CINEMA, ALESSANDRO CAPITANI APRE RASSEGNA DELL’AQUILA FILM FESTIVAL


L’AQUILA – Si è aperta con In viaggio con Adele, opera prima del regista Alessandro Capitani, la rassegna “Prima gli Italiani” del L’Aquila Film Festival. Il regista, ieri sera ospite della proiezione, ha raccontato di essere stato all’Aquila tre volte e la più toccante sicuramente è stata quella a un anno dal terremoto del 6 aprile 2009.

“È stato abbastanza toccante anche se è strano parlare di un evento che non hai vissuto in prima persona. Mi ha rincuorato vedere che oggi la situazione sia migliorata e che ci siano manifestazioni come queste che sicuramente aiutano e fanno bene alla città”, ha detto.

La rassegna prosegue stasera con Lovers di Matteo Vicino, con Primo Reggiani, Ivano Marescotti e Margherita Mannino. Proiezioni alle ore 18,30 e 20,45. Alle 19,30 incontro con il regista.

Di seguito, l’intervista che l’ufficio stampa del festival ha realizzato con Capitani.

Alessandro, in questa rassegna “Prima gli italiani”, proiettiamo la tua opera prima . Hai lavorato molto con i corti, alcuni passati nel nostro Festival, poi Il grande salto con Bellissima, il David di Donatello… come sei arrivato a questo film?

Come tutti i registi che iniziano con i documentari, i cortometraggi, la gavetta è lunga e l’obiettivo è quello di esordire con un film. Il David vinto con Bellissima, mi ha aiutato molto parché è stato più facile incontrare persone, parlare con i produttori, leggere delle storie. Importante l’incontro con Nicola Guaglianone. Sceneggiatura, regia e produzione hanno reso possibile la realizzazione del film.

Nicola Guaglianone ha detto di te: ”Capitani riesce a penetrare l’essenza delle cose. Quello che mi piace è il suo rapporto carne e sangue con i personaggi, come riesce a raccontare le relazioni dei personaggi con i loro corpi”. Cosa ne pensi?

La parola che per me vale nel rapporto con gli attori è “tenerezza”. Cerco sempre di trovare un contatto e quando trovo quel collegamento è facile parlare con tutti, non solo con me stesso. Cerco di scavare dentro il personaggio per trovare quelle corde non solo mie ma collettive; chi guarda riesce a riconoscersi in qualche modo, nei personaggi che vede sullo schermo. Adele è un personaggio del genere , diverso da ognuno di noi ma che ha qualcosa che ti affascina, che ti colpisce, che vuoi cercare di capire perché sei curioso, perché si comporta in un determinato modo. Traccio una linea tra me e il personaggio e cerco di far arrivare quella linea anche allo spettatore.

Abbiamo parlato di Guaglianone, collaborazione importante nella tua opera prima, ma sarà stato un privilegio anche lavorare con attori come Haber, la Ferrari, con la nostra abruzzese Serraiocco e poi con il regista francese Patrice Leconte con oltre 40 anni di carriera alle spalle.

Confrontarsi con dei mostri sacri è stato facile perché hai da imparare da loro. Alessandro Haber , con 150 film alle spalle, è straordinario e non puoi spiegare il cinema a un attore del suo calibro ma anzi il contrario . Si devono trovare solo le corde giuste e lavorare insieme. Il film doveva partire prima dell’estate e invece è stato posticipato a settembre; ho avuto, quindi, la fortuna di frequentare Alessandro non solo come regista e attore ma come amico. In realtà ha la stessa età di mio padre ed è stato un po’ come rapportarmi con un padre e forse questa è stata la chiave giusta per raccontare il personaggio di Aldo. Confrontarsi con attori ‘mostri sacri’ è stato stimolante, come con Isabella Ferrari. Sara Serraiocco, al suo quinto o sesto lavoro, ancora non è considerata in Italia una top, per me lo è e sono stato molto orgoglioso della sua partecipazione a questo film. Patrice Leconte è stata una sorpresa che nessuno si aspettava. Cercavamo un regista francese, tramite la coproduzione siamo arrivati a lui. Ha letto il copione e gli è piaciuta la sceneggiatura ed è stato un regalo averlo avuto sul set.

Haber ha un carattere burbero nella vita come sul set?

No, non è così. Lui ha l’età di mio padre e io l’ho trattato come se parlassi con mio padre e questo ha funzionato. Alessandro ha una figlia di 14 anni che adora e con la quale è tenero e generoso. È bastato osservarlo tutti i giorni per capire dove prendere gli elementi che a me servivano per caratterizzare il suo personaggio. Con Sara il discorso è stato diverso perché dovevamo raccontare una ragazza con problemi psichici. Ci siamo ispirati al mondo dell’autismo, della sindrome di asperger. Abbiamo fatto un lavoro di incontri molto lungo e molto serrato, con associazioni e gruppi di ragazzi che ci hanno aiutato a disegnare il personaggio e lei, poi, ha fatto un lavoro strepitoso, rende tutte le sfumature che io immaginavo avesse quel personaggio: tenero, burbero e scontroso, capace di dire verità assolute che ti spiazzano e che ti fanno capire che la vita forse ha bisogno di altre scelte.

A proposito di mostri sacri, grandi attori, nello spirito un po’ cinico dell’umorismo del tuo film non rispettate né Servillo né la Buy (ridendo, ndr)…

Non sappiamo se l’ha presa bene o male. È amico di Alessandro quindi non credo ci siano problemi da quel punto di vista. Abbiamo un po’ giocato con questi mostri sacri ironicamente e senza offesa.

La domanda classica per chiudere l’intervista sull’opera prima è l’opera seconda. Progetti futuri, aspettative…

Devo dire che l’opera prima è una palestra incredibile perché ti fai un’idea di come funziona questo mondo, come ci si comporta, il tipo di relazioni che devi instaurare , che cosa devi proteggere, e poi tutto quello che devi conservare per l’opera seconda. Per il futuro due progetti in fase di scrittura e che mi auguro vedano la luce il più presto possibile.