UN PO’ DELL’AQUILA NELLA MOSTRA DI RAFFAELLO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE


di ROBERTO PAOLUCCI*

ROMA – Qualche giorno fa, di buonora, ho preso il pullman diretto a Roma per andare a visitare la grande esposizione di opere pittoriche di Raffaello Sanzio alle Scuderie del Quirinale.

Con l’animo di chi sa che vedrà qualcosa di eccezionale sono arrivato al piazzale di fronte al portone di ingresso delle Scuderie.

A causa della pandemia e per rispettare le norme igieniche di sicurezza, l’ingresso è stato organizzato in gruppi di dieci persone con accesso ogni dieci minuti. Il tempo di sosta in ogni sala per visitare le opere era di cinque minuti, poi un campanello avvisava che era il turno del gruppo successivo e si passava in un’altra stanza.

Con grande emozione sono entrato nella prima sala insieme alle altre nove persone che formavano il mio gruppo.

Che meraviglia osservare i dipinti e i disegni del grande maestro di Urbino, deceduto all’età di soli trentasette anni. Ho potuto ammirare da vicino il ritratto della “Fornarina”, la donna della quale Raffaello era innamorato.

Ho visto il dipinto della “Madonna d’Alba” con il bellissimo paesaggio montuoso che le fa da sfondo. Più in là, il ritratto di Baldassarre Castiglione, dalla pittura superba e raffinata e poi il celebre ritratto di Papa Giulio II.

Ho visto anche il piccolo dipinto “Il sogno del cavaliere”, realizzato da Raffaello quando aveva l’età di ventuno anni. Il dipinto risplende come un diamante per genialità compositiva e per la delicatissima stesura dei colori.

Proseguendo il percorso della mostra sono arrivato al “Doppio ritratto”, custodito al Museo del Louvre, dove Raffaello si è raffigurato insieme ad un suo amico: l’aquilano Giovan Battista Branconio.

Fra le tante opere ci sono anche alcuni bozzetti disegnati da Raffaello per la realizzazione del dipinto “Il trasporto di Cristo” o “Pala Baglioni”.

Non voglio dilungarmi ancora nella descrizione delle tante opere esposte, ma voglio soffermarmi su un’opera in particolare che mi si è presentata davanti come fosse un’apparizione a metà del percorso espositivo.

Si tratta del celebre dipinto “La Visitazione” che Raffaello dipinse per la famiglia aquilana dei Branconio. Questo dipinto è rimasto esposto all’interno della chiesa di San Silvestro, a L’Aquila, proprio nella cappella Branconio, dal 1519 al 1655 (circa 150 anni). Il dipinto poi fu sottratto dagli spagnoli che in quel periodo occupavano la città. L’opera è tuttora conservata nel Museo del Prado a Madrid.

Il dipinto rappresenta l’incontro di Maria, futura madre di Gesù, con Elisabetta, sua parente e futura madre di Giovanni Battista.

Le due donne sono state ritratte da Raffaello nel momento in cui, con tenerezza, si stringono la mano e si comunicano il mistero che entrambe portano nel loro grembo; un “mistero” che avrebbe di lì a poco rivoluzionato la storia dell’umanità.

Alle due figure in primo piano fa da sfondo un paesaggio meraviglioso con delle rocce posizionate in entrambi i lati e un corso d’acqua nella parte centrale pianeggiante dove, sul lato sinistro, vicino alla roccia, Raffaello ha dipinto il battesimo di Gesù.

All’orizzonte, in lontananza, una sequenza di monti che, per forma e spazialità, somigliano molto alle nostre montagne.

La pittura è talmente raffinata e potente che le due figure in primo primo piano sembrano distaccarsi dal contesto paesaggistico e presentarsi, a chi osserva l’opera, in tutta la loro bellezza grafica e coloristica.

Davanti a questo dipinto non ho potuto non pensare all’impulso culturale che l’opera avrebbe dato alla città dell’Aquila se non fosse stata sottratta dagli spagnoli e fosse rimasta esposta nella chiesa di San Silvestro.

Ho concluso la mia riflessione con un sospiro carico di amarezza, ma anche con la gioia di aver potuto vedere il dipinto dal vivo almeno una volta nella vita.

Ho proseguito il percorso della mostra pensando che, infondo, in questa grande esposizione c’è anche qualcosa che riguarda un passato di grande poesia della città dell’Aquila.

*pittore

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l'informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.
Cliccando su "Donazione" sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.