Vitigni resistenti, in Abruzzo un campo sperimentale di Piwi. Obiettivo “autorizzarli” entro cinque anni
SCERNI – Testare i vitigni resistenti in Abruzzo, mettendoli a confronto con quelli autoctoni. È questo il cuore del progetto sperimentale sui vitigni Piwi (acronimo dal tedesco pilzwiderstandfähig, letteralmente “viti resistenti ai funghi”), promosso dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo insieme all’Istituto tecnico Agrario “Cosimo Ridolfi” di Scerni (Chieti).
Proprio all’interno dei 30 ettari di proprietà della scuola, è stato realizzato un campo sperimentale dove sono state piantate 18 varietà di vitigni resistenti, non geneticamente modificate, già iscritte nel registro nazionale. L’obiettivo è di elaborare un confronto con tre varietà autoctone, Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e Trebbiano toscano, per valutare in che modo questi vitigni possono rispondere alla coltivazione in Abruzzo.
Il progetto prevede la gestione agronomica ordinaria del vigneto per 2 anni; dal terzo anno si procederà alla rilevazione dei parametri agronomici e a microvinificazioni.
Partner del progetto, oltre all’istituto e al Consorzio, sono la Federazione regionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali dell’Abruzzo, l’Associazione Assoenologi Abruzzo–Molise, il Collegio interprovinciale dei periti agrari laureati di Chieti-L’Aquila, i Vivai Cooperativi Rauscedo e Civit-Consorzio innovazione vite società consortile.
A spiegare il progetto i docenti dell’istituto Ombretta Mercurio e Michele Del Monte, e Fausto Cimini, membro del comitato tecnico del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo.
“Lo scorso anno l’Abruzzo ha subito danni ingenti a causa della peronospora, quindi anche gli imprenditori agricoli ci chiedono di sperimentare”, ha detto la Mercurio, ricordando come i piwi “in base alla normativa, per poter essere impiantati in Abruzzo occorre un periodo di sperimentazione. Una volta che la sperimentazione, al termine di cinque anni, produrrà risultati che noi speriamo positivi, questi vitigini verranno iscritti anche nell’elenco regionale e a quel punto i viticoltori potranno impiantarli nelle proprie aziende”.
“L’obiettivo”, ha aggiunto la professoressa, “è quello di riuscire a fronteggiare al meglio le emergenze con cui, oramai ogni anno seppur di natura diversa, si è costretti a fare i conti”.
“I vitigni resistenti”, ha poi tenuto a ribadire la Mercurio, “non sono modificati geneticamente. Richiedono uno o due trattamenti fitosanitari per cui sono pienamente sostenibili”.
Con 150 anni di storia, il “Ridolfi” di Scerni è un autentico punto di riferimento per la formazione agraria in Abruzzo, basti pensare che quando è nato aveva annessa già un’azienda agraria di circa 30 ettari. Oggi è dotato di laboratori, cantina, una serra innovativa e un frantoio e prosegue nell’attività di produzione e vendita di olio e vino che gli consente di reinvestire i proventi nelle attività didattiche.
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