Cantine e vini 17 Ott 2025 16:03

Graziano Merotto, l’artigiano del Prosecco eroico che guarda al Metodo classico per la sua Rossella

Graziano Merotto, l’artigiano del Prosecco eroico che guarda al Metodo classico per la sua Rossella
Graziano Merotto

COL SAN MARTINO – “Un fiore che sbocciava tutte le mattina”. Per Graziano Merotto, l’artigiano del Prosecco, il lavoro, il suo lavoro, quello che gli è “sempre piaciuto” era tutto questo e gli ha dato “l’entusiasmo, la volontà e la forza di raggiungere bei traguardi, ma senza sentirsi mai arrivati”.

Ottant’anni il prossimo 20 dicembre, da appena ventenne nei primi anni ’70 inizia su 1.400 ettari a produrre il suo Prosecco. “Non avevo né un portico, né una vasca”, racconta in un video che accoglie i winelovers che scelgono di fermarsi nel Merotto space, la sala degustazione creata nel 2019 con vista sui terrazzamenti di Prosecco a Col San Martino (Treviso), sulle colline di Conegliano Valdobbiadene.

Un’altra intuizione del produttore per aprire le porte del suo mondo e far vivere una vera esperienza immersiva nel suo Merotto.

Il Prosecco Superiore di Merotto è ancora tutto fatto a mano, e con i terrazzamenti su cui si sviluppano le vigne di Glera (il vitigno che dà vita al Prosecco) che rendono quel paesaggio unico e inimitabile, tanto da essere divenuto patrimonio dell’Unesco, non potrebbe essere altrimenti.

La storia si apre agli inizi del ‘900 quando Agostino Merotto, nonno di Graziano, inizia ad occuparsi di terra e di vigna, esperienze che ha trasmesso al nipote.

Tutto il resto della storia porta la firma personalissima di Graziano Merotto che ha saputo “sentire la terra e la natura” e dare la sua impronta al Prosecco. Grazie alla sua passione, ma anche alla sua tenacia e alla sua visione, oggi Merotto è una tra le firme che hanno contribuito a portare in alto la bandiera del Prosecco Superiore.

Al suo fianco per una vita c’è stata Rossella, la moglie, scomparsa lo scorso anno. E proprio a lei Graziano Merotto ha scelto di dedicare il suo ultimo arrivato, un metodo classico rosè a base di Pinot nero, che fa 30 mesi sui lieviti e che presenterà ufficialmente tra qualche giorno. Un ritorno alle origini, perché gli inizi di Graziano Merotto furono proprio con un vino Sur Lie da uve Glera, dopo gli studi alla Scuola Enologica di Conegliano con grandi maestri come Tullio De Rosa.

La prima autoclave entra in azienda a fine degli anni ‘70 e da quel momento Graziano inizia a sperimentare il Metodo Martinotti-Charmat. I vigneti di proprietà e di alcuni fidati conferitori, da cui vengono fuori circa 650 mila bottiglie l’anno, sono tra Col San Martino, dove svetta la chiesetta di San Martino (dove i futuri genitori vanno a pescare i nomi suggeriti dal Santo per i loro nascituri) Farra di Soligo e Collalto.

Per Merotto il vino si fa in vigna. E non è un caso che praticamente ogni vigneto su ciascuna collina diventa un’etichetta diversa, capace di raccontare le tante sfaccettature di un unico vitigno, legate soprattutto ai diversi suoli che caratterizzano la zona.

Ne sono un esempio palpabile tutti i suoi vini, ma in particolare la Cuvèe del Fondatore e Castè, due dei quattro Signature Wines, che costituiscono il vertice della piramide della qualità firmata Merotto (gli altri due sono Integral, che ha un grado zuccherino bassissimo, di appena 3 grammi e che arriva da una vigna di 40 anni, e poi La Primavera di Barbara, che al contrario ha un altissimo residuo zuccherino, è stato creato per i 18 anni della figlia di Graziano, agli inizi degli anni ’90, con l’obiettivo di produrre un vino di alta qualità iniziando con un rigoroso approccio selettivo in vigna).

La Cuvèe del Fondatore risale al 2009 ed è la risposta di Merotto alla introduzione della Docg nell’area di Conegliano Valdobbiadene, un territorio che quindi comprende sia i vigneti di collina per i quali è necessaria una vera e propria viticoltura eroica, che di pianura.

Dopo anni di sperimentazioni, la Cuvée del Fondatore arriva alla sua massima espressione. I vigneti sono quelli di le Rive di Col San Martino Particella 86, che si trovano a 230 metri  e appartengono alla famiglia Merotto dal 1973; una vera e propria gemma nel panorama vitato del comprensorio del Prosecco Superiore.

Le uve subiscono la Dmr (Doppia maturazione ragionata): 20 giorni prima della vendemmia viene operato un taglio sul tralcio. In questo modo una parte delle uve, sotto, fa una sorta di appassimento, concentrando così le acidità. Le altre continuano invece la loro maturazione. Al momento della vendemmia, le uve vengono raccolte nello stesso istante, ma su ceste diverse e poi si fa un assemblaggio. A quel punto il vino, prima di essere imbottigliato fa una fermentazione tra i 6 e i 10 mesi mesi sui lieviti in autoclave (per un Prosecco la regola è tra i 45 e i 90 giorni massimo). Il risultato è un vino Brut che ha fatto la storia.

Il Castè, invece arriva da Colle Il Castello, ad appena un km di distanza, esposto a sud e a 270 metri di altezza, alle spalle della sede della cantina, dove è la natura stessa a limitare la produzione della pianta e a dosare le dimensioni del grappolo.

Il terreno, la cui pendenza supera il 45%, è fortemente roccioso, drenante e le radici delle vigne devono scavare con molta difficoltà per cercare l’acqua necessaria al loro sostentamento. La lunga rifermentazione susseguente permette poi a questo vino di amplificare al meglio tutto il suo ventaglio espressivo. Il vino è un Extra Dry che racconta la massima rappresentazione del Prosecco, nel suo gusto più classico e senza tempo.

 


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