I TRITOLI IN BRODO, LA TRADIZIONE ABRUZZESE IN TAVOLA NEL GIORNO DI NATALE


L’AQUILA – Cosa sarebbe il pranzo di Natale senza il classico brodo? Il 25 dicembre, su ogni tavola abruzzese che si rispetti, non può di certo mancare questo primo piatto che,  tra le sue varianti più tradizionali, presenta quella a base di tritoli, chiamati anche granetti o frascatelli, a seconda delle zone.

Una pasta povera e dal formato “sbriciolato”, fatta unicamente con acqua e farina e che, nella sua semplicità, racconta dei sapori, degli odori e dei profumi millenari d’Abruzzo, quelli della transumanza e dei trabocchi, in un unico,  gustoso abbraccio culinario raccontato a Virtù Quotidiane da Anna, ottantunenne aquilana, ma originaria delle colline pescaresi.

“Si tratta – dice – di una minestra rustica che un tempo si consigliava alle donne che allattavano perché ritenuta ottima come galattoforo dalla medicina popolare e, nonostante negli anni si stia perdendo l’usanza, ancora oggi le più anziane la preparano ponendo la farina sulla spianatoia, intridendola pazientemente con dell’acqua salata e, al contempo, sfregandola con le dita, fino a creare delle briciole più o meno regolari”.

Briciole che fanno poi cadere a pioggia in una pentola, in quantità tale da ottenere, attraverso la cottura, una minestra che sia sì brodosa, ma comunque non troppo liquida. A quel punto si lasciano bollire pochi minuti e, infine, si condiscono e, che sia con pancetta tagliata a cubetti rosolata e parmigiano, con sugo di pomodoro o soffritto di aglio, olio e peperoncino, i tritoli vengono finalmente serviti in tavola.

“Anche il 25 dicembre, la tradizione vuole che siano in brodo –  prosegue Anna – . Lo stesso brodo preparato con il bollito di quella carne che, per la cena della stessa sera stessa o per il pranzo del giorno di Santo Stefano, potrà essere riciclata e fungere da secondo piatto. Più liquido e semplice nelle zone interne, quasi asciutto e condito con cardo e polpettine di vitello in alcune zone della costa”.

Una preparazione lunga e operosa, quella dei tritoli, possibilmente a più mani se si decide di trascorrere insieme le festività e che parla di delle cucine delle nonne che diventavano teatro delle danze delle sottane svolazzanti delle donne di casa, affaccendate con tutti preparativi. Di quando il Natale parlava di famiglie riunite e di ritorni a casa. E non restava altro che aspettare che il tutto terminasse, con i piatti vuoti e le pance piene.

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