VIAGGIO TEATRALE ALLA SCOPERTA DELL’ABRUZZO: A FONTECCHIO LA PRIMA TAPPA DI “TEATROVAGANTE”


FONTECCHIO – Lo scorso fine settimana a Fontecchio (L’Aquila) prima tappa di Teatrovagante, l’originale idea di Sara Gagliarducci, che insieme a Valentina Nibid sta portando in giro per i borghi abruzzesi performance teatrali in cambio di ospitalità e soprattutto di un racconto.

Le due artiste hanno progettato un vero e proprio baratto: viaggiando attraverso l’Abruzzo, Gagliarducci e Nibid si fermeranno nelle comunità disposte a ospitarle e a raccontarsi. In cambio Teatrovagante offrirà esibizioni artistiche.

Ogni luogo che aderirà sarà protagonista di un articolo su Virtù Quotidiane, media partner dell’avventura, in una sorta di diario di viaggio. Ecco il primo.

FONTECCHIO, VENERDÌ 17 SABATO 18 E DOMENICA 19 LUGLIO

Venerdì. Ore 19,30 partenza dall’Aquila. La distanza, accompagnata da un susseguirsi di ampie colline e vallate, ha stabilito subito lo sfondo e il carattere del nostro piccolo viaggio. Arrivo, ore 20,10 all’albergo diffuso Le Vecchie Querce, approdiamo in una stanza calda di legno e pietra. Appena il tempo di posare i bagagli e una cena in famiglia. Accoglienza.

Nel buio, poi, una passeggiata nel borgo che ci ha visto sparire tra una delle quattro porte per perderci in vicoli e vicoletti di un sincero paese medievale.

14 gradi, le due di notte. Il giro a luce di stelle e di lampioni nell’antico borgo più di tutto mi regala il silenzio. L’eco dei versi di uccelli notturni che proviene dal bosco, un gatto, forse tre che discutono a suon di miagolii, le fronde del grande glicine che frusciano al vento, un bandoneòn perso in un tango lontano e infine il gorgogliare inquieto e vivo della fontana.

Sabato mattina, ore 7,00. Svegliarsi, aprire la finestra, l’incanto della montagna avvolta dalla nebbia, il verde della vegetazione sotto di essa… Cominciano i preparativi per la nostra uscita teatrale. Attesa. Il primo contatto con il paese avviene davanti al Municipio dove la mattina c’è più gente, alla bancarella di frutta di Domenico. Un caffè sedute al bar ad ascoltare le tenere favole di nonno Primo al suo nipotino e infine Gianfranco il Macellaio che ci ha rubato il cuore aprendoci la porta del suo negozio. Una nuvola di ragazzini ci accompagna alla fontana del ‘300, dove ognuno di loro si è tuffato almeno una volta, in mutande. Lì si può bere un’acqua buonissima. È subito chiaro che saranno loro i nostri ciceroni. La valigia che portiamo sempre con noi comincia a gonfiarsi di racconti ed i luoghi, piano piano, si aprono per raccontare storie antiche e nuove. Sulle strade affiorano impronte e vite.

Appuntamento ore 17,00 davanti alla Casa degli Artisti dove Todd “L’Americano” dipinge, crea incontri e nuove energie. In compagnia delle nostre guide partiamo per un’ esplorazione: “La torre un tempo non aveva il tetto e da lì nonno Tonino vedeva il mare, ora gli alberi sono troppo alti e non si vede più il mare. Sotto l’arco della torre, dovevi stare molto attento, non si poteva passare. La Baronessa sparava. Nonno Tonino, una volta, per arrivare a casa sua alla Caia ci passò e quasi perse la vita. Dal balcone fu la Baronessa in persona a sparare con un fucile. Si salvò per miracolo”.

Da Via Dietro le Campane a Via delle Rondini, i nomi delle strade e delle sue viuzze sono fatte per immaginare storie. Fontecchio mi costringe ad alzare lo sguardo, a cercare pezzi di interni dalle finestre aperte, alcune case hanno il segno del tempo che si è fermato e sembrano cercare riparo dal caos dei lavori in corso o dall’ordine delle case ristrutturate. È come passeggiare nel tempo a velocità supersonica: 2 passi e sei nel prima, 5 passi avanti e sei nel dopo, 5 ancora e sei nel presente… ancora 10 passi lungo una discesetta e torni nel dopo.

L’esplorazione è finita sulla panchina davanti alla chiesa di San Nicola, dove non c’è tetto e dove il dentro sembra il fuori. Questo è il luogo giusto per lasciare che la pulce possa volare via. Domani mattina La Giostra, il nostro spettacolo a cappello, girerà qui. Questa sera al tramonto ci fermiamo per lasciarci contaminare da un altro viaggio quello di Savino Monterisi e del suo libro Cronache della Restanza.

Domenica ore 18,00 pronte per la performance finale. Si parte dalla fontana di Piazza del Popolo. Il saluto al paese. Si può vedere il silenzio? La valigia è ormai piena. E’ tempo di raccontare le storie per lasciarle dialogare. Una passeggiata ad ascoltare solo la voce dei luoghi e il suono del passaggio di chi ha scelto di camminare con noi. Facciamo in modo che il tempo si dilati per fare spazio ad una nuova storia scritta da tanti.

Che i nostri passi si riprenda il silenzio, non ci appartengono, appartengono al tempo e ai racconti che portano dentro.

Ciao Fontecchio, a presto.

TeatroVagante

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