tuo percorso artistico?

Ho  dedicato a Chieti il 24 marzo scorso una mostra ed un libro edito da Pondus in 100 copie, svoltasi presso il Museo Laboratorio di Città Sant’Angelo e intitolata “La mia Chieti ovvero delle origini” in cui parlavo della mia città natale e della sua importanza. Ripercorrevo , mentre dipingevo, mentalmente ed emotivamente, i luoghi e le persone della mia infanzia. Cosa curiosa:  facevo tutto questo nel mio studio di Londra. Ho sentito prepotente ad un certo punto della mia vita, era la il 2016, la necessità di ricongiungermi a questa esperienza. Non so quanto la mia città  abbia influito nel mio percorso artistico ma so che ho iniziato a dipingere proprio quando sono andato via  da Chieti e sono andato a studiare a Milano.

Quali altri luoghi, non solo d’Abruzzo, hanno rappresentato o rappresentano ancora un buon approdo per il tuo lavoro e la tua creatività?

Non so quanto l’arte abbia a che fare con la creatività e quanto con un’idea non modificabile. L’artista esprime attraverso il suo linguaggio, in questo caso la pittura, un’idea del mondo, ovviamente elaborando, rielaborandola e  ridiscutendola per  tutta la vita ma partendo da alcuni assunti precisi  e non modificabili.

La tua carriera artistica non ha seguito tappe regolari o rigorosamente accademiche: una tesi di laurea in sociologia, molti viaggi. Quando hai scelto in maniera più consapevole e decisa la strada della pittura?

Credo di aver scelto davvero solo quando ho preso coscienza del mio destino. C’è chi ci arriva prima ,chi dopo e chi mai. È, giustamente come dicevi tu, un percorso al quale si approda con molta fatica ma una volta intrapreso si prende anche atto della sua ineluttabilità. Se è molto faticoso entrare diviene impossibile uscirne.  La mia mente, i miei pensieri  e le  mie energie sono costantemente altrove. Su quel piccolo spazio che comunemente chiamiamo tela ma che per un pittore rappresenta e racchiude simbolicamente attraverso i segni ed il colore, il suo mondo.  Ecco la mia ricerca pittorica ha a che fare con tutto questo.  Come ho cercato di esprimere precedentemente si modifica continuamente ma resta se stessa.

Dopo aver a lungo vissuto e lavorato a Londra, a contatto con i maggiori artisti e galleristi d’Europa e del mondo, hai deciso di spostare il tuo studio in Abruzzo, nel piccolo borgo medievale di Castel di Ieri. Quali circostanze e quali riflessioni hanno determinato tale scelta?

Evidentemente in quegli anni (2015 e 2016) stavo attraversando un periodo di crisi ovvero di ridiscussione di alcuni principi che fino a quel momento mi convincevano e che poi non mi anno convinto più. Come ad esempio il fatto che gli artisti dovessero rimanere “chiusi” nei loro studi e non partecipare in maniera più consistente alla vita della comunità. Un dibattito che diventa più politico, sociale. L’idea che l’artista attraverso le sue capacità debba contribuire in qualche modo e partecipare ai processi formativi delle opinioni. Porti il suo punto di vista, il suo contributo. Il caso ha voluto che capitassi a Castel di Ieri e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione. Proprio a Castel di Ieri nell’estate del 2015 inaugurai la prima mostra “Castel di Ieri: l’artista nel sistema e il suo tempo”, poi 2016 fu la volta di Balducci e Marie Cool, coppia di artisti italofrancesi noti internazionalmente, che portarono una loro performance nel circolo Arci del paese. Col passare del tempo, su sollecitazione del sindaco Fernando Fabrizio, mi convinsi infatti a spostare il mio studio da Londra a Castel di Ieri e inaugurai così il nuovo spazio con la mostra “From London to Castel di Ieri”. Caricai tutto il mio studio di Londra dove ero stato per 15 anni e ricostruii più o meno fedelmente lo studio a Castel di Ieri rinominandolo Spazio/Studio. In questa mostra ponevo l’accento sull’importanza dello studio per un’artista come luogo di creazione e di incrocio di relazioni. Di lì a poco abbiamo iniziato i laboratori di pittura con le scuole medie della Valle Subequana: nel 2017 abbiamo ospitato Vera Portatadino e Marco Salvetti, nel 2018 Marta Mancini e Michele Tocca; due artisti e circa 50 ragazzi per tre giorni a stretto contatto lavorano insieme e culminano la loro esperienza con una mostra collettiva. Recentemente il 23 dicembre scorso fino a fine gennaio, lo Spazio/studio di Castel di Ieri ha ospitato anche la personale del pittore luinese Vincenzo Ferrara.

Cosa rappresenta per te Castel di Ieri, quale sentimento ti lega a questo luogo dove spesso risiedi durante l’anno? Qual è il tuo legame con il paese come uomo e come artista?

Non ero mai stato nella Valle Subequana e un giorno d’estate da Roma e decisi di percorrere la vecchia Tiburtina Valeria per andare a trovare un amico. Mi trovai di fronte ad un paesaggio insolito e quando mi imbattei nel cartello di ingresso a Castel di Ieri mi trovai del tutto spaesato. Come Castel di Ieri? Cosa vuol dire? Diciamo che questa situazione diede già delle risposte ai miei interrogativi. Naturalmente parcheggiai l’auto in piazza (guarda caso dove poi sarebbe sorto Spazio/Studio) e iniziai a risalire il verso borgo verso la parte più alta, la torre. A metà strada incontrai Fernando Fabrizio (seppi poi il essere il sindaco) e da lì nacque un’amicizia che nel tempo si è trasformata in un sodalizio. Castel di Ieri per me rappresenta simbolicamente e non solo un luogo da cui ripartire, un modello di riflessione per tutti in cui le dinamiche sono le stesse che nel resto del nostro paese È la metafora dell’Italia soltanto che, date le sue dimensioni, tutto è sotto gli occhi di tutti. È più osservabile. Quando sono a Castel di Ieri la porta dello spazio è sempre aperta. Cerco di interagire con gli abitanti accorgo persone che vengono a far visita e per il resto mi concentro sulle mie cose. Dipingo, disegno scrivo, leggo, preparo le tele … La vita che fanno tutti gli artisti a qualsiasi latitudine.

Come può secondo te un giovane o una giovane dei nostri tempi, senza tante risorse economiche, tentare di fare dell’arte la propria vita e il proprio sostentamento magari proprio in Abruzzo?

Forse proprio affidandosi al caso…Ma questa domanda è troppo difficile. Facciamo così: venite a trovarmi a Castel di Ieri e ne parliamo!

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