STORIE DI REATI DELL’ABRUZZO OTTOCENTESCO NEL LIBRO DI FILIBERTO CIAGLIA, PRESENTAZIONE A FAGNANO ALTO


FAGNANO ALTO – Domenica 23 febbraio alle 16,15 la sede della Pro loco di Fagnano Alto (L’Aquila) ospiterà la presentazione del libro del giovanissimo storico Filiberto Ciaglia, dal titolo Lex et Paupertas – Storia dei crimini nell’Abruzzo aquilano tardo ottocentesco.

L’evento, alla presenza dell’autore e di Eugenia Scarino delle edizioni “Il Calamaio”, accompagnato dalla musica e da una degustazione di prodotti tipici del territorio, rientra nell’ampio progetto della Pro loco Fagnanese di valorizzazione dei borghi e delle radici dell’Abruzzo interno, tanto che la scelta di tenere la presentazione a Fagnano Alto non è casuale.

Infatti, come racconta l’autore a Virtù Quotidiane, “una delle pagine più originali del libro riguarda la vicenda di un giovane di 18 anni nato a Fagnano, e poi trasferitosi a Molina, che convinse molti operai e contadini tra la Val Subequana e la Marsica ad emigrare in Bulgaria, dove li avrebbe attesi e assunti un’impresa edile. La vicenda è tra le più curiose del volume e tra le più interessanti, specie per la portata geografica e per la rete che il ragazzo costruì per portare a termine quel che si era prefissato”.

Ciaglia, originario di Collarmele (L’Aquila), con il suo volume Lex et Paupertas, ha coronato un’esperienza maturata all’interno dell’Archivio di Stato aquilano attraverso lo studio di fonti e fascicoli inediti e per questo del tutto nuovi nel panorama degli studi storici, relativi ai processi penali del tribunale cittadino nella seconda metà del XIX secolo.

Un giorno di festa a Cocullo

“Alla fine di questa breve e fantastica esperienza”, continua Ciaglia, “posso affermare che le fonti in esame rappresentano uno tra i portali più interessanti per catapultarsi nell’Abruzzo ottocentesco. Gli interrogatori di parti lese ed imputati permettono allo studioso e al lettore di entrare in possesso non solamente di una semplice testimonianza dinanzi all’autorità di pubblica sicurezza, ma anche di una descrizione dettagliata di storie, luoghi e momenti che in altro modo sarebbe difficile rievocare. Gli uomini e le donne di quel tempo riemergono dunque con le loro storie dalle carte impolverate, restituendo al lettore spaccati di vita della regione nel trentennio successivo all’assestamento dell’Italia unita”.

E infatti, uno dei motivi per cui il libro, uscito a dicembre 2019, è stato scritto è proprio quello di voler ridare voce agli ultimi e far conoscere in un modo nuovo la dimensione dei paesi interni, così da non lasciare cadere nell’oblio le storie di vita della gente comune.

I crimini da loro commessi, infatti, non sono altro che lo specchio della realtà sociale, di un disagio comune non solo alla provincia giudiziaria dell’Aquila, ma all’intera penisola italiana, rappresentando, come si legge nell’introduzione del volume, uno degli aspetti più crudi e allo stesso tempo più autentici delle storie di vita narrate. Luisa Di Fabio

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