DALLE MINIERE ALLE MINING FARM, L’ORO DI GONDO DI CLAUDIO CERASOLI CONQUISTA PREMIO CANON GIOVANI
L’AQUILA – Dalla corsa all’oro a quella alle criptovalute. Con le miniere dell’era contemporanea rappresentate dalle mining farm. È sulle tracce di una di queste che si è messo l’aquilano Claudio Cerasoli, 31enne fotografo freelance, che spinto dalla suggestione di raccontare con le immagini l’estrazione delle monete virtuali ha raggiunto Gondo, frazione del comune svizzero di Zwischbergen, nel Canton Vallese, e ha iniziato a scattare.
Il lavoro gli è valso il Premio Canon Giovani, nella categoria progetto fotografico, che ha ritirato il 14 luglio scorso nella cerimonia a Cortona (Arezzo) pensata proprio per dare visibilità a giovani fotografi italiani con meno di trentacinque anni.
Dopo una laurea triennale in Economia e Commercio, Cerasoli si è diplomato nel 2013 al corso triennale presso l’istituto superiore di fotografia e comunicazione integrata di Roma (Isfci). Claudio è un fotografo freelance dal 2014 e quest’anno è entrato nel pantheon dei più promettenti fotografi italiani: in circa mille hanno partecipato alla competizione, che quest’anno, giunta alla tredicesima edizione, ha contemplato anche una sezione per i multimedia.
I due vincitori sono entrati all’interno della programmazione del festival di “Cortona on the move”, dove sono esposti fino al 30 settembre.
“Il premio del concorso consiste nella produzione della mostra, attrezzatura fotografica e un anno di tutorship”, dice Cerasoli a Virtù Quotidiane. “Quest’ultima insieme alla mostra è la parte più interessante perché dà la possibilità ai vincitori di essere seguiti e di stare a contatto con un tutor esperto che lavora nell’ambito della fotografia. Aspetto da leggere come un momento di crescita e di confronto unico. Io, nello specifico, lavorerò con Renata Ferri, editor di IOdonna e Amica“.
“Il giorno della premiazione, preceduta da un incontro tenuto presso la sede della mostra, è stato un momento molto stimolante, sviluppato in modo davvero naturale, riguardo il lavoro in mostra, che rimpallava tra l’analisi fotografica del lavoro e quella del mondo raccontato nelle foto. Poi c’è stata la premiazione accompagnata dalla proiezione dei lavori finalisti in un chiostro pieno di gente”, aggiunge.
L’Oro di Gondo, il progetto fotografico con il quale ha vinto il Premio, affonda le sue radici circa un anno fa, quando “parlando con degli amici – racconta Cerasoli – sono venuto a conoscenza del mondo delle criptovalute e del modo in cui vengono generate. Da quel momento ho iniziato a studiare e a documentarmi sul mondo dei miner, ovvero le persone che si occupano di estrazione di criptovalute”.
“Spesso negli articoli di giornale quando si parla di queste persone si possono trovare espressioni come ‘nuovi cercatori d’oro’ e ‘minatori’e la terminologia che si usa è identica a quella utilizzata per la vera e propria estrazione di oro in miniera. Questa operazione viene effettuata in un luogo che si chiama miniera e le persone che lo fanno sono detti minatori. Da questa suggestione e spinto dalla curiosità di trovare un nesso tra questi due mondi così distanti nel tempo, ho iniziato una ricerca per trovare un posto in cui nel passato veniva effettuata estrazione d’oro in miniera e che oggi ospita miniere di criptovalute”.
“Dopo questa ricerca, durata un bel po’, ho trovato Gondo. Un paesino che si trova in Svizzera lungo la strada del Sempione che va da Milano a Brig”, racconta ancora.
“Dal 1600 al 1897 lì erano attive delle miniere d’oro e dal 2017 esiste una mining farm abbastanza grande. Quindi, a farla breve, ho preso i contatti e a febbraio, dopo un lungo carteggio con i responsabili della mining farm, sono partito. Lì ho fotografato la mining farm e alcune delle persone che la gestiscono. Poi, per quanto riguarda la parte storica del lavoro, ho avuto contatti con il responsabile del museo dell’oro di Gondo che mi ha dato la possibilità di fotografare oggetti e documenti storici relativi alle miniere d’oro”.
“Un altro aspetto che volevo analizzare era se e in che modo il paesaggio avesse avuto un ruolo in tutto questo. Il tema, ancora un po’ incompreso da parte del pubblico, credo sia molto attuale e degno di essere approfondito e studiato”, fa osservare Cerasoli. “Un’ulteriore motivazione è stata la possibilità di affrontare una tematica diversa da quelle che avevo trattato in precedenza”.
“Da ottobre sto portando avanti un altro progetto”, svela poi Cerasoli, “forse a breve verrà pubblicato un piccolo estratto. Per il resto ho anche altre idee di lavoro, al momento ancora tutte su carta”. Valerio Epifano
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