LIBRI: “SUZANNE”, UN ROMANZO DI BELLA LETTURA


di GIANFRANCO GIUSTIZIERI*

L’AQUILA – Nel ricevere il libro Suzanne di Lara Savoia, Il Raggio Verde Edizioni, Lecce, 2018, l’attenzione è stata subito catturata dal titolo secondo un nome che ben conosco per una canzone di Fabrizio De André, cantante e poeta tanto amato. Il cantautore genovese, nel lontano 1972, tradusse una delle più celebri canzoni di Leonardo Cohen, già scritta in versi poetici, dedicata alla ballerina Suzanne Verdal.

Dalle strofe emerge una delicata armonia, simbiosi del travolgente amore dell’autore insieme ad un suo profondo desiderio spirituale, come la stessa danza riesce spesso ad esprimere. Suzanne, brano ripreso e cantato in diverse lingue, reinterpretato da De Andrè con una narrazione musicale dove il fiume e la natura costituiscono i confini nei quali si distende il sogno d’amore.

Inoltre la riflessione va sulla raffinatezza della copertina firmata dal pittore Enzo De Giorgi con l’immagine femminile le cui mani scorrono delicate sulla tastiera del pianoforte e sembrano rimandare a suggestioni musicali di storie lontane.

Poi le citazioni iniziali: la prima ripresa da una poesia di Attilio Bertolucci La rosa bianca (dalla raccolta Fuochi in novembre, 1934), omaggio alla sua donna che simile alla rosa bianca di fine estate fiorita alle prime nebbie, viene proiettata avanti nel tempo con l’auspicio di vivere sempre la giovinezza e la seconda con pensieri tratti dal libro di Giovanni Testori Il senso della nascita. Colloquio con don Luigi Giussani in cui si entra nel mistero e nel significato della nascita dell’uomo. Tutto contribuisce ad un ottimo biglietto da visita per una lettura continuativa: apro le pagine e conosco Suzanne e la sua storia.

Una lunga storia che inizia in una cittadina del Salento dove vive felice la piccola Suzanne, figlia di un celebre violinista e di una madre sempre presente e premurosa. La bambina ama la musica ma avverte ostilità verso il padre per l’annuncio di un prossimo trasferimento a Milano con l’intenzione d’iscriverla al Conservatorio al termine della scuola primaria.

La continua paura di un possibile confronto con il padre per non saper rispondere alle attese, un concerto rifiutato, la bella amicizia con due altri bambini, Louis amico misterioso che appare e scompare sempre dalla sua vita e destinato a divenire l’amore mai definito, la morte tragica della madre e la sparizione del padre segnano la fine del soggiorno salentino.

Suzanne si trasferisce in Inghilterra a casa dei suoi tutori legali nominati dal padre nel caso di un eventuale e improvviso accadimento. Dopo le prime difficoltà di adattamento e il pensiero sempre rivolto a Louis, la vita riprende quasi felice anche con l’arrivo di Alex e Fiorella, i suoi vecchi compagni di gioco e l’affettuosa amicizia della giovane inglesina Kate. Ma un mistero è nella sfarzosa dimora: un quadro e una stanza perennemente chiusa a chiave. Si aprono nuovi scenari legati alla sua nascita, alle sue origini e all’identità di Louis improvvisamente riapparso.

Suzanne, ormai maggiorenne, decide di andare a L’Aquila per raggiungere i suoi amici d’infanzia, studenti nel capoluogo abruzzese e terminare gli studi di pianoforte al locale Conservatorio. Qui nuovi intrecci, l’incontro con Gabriel professore di storia della musica, il viaggio a Pietroburgo alla ricerca del padre forse giunto fino a lì, il ritorno a Natale nella casa salentina, poi a Roma per conoscere i nonni materni, ancora L’Aquila e l’amore pieno con l’uomo dalle diverse identità, con pagine che si susseguono fino agli ultimi capitoli dove ogni mistero viene svelato.

Laura Savoia non è alle prime armi nell’arte della scrittura. Reduce dall’Aquila dopo il tragico sisma del 2009 è tornata a Salve, ridente cittadina del Salento, suo luogo di nascita e dove tuttora vive collaborando con alcune testate giornalistiche e organizzando eventi culturali.

Ha pubblicato tre sillogi, è presente in diverse antologie poetiche e sue poesie sono state tradotte in russo, inglese e rumeno. Suzanne è il suo primo romanzo, la prima prova d’incontro con personaggi immaginari e le loro storie, la capacità di costruire sul foglio bianco una trama ed aprirla a pagine e pagine per l’interesse del lettore: “Mi trovavo al mare, in un chioschetto gestito in estate dalla mia famiglia, ad un certo punto ho visto arrivare una ragazzina con degli amici. Era solare, estroversa e anche carina. L’ho fissata, ho provato ad immaginare la sua vita … ed è nata Suzanne … la storia di Suzanne è nata così”, queste le parole rilasciate dall’autrice in un’intervista ad un giornale leccese.

Il libro pone molte note di riflessione che possono essere suddivise, per comodità, in aree tematiche. Innanzi tutto l’amore nelle sue diverse declinazioni.

Luciano Bianciardi (Grosseto, 1922-Milano, 1971), scrittore, giornalista e critico televisivo tra i maggiori nel secondo dopoguerra, spirito ribelle e anticonformista, attento osservatore della società del tempo, ebbe a racchiudere in un aforisma, tra i più noti, il suo pensiero sull’amore: “L’amore è creazione artistica, è fantasia, è fantasma, sogno e quindi realtà, la più grande realtà”.

Questa citazione avvolge completamente l’opera della Savoia. Come la canzone di Cohen che interpreta le esigenze del corpo e dell’anima così nella Suzanne del romanzo la creazione artistica dell’amore accompagna tutta la vita della protagonista: “Tutto quello da cui fuggi ti rincorre e l’amore è il predatore più tenace, l’ho capito anch’io”, dice Suzanne al padre finalmente ritrovato.

Infatti in ogni età, in ogni luogo la memoria di attimi fuggenti la segue, la cattura, diviene il suo presente. Seguire il proprio sogno, superare le diffidenze e le leggi naturali e sociali ma nello stesso tempo lasciare che lo scorrere della vita prenda le sue decisioni. Suzanne vuole amare senza sentirsi in colpa, il desiderio dell’altro anche senza l’altro perché l’amore, quello vero, non ti lascia mai andare: “Non riusciva a credere che fosse lì con lui. Sentiva due sensazioni contrapporsi: paura ed eccitazione.

“È come l’India, bella e lontana! Inutile farsi troppe illusioni. […] ma qualcosa di nuovo e più profondo le stava nascendo dentro, qualcosa che andava oltre l’orizzonte, il deserto e l’oceano Indiano. Forse era quello l’amore, il volere tutto di una persona e, allo stesso tempo, poterne fare a meno. […]”. Questo è il punto di approdo di Suzanne, un sentimento forte, senza barriere, radicato nel passato e proiettato nel futuro a cui lo scorrere del tempo riserverà sorprese continue.

Poi il mistero, quasi un giallo, un intreccio continuo in un gomitolo di identità che pagina dopo pagina sarà dipanato. Un’ombra, solo un’ombra che si materializza davanti a Suzanne, dopo la fuga per essersi rifiutata di suonare davanti agli ospiti del padre, la prende per mano, la tranquillizza, parla con lei: un ragazzo senza nome che prima di rientrare “[…] guardò un’ultima volta e lo salutò da lontano, agitando la mano libera, era troppo buio perché lui la vedesse […]”. Un altro incontro: Louis appare nella vita di Suzanne subito dopo la morte della mamma: “I suoi occhi trasparenti sembrarono a Suzanne due zaffiri bianchi. Suzanne abbassò subito lo sguardo come se ne avesse paura. Non capì il tumulto di quell’istante e strinse istintivamente entrambe le mani sul petto per non perdere il cuore che le batteva forte, come se stesse esplodendo, come se fosse felice”.

È l’amore che entra nella vita della protagonista, dapprima bambina, poi giovane donna. Infatti Louis sparisce, tornerà dopo molti anni ma il ricordo di lui costituirà sempre il suo presente. Nella narrazione fa il suo ingresso un altro giovane sconosciuto incontrato per caso a L’Aquila che si rivelerà il suo professore di storia della musica nel Conservatorio: Gabriel. Forse un nuovo amore, ma il giovane professore sembra rivestire una precedente e conosciuta identità.

Poi Golconda, sommo violinista quasi fantasma, di cui tutti parlano che entra nelle pagine solo verso la conclusione. Il ragazzo misterioso/Louis/Gabriel/Golconda: l’intreccio verrà sciolto.

Infine il quadro e la stanza sempre chiusa nella dimora inglese come apertura per nuove pagine di mistero. Chi è la vera madre? E quelle rose bianche che sembrano rinviare alla poesia di Attilio Bertolucci nell’iniziale citazione del libro? Il lettore è coinvolto nel tessuto del romanzo, spesso è costretto a tornare indietro per riprendere i fili aggrovigliati fino alla soluzione finale che non viene rivelata per il piacere della lettura e della scoperta.

La terza area tematica può essere costituita dai territori dell’azione: il Salento, la campagna inglese, la città dell’Aquila, San Pietroburgo, Roma. Tutti luoghi narrati con una scrittura distensiva e armoniosa attraverso la quale l’autrice compie una duplice azione: rallenta lo svolgere stringente degli avvenimenti e fa emergere cura e cultura conoscitiva per ciò che descrive.

Il Salento, terra nativa ed amata, richiamo perenne di rifugio e memoria dove gli ambienti sono: “[…] una vera e propria terrazza sul mare dove i gerani, i pergolati di glicine, le azalee e numerose piante mediterranee si arrendevano all’intenso azzurro del cielo”. E i due mari: lo Ionio con le sue lunghe onde donava alla terra tonalità multicolori e l’Adriatico dal quale il vento impetuoso riusciva a sollevare innumerevoli molecole d’acqua che aeree bagnavano ogni cosa intorno. La campagna inglese e le sue città: “[…] Londra con i suoi ponti, il Tamigi che la accarezzava per poi perdersi lontano verso altri confini, […]. I cottage, abbracciati l’uno all’altro […]. L’erba ben tagliata e, a tratti, il terreno declive accoglievano una grande quantità di piante selvatiche. […]”.

Poi la descrizione particolareggiata della villa al confronto della quale la casa salentina si rivelava come una piccola dimora di provincia. E L’Aquila, città dello studio e dell’amore, con la sua Piazza Duomo rettangolare, le fontane dell’Antino, il grande mercato in un’esplosione di luci e di colori, l’altra chiesa con una Madonna vestita di nero portatrice di un sottile presagio.

Poi le caffetterie, luoghi d’incontri e di amicizie. San Pietroburgo con le strade innevate, il freddo pungente, i meravigliosi palazzi e il fiume Neva che scorre lontano fino al Baltico: scenari di una possibile fiaba! Anche per il cibo una sottolineatura: bliny e polpette di luccio!

Infine Roma con i chiarori dei palazzi dagli ampi balconi, i pavimenti di maiolica, l’arredamento di secoli illustri e gli affreschi che stordiscono gli occhi e la mente. A chiusura un’ultima nota per un altro elemento unificante della narrazione: la musica. Suzanne, Albert, Louis/Gabriel/Golconda, Andrea, Fiorella sono musicisti e gli strumenti musicali sono compagni fedeli della loro vita e spesso la determinano.

La musica è espressione di amore, di odio, di successo e viene inseguita, ricercata, sognata. S’integra nel quadro narrativo di cui è parte essenziale, insieme all’amore costituisce l’accordo di questo romanzo per una bella lettura.

*studioso e scrittore