“TEATROVAGANTE” A SANTO STEFANO DI SESSANIO, PROSEGUE IL VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELL’ABRUZZO


SANTO STEFANO DI SESSANIO – Lo scorso fine settimana a Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) terza tappa di Teatrovagante, l’originale idea di Sara Gagliarducci, che insieme a Valentina Nibid sta portando in giro per i borghi abruzzesi performance teatrali in cambio di ospitalità e soprattutto di un racconto.

Le due artiste hanno progettato un vero e proprio baratto: viaggiando attraverso l’Abruzzo, Gagliarducci e Nibid si fermeranno nelle comunità disposte a ospitarle e a raccontarsi. In cambio Teatrovagante offrirà esibizioni artistiche.

Ogni luogo che aderirà sarà protagonista di un articolo su Virtù Quotidiane, media partner dell’avventura, in una sorta di diario di viaggio. Ecco il terzo.

SANTO STEFANO DI SESSANIO – 2 AGOSTO

Caro diario, è domenica pomeriggio. Seduta all’ombra di un giardino vicino al laghetto, tra le rose e le farfalle, mi ritrovo a ricordare ciò che è già accaduto e che sembra lontano nel tempo e a immaginare quello che ancora dovrà regalarci questo viaggio.

Venerdi 31 luglio siamo in partenza dall’Aquila. In macchina ci raggiunge l’odore forte degli incendi che divampano nelle montagne intorno. Silenzio. Alle 16:30 arriviamo a Santo Stefano di Sessanio. Siamo accaldate e grondanti di sudore ma ci emozioniamo all’ombra generosa e accogliente dei grandi alberi. Finalmente respiro. Ci guardiamo io, Sara (Mimì) e Vale (Ninetta) ed esultiamo immerse nell’incanto del pomeriggio con le cicale che cantano e le foglie che si muovono al vento. In reception ci accoglie il sorriso strepitoso e la gentilezza genuina di Piera. La Locanda sul Lago, dove alloggiamo, sembra trasportarci in un altro tempo. I mobili di legno antico emanano il fresco della siesta nel sole di fine luglio.

Ci rinfreschiamo e partiamo alla scoperta del paese guidate da Chiara che insieme ai simpatici asinelli di Gira e Rigira ha trovato a Santo Stefano il luogo per coltivare le sue idee e i suoi sogni. La scalinata a gradoni di pietre ci porta alla piazza principale che sarà la location per gli spettacoli di Mimì e Ninetta. Ci introduciamo tra le viuzze in ombra, i portici, la via delle botteghe, le nobili mura e le antiche porte che di tanto in tanto improvvisamente regalano aperture su un paesaggio naturale scarno e morbido quasi lunare. Dall’alto, le gru a lavoro, imprimono i loro colori sul paesaggio di pietra e impalcature, dove svetta la torre che piano piano torna a riprendere forza e potere. Gli squarci sono onirici e a volte ho l’impressione di essere un personaggio di un film di Fellini. La montagna domina la valle.

Verso le 18:00 incontriamo due nostri compagni di viaggio che si muovono in camper, Assalti Corsari, musica e teatro itineranti, Pino Potenza e Ombretta Mantoan. Pino ha un palchetto da montare per il teatro dei burattini. Eleganza e tradizione trovano posto tra i versi nell’antica metrica dell’Orlando Furioso, tra i lazzi e le maschere della Commedia dell’Arte che lui sgrana all’impronta con la sapienza del cantastorie. Brunetta è alta, vestita di gonne lunghe, la sua voce vola leggera accompagnata dal suono della chitarra. Insieme a loro c’è sempre Bacco, il cane sornione, e con lui la ciurma è al completo. Siamo sei.

Cerchiamo storie, personaggi caratteristici. Mario, l’oste della Locanda del Palazzo dove mangiamo per questi tre giorni, fa al caso nostro: è un uomo robusto e loquace, ci accoglie con un sorriso e la luce entusiasta dei suoi occhi pieni di storie e ricordi. Il cibo carico di sapori antichi è squisito.

Il giorno dopo Ninetta si esibisce con La Giostra. Nonostante io abbia visto il suo spettacolo diverse volte mi colpisce come se fosse la prima. Il grande ombrellone di pizzi candidi cuciti al vento, i vari personaggi, le musiche, la mitica pulce Fru Fru, i palloncini e la casetta di carta velina adibita a circo creano un’atmosfera magica. È suggestivo lo spettacolo di notte. Il giorno dopo è la volta di Mimì, clown vagabondo, che interagisce con la gente in un clamore di applausi e di risate. Penso che Mimì abbia delle espressioni veramente poetiche e quando finisce lo spettacolo sembrano mancarti la sua presenza e la sua ironia, tra le calze rimediate e le scarpe grandi. A seguire costantemente il nostro lavoro, sorridente e disponibile, Vincenzo. Il presidente della pro loco che, insieme a Gira e Rigira, hanno desiderato la nostra presenza.

A volte andiamo in parata per il paese, Mimì e Ninetta leggendo il loro manifesto, io recitando mie poesie, Il Mare e Le Lucciole, intervallate dalla voce di Brunetta che canta strofe di Alfonsina e Amata Terra Mia. L’incontro con i molti turisti è di affetto e divertito, si lasciano trasportare con risate, parole, canti. Alcuni si fermano e insieme possiamo creare un momento di sospensione e leggerezza comune. I nostri sguardi si incontrano con i loro e ci sembra quasi un miracolo essere insieme all’aperto in un posto così meraviglioso.

Ora siamo al momento dei saluti, ci esibiremo insieme per l’ultima volta e stiamo già pregustando la prossima cena, l’ultima di questi tre giorni fantastici. Andremo a cena tutti e sei con i soldi del cappello finale che metteremo in comune, ci butteremo per l’ultima volta nelle strade illuminate dai fragili lampioni e domani ripartiremo.

Nel ristorante hanno fatto nido delle rondini. Io anche sono una rondine, ospite delle mie amiche clown e proprio come una rondine spero di ripartire con loro per una nuova avventura. Si smonta il circo come nella Giostra di Ninetta e piena di nuovi ricordi e incanti torno a casa sotto il cielo di agosto ma prima di tornare io e Ninetta andremo al mare e chissà se immergendoci nell’acqua salata con ci verrà qualche nuova idea. Per ora la strada sembra più lunga nelle ombre del tramonto.

TeatroVagante
La rondine
Emanuela Di Francesco

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